Ciao mito!

Johan Cruyff
Amsterdam 25/4/1947
Barcellona 24/3/2016

di ROSSANO DONNINI
Guerin Sportivo - maggio 2016

Un rivoluzionario, un innovatore: questo è stato Johan Cruyff. La rivoluzione, la ventata di novità che portarono i Beatles e i Rolling Stones nella musica, lui e il suo Ajax la fecero nel pallone. Amsterdam primi Anni 70 come Londra Anni 60. Un’attrazione irresistibile per chi nel calcio cercava qualcosa di insolito, per chi voleva uscire da schemi consueti e diventati ormai stretti. Per chi guardava avanti e vedendo giocare Cruyff e l’Ajax si trovava di colpo in un futuro che neppure poteva immaginare. Un fenomeno unico e finora irripetibile quello dell’Ajax e dell’Olanda di Cruyff, l’ultima vera rivoluzione nel mondo del pallone. Ma Cruyff innovatore lo è stato anche in panchina, a Barcellona, dove ha gettato i semi per quella che è diventata la squadra più vincente degli ultimi trent’anni. Albi d’oro alla mano, l’olandese non è stato il più forte calciatore di sempre, anche perché non segnava come Pelé o Messi, non aveva le strabilianti giocate di Maradona e la completezza di Di Stefano. Ma sommando il calciatore all’allenatore, come lui non c’è stato nessuno. Ecco perché Johan Cruyff è il più grande.

1 - CRUYFF E BETONDORP

Hendrik Johannes “Johan” Cruyff nasce il 25 aprile 1947 al numero 92 della Tuinbeuwstraat, nel quartiere di Betondorp, villaggio di cemento, alla periferia di Amsterdam. È il secondo figlio di Manus Cruyff e Nel Draaijer, proprietari di un negozio di frutta e verdura. Con il fratello Heini, di due anni più vecchio, trascorre gran parte dell’infanzia a giocare a pallone su campi di cemento, segnalandosi già a cinque anni per il talento fuori del comune. «Giocare su terreni così malmessi e in spazi poco appropriati mi ha costretto a velocizzare pensiero e azione» ricorderà poi. La casa dei Cruyff dista solo duecento metri dallo stadio dell’Ajax, dove il piccolo Johan trascorre ore intere ad assistere agli allenamenti. Si fa amico del magazziniere, che chiama affettuosamente “zio Henk” e lo aiuta a sbrigare qualche lavoretto. Tra i giocatori e i dirigenti diventa popolare e quando a 12 anni rimane orfano del padre, vittima di un attacco cardiaco, dal vicepresidente dell’Ajax ottiene per la madre, costretta a cedere la casa e il negozio di prodotti ortofrutticoli, un posto come donna delle pulizie allo stadio e come commessa al banco del bar. Qualche anno più tardi Johan abbandona gli studi per dedicarsi unicamente al calcio, sempre nelle file dell’Ajax.

2 - CRUYFF E L’AJAX

Pur gracilissimo, in un anno realizza ben 74 reti e l’allenatore inglese Vic Buckingham lo aggrega alla prima squadra. Su di lui lavora sodo, frenandone l’istinto individualista, potenziandone il fisico con allenamenti specifici. «Tecnicamente però non gli ho insegnato nulla: sapeva già tutto» dirà in seguito. A 17 anni Cruyff esordisce in prima squadra, contro il Groningen, fallendo un gol a tu per tu con il portiere avversario, dispiacere che si porterà dietro per diverso tempo. A 19 vince il primo campionato; a 20 campionato e coppa; a 21 ancora il campionato. È il grande Ajax, che nel 1969 approda alla finale della Coppa dei Campioni, battuto 4-1 dal Milan. Si rifarà in seguito, sempre con Cruyff protagonista, conquistando la Coppa dei Campioni per tre volte consecutive: nel 1971 battendo il Panathinaikos 2-0, nel 1972 superando l’Inter 2-0, doppietta di Johan, e nel 1973 prevalendo 1-0 sulla Juventus. Come contorno, altri due campionati e altrettante coppe, più l’Intercontinentale. Nasce lo stile Ajax, con il suo calcio totale, coi giocatori rigorosi in campo ma con una condotta di vita estremamente libera fuori. Hanno i capelli lunghi e vanno in ritiro con le mogli e le fidanzate. Quando Cruyff chiede provocatoriamente a Stefan Kovacs, il tecnico romeno che allenava la Steaua e subentrava a Rinus Michels, cosa pensasse dei capelli lunghi che portano lui e i suoi compagni, si sente rispondere: «I vostri capelli possono essere ancora più lunghi, però io non sono qui per prendermi cura delle vostre acconciature ma per migliorare il vostro gioco». Pressing, sovrapposizioni, difesa a zona sono le caratteristiche vincenti di una squadra quasi perfetta, che ha il controllo del pallone per gran parte della gara. Ma la differenza la fa Cruyff, un direttore d’orchestra che, oltre a segnare, con i suoi continui movimenti crea spazi imprevedibili sui quali fa viaggiare i compagni. Naturale che conquisti il Pallone d’Oro nel 1971 e nel 1973. Miglior giocatore d’Europa proprio lui, che era stato scartato dal servizio militare perché aveva i piedi piatti.

