Sentimental Value - Viaggio nel profondo dell’animo umano


Il film da vedere per Paolo Mereghetti

24 Jan 2026 - Io Donna
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All’inizio sembra che il regista norvegese voglia fare i conti con il fantasma di Ingmar Bergman. C’è un padre-padrone, applaudito come regista ma detestato come genitore che dopo anni di lontananza torna a farsi vivo e, quando chiede alla figlia maggiore Nora, applaudita attrice teatrale, di interpretare il suo nuovo film (che si capisce avere per lui un valore testamentario) lei nemmeno vuole leggerlo, spalleggiata dalla più giovane sorella Agnes, di professione storica. Ma ben presto i possibili riferimenti artistici si aprono verso Cechov, poi Ozu, Cassavetes, l’Hiroshima mon amour di Alain Resnais: più del nodo di vipere e di rabbie di cui veniamo messi a parte (c’è anche un suicidio nel passato della famiglia) il film prende il tono di un doloroso ma pacato confronto con i propri fantasmi, con le paure e i ricordi che accompagnano la vita (non senza momenti di contagiosa ironia, per merito di uno sgabello Ikea!), oltre a una riflessione sul rapporto tra cinema europeo e Hollywood (grazie all’arrivo in scena di una sorprendente Elle Fanning, la intervistiamo a pagina 26). Insomma, un vero capolavoro, che si fa applaudire anche per il saggio di recitazione che tutti sanno dare, capace di trasmettere la forza della verità.

Per chi vuole farsi emozionare da un grande film.

Sentimental Value

DI JOACHIM TRIER, CON RENATE REINSVE, STELLAN SKARSGÅRD, INGA IBSDOTTER LILLEAAS, ELLE FANNING, ANDERS DABNIELSEN LIE, JESPER CHRISTENSENPadre e figlia: Stellan Skarsgård e Renate Reinsve.

***


“Più divento adulta, più voglio restare bambina” Elle Fanning

Attrice prodigio fin dall’infanzia, diva hollywoodiana e oggi anche produttrice, rivendica il valore dell’innocenza come chiave del talento. 
Intanto, interpreta una star di Hollywood in “Sentimental Value” (e già si parla di Oscar)

24 Jan 2026 - Io Donna
di Maria Laura Giovagnini
foto di Paola Kudacki

“Mi piace sorprendere le persone.
E rompere le aspettative”

«Mi sono sempre sentita ripetere: “Non crescere mai!”. E, giuro, lo capisco: anche secondo me gli attori davvero bravi conservano un’innocenza infantile. Mi impegno per tenere viva la mia». Missione compiuta: Elle Fanning è la star più allegra, entusiasta, chiacchierina che capiti d’incontrareDue frame da Sentimental Value. Sotto, Elle Fanning è con l’attore Stellan Skarsgärd.

Non deve essere stato facile conservare la naturalezza per una che ha iniziato a recitare a tre anni (in Io sono Sam con Sean Penn), a 11 era già protagonista di Somewhere di Sofia Coppola (Leone d’oro a Venezia) e non si è più fermata, arrivando ai 27 con quasi 80 film in curriculum, tra commedie e pellicole d’autore (Nicolas Winding Refn e Woody Allen compresi). Gli ultimi successi sono recentissimi (A Complete Unknown con Timothée Chalamet/bob Dylan e il blockbuster Predator: Badlands) eppure sono in arrivo Margo’s Got Money Troubles con Nicole Kidman e il prequel di Hunger Games (The Hunger Games-l’alba sulla mietitura). Finito qui? Niente affatto: con la sorella maggiore Dakota ha aperto la società di produzione Lewellen Pictures (Lewellen era il loro cane da bambine), per cui ha già impersonato Caterina di Russia nella serie The Great. Come fa a restare “centrata” con questo tourbillon? «Credo che tutto dipenda dalla “solidità” familiare: non puoi lasciarti travolgere, devi mantenere quel senso di radicamento» sorride serafica lei.

E proprio di famiglia - però disfunzionale - parla Sentimental Value, Valore sentimentale di Joachim Trier, Grand Prix della giuria a Cannes, ora in corsa per gli Oscar europei (gli E.F.A.) e quelli hollywoodiani (compresa la nomination a miglior attrice non protagonista per Elle). Nelle sale dal 22 gennaio, racconta una storia di ferite private e pubblici successi: un regista di culto (impersonato da Stellan Skarsgård, una specie di Ingmar Bergman), che è stato un padre assente ed egoista, vuole tornare al cinema dopo 15 anni con un soggetto ideato su misura per la primogenita, attrice teatrale (Renate Reinsve). Quando la figlia rifiuta, non riuscendo a superare il rancore, decide di ingaggiare una giovane diva hollywoodiana sua ammiratrice, conosciuta durante una retrospettiva a lui dedicata a Deauville. E qui entra in ballo la Fanning.

«Cercavo un’interprete che potesse combinare un’aura da star con una forma di vulnerabilità» ha ricordato il regista norvegese. «Ed Elle può passare da una dolcezza infantile, tinta di malinconia, a quella serietà, quell’intelligenza estrema che la caratterizza».

«Il mio personaggio - Rachel Kemp - è una star, ha recitato in blockbuster ed è famosa nel mondo, ma si è persa: sta cercando qualcosa di più per la carriera» spiega l’attrice, che si è appena sfidata pure sul palco, a Broadway, nella dark comedy Appropriate. «Sta addirittura meditando di smettere di recitare quando incontra Gustav Borg, il regista».