3 - CRUYFF E LO STILE DI GIOCO

Scatto, velocità e dribbling sono le armi vincenti di Cruyff, giocatore dal fisico asciutto e dallo stile personalissimo. Prevalentemente usa il piede destro, spesso si lancia sulla fascia sinistra portando avanti il pallone con l’esterno destro per poi crossare palloni precisissimi sempre di esterno destro. Un’altra sua specialità è la giravolta improvvisa che lascia sul posto gli avversari. In gol sa andarci in tutti i modi, anche di testa, pur non essendo una sua specialità. Vuole sempre avere il pallone e quando non l’ha fra i piedi indica ai compagni come muoversi, le giocate che devono fare. Di lui Alfredo Di Stefano, suo idolo da ragazzino, dice: «Non è una punta ma segna; non è un difensore ma vince quasi ogni contrasto; non è un mediano ma imposta il gioco in ogni zona del campo. È certamente la massima espressione del gioco moderno». In Cruyff si combinano individualismo e collettivismo, indispensabili per raggiungere l’obiettivo. Solo lui è capace di bilanciare le due cose.

4 - CRUYFF E LA FAMIGLIA

Il 2 dicembre 1968, a soli 19 anni, Johan sposa la bellissima Diana Margaretha “Danny” Coster, fisico e sguardo da modella, figlia di Cor Coster, ricco commerciante di diamanti. Il suocero inizialmente gli fa da procuratore e strappa per lui contratti importanti. Sua l’idea delle interviste a pagamento e di iniziative per lo sfruttamento dell’immagine. Danny trasforma il marito in un divo, suggerendogli un nuovo taglio di capelli e curandone l’abbigliamento. Dalla coppia nascono tre figli: due femmine, Chantal e Susila, e un maschio, Jordi, chiamato così in onore del patrono della Catalogna, in un’epoca in cui l’uso della lingua catalana era proibita dal regime franchista. Jordi diventerà calciatore a sua volta (pure di Barcellona e Manchester United). Chantal sposerà Jesus Angoy, portiere di riserva del Barcellona, prima di dedicarsi al football americano nel ruolo di kicker. Estelle Cruyff, nipote di Johan, sposerà Ruud Gullit, dal quale poi divorzierà. Suo padre, Heini Cruyff, fratello di Johan, dopo aver abbandonato il progetto di diventare calciatore, per anni gestisce un negozio di articoli sportivi. Con molto successo grazie alla fama e alla popolarità del fratello.

5 -  CRUYFF E IL BARCELLONA

Quando nell’estate del 1973 durante il ritiro precampionato i giocatori dell’Ajax decidono di eleggere il loro capitano ed esce il nome di Piet Keizer anziché il suo, Cruyff chiama subito il suocero chiedendogli di accelerarne il passaggio al Barcellona. La trattativa, però, è complicata. Iniziata da tempo, si era poi bloccata per le eccessive richieste di Jaap van Praag, presidente dell’Ajax, e anche per l’intrusione del Real Madrid. Ma il 13 agosto 1973, nell’appartamento n. 1043 dell’Alpha Hotel, l’accordo viene trovato: Cruyff passa dall’Ajax al Barcellona per tre milioni di fiorini olandesi, corrispondenti all’epoca a un miliardo di lire. Cifra che viene ammortizzata in fretta dalle presenze allo stadio: gli abbonati salgono di colpo a 60.000. Quando debutta nella Liga, a Granada nell’ottobre del 1973, il Barça, allenato da Rinus Michels, già suo allenatore all’Ajax, è quartultimo e già eliminato dalla Coppa UEFA. “El Flaco” lo trasforma. Cambia la mentalità e il gioco della squadra, che inizia una marcia trionfale. Si afferma con un clamoroso 5-0 sul campo del Real Madrid e nel maggio del 1974 il Barcellona torna a vincere il campionato dopo ben 14 anni di astinenza. «Ho scelto il Barcellona e non il Real Madrid perché non avrei mai potuto giocare per una squadra associata a Francisco Franco» dichiara. In quel campionato Cruyff segna anche quello che è ritenuto il suo gol più spettacolare, all’Atlético Madrid, con una rovesciata di tacco quasi dalla linea di fondo. A fine anno conquista il terzo Pallone d’Oro, all’epoca impresa senza precedenti. Nel 1975-76 il tedesco Hennes Weisweiler, che prende il posto di Michels, entra presto in conflitto con lui, ormai per tutti “Johan Cruyff Superstar”, parafrasando il film musicale “Jesus Christ Superstar”, e anche perché spesso l’olandese è martirizzato dagli arbitri spagnoli. E nel gennaio del 1977
Weisweiler deve restituire la panchina a Michels. Ma il Barça ha perso lo smalto e vince solo la Coppa di Spagna nel 1978, successo che sancisce il congedo dalla Catalogna dell’olandese, in grande difficoltà finanziaria per alcuni investimenti sbagliati.

6 - CRUYFF E L’OLANDA

Il momento di maggior splendore con la maglia “oranje” Cruyff lo vive al Mondiale del 1974, nonostante la sconfi tta in fi nale. L’Olanda è la squadra che gioca il miglior calcio, è quella più applaudita, lui viene proclamato miglior giocatore del torneo, ma in fi nale l’Arancia Meccanica viene battuta 2-1 dalla Germania