Ispiriamoci al titolo: qual è il suo oggetto con maggior valore affettivo?

Oh, Dio! Mhmmmm... So che è un cliché: è un peluche, un cocker spaniel, un Beanie Babes (marca famosa negli Stati Uniti, ndr) di taglia media, che si chiama Jessie per Jessie’s Girl (una canzone di Rick Sprinfield, ndr). Ce l’ho da quando avevo sei o sette anni. Mi dispiacerebbe tantissimo se lo perdessi! (ride)

Non molte avrebbero accettato il ruolo, una star di Hollywood vista con lo snobismo intellettuale europeo.

Ma no, chiunque vorrebbe lavorare con Joachim! Quando ho visto il suo La persona peggiore del mondo (premio alla protagonista, Renate Reinsve, a Cannes 2021, ndr) sono stata folgorata: “Okkey, è il miglior film dell’ultimo decennio!”. È così speciale! Sognavo una nostra collaborazione e devo ringraziare Mike Mills, che mi ha diretta in 20th Century Women ed è ottimo amico di Trier, per aver suggerito il mio nome e avermi procurato questa scrittura. Ero a New York quando ho ricevuto la sceneggiatura, avevo appena finito A Complete Unknown, e così l’ho letta il più velocemente possibile: ho parlato in videochiamata con Joachim il giorno dopo, pregavo di ottenere la parte... Ottenuta, ciak si gira.

No, dovevo prima andare in Nuova Zelanda sul set di Predator: Badlands . Il che, in un certo senso, ha aiutato la costruzione del personaggio: Rachel viene da questo tipo di filmoni d’azione.

Una novità, per lei.

È esattamente questo il motivo per cui ho accettato: è inaspettato! Mi piace sorprendere le persone: faccio scelte coraggiose, che rompano le aspettative e che mi mettano alla prova. Aspiro a diversificare di continuo.

In effetti, un blockbuster americano e una pellicola d’autore europea sono abbastanza agli antipodi.

L’ho toccato subito con mano. Dopo il videocolloquio sono volata a Oslo per una settimana di prove con Joachim. Abbiamo analizzato a fondo Rachel, abbiamo lavorato su ogni mia scena e ho trascorso questa bellissima settimana di prove con gli altri attori nella casa dove avremmo realmente girato. È stato abbastanza inedito per me, oltre che assai utile per catapultarmi subito nel ruolo.

La sua diva sta valutando di ritirarsi. Mai avuta la tentazione?

Smettere di recitare? No! È nel mio sangue! Però posso comprenderla, sta attraversando una crisi nel rapporto con gli studios. È una star, è riconosciuta... Ma è riconosciuta per ciò che le interessa? Sapete, il rapporto con questo mestiere va a ondate. Non che io voglia smettere (lo amo!), comunque ci sono momenti in cui sei scoraggiata, magari non ottieni i ruoli cui ambiresti, o magari - semplicemente - sei giù di tono. Succederà in qualsiasi lavoro, ma in uno creativo ancora di più: la creatività richiede anche tempo per crescere, hai bisogno di pause per rigenerarti... Per fortuna, all’improvviso, arriva un regista e ti meravigli: “Wow! Non me lo sarei mai aspettato!”. Insomma, è una strada piena di curve.

E se, a progetto iniziato, capisce che un ruolo non le si addice?

Sarei troppo spaventata per tirarmi indietro! Mi è capitato di sentirmi più matura rispetto ad alcuni progetti a cui ero legata da tempo e, quando tornavano in ballo, pensavo: “Accidenti, non fa più per me”. Se qualcosa non ti suona giusta, devi fidarti dell’istinto. Ma nessun caso drastico, a onor del vero. 

Si è riconosciuta nella dinamica tra le sorelle del film?

È così tenera! Avendo una sorella più grande di me di quattro anni (Dakota, altra ex bambina prodigio, adesso attivissima nelle serie in streaming, ndr), sì, mi ci sono ritrovata! Non tanto nella vicenda in sé, ma nelle emozioni, nelle sensazioni. È una connessione che senti più che descrivere. Mi tocca nel profondo quando la maggiore dice: “Perché tu sei venuta fuori in un modo e io in un altro?”, e la minore risponde: “La differenza è che avevo te a proteggermi”. Oh, mio Dio!, pensavo (ride arrossendo). Dakota è il mio punto di riferimento.

Non avete mai recitato assieme.

No, benché abbia impersonato la sua “versione” più giovane in un film d’animazione e in Io sono Sam. Ma succederà presto: non vogliamo più dover rispondere “no” a questa domanda! Abbiamo in preproduzione The Nightingale (tratto dall’omonimo bestseller di Kristin Hannah, L’usignolo, ndr) su due sorelle francesi che, durante la Seconda Guerra Mondiale, per sopravvivere optano per scelte opposte, pur rimanendo connesse.

Attrice superprolifica e produttrice... Come concilia tutto? 

È una specie di puzzle! Ma ho lavorato due volte con Nicole Kidman (in L’inganno di Sofia Coppola nel 2017 e nella serie Apple TV+ Margo’s Got Money Problems, ndr) e - fidatevi! - sono una dilettante al confronto! Quella donna sì che sa come gestire: è ovunque, sempre! È davvero un modello.

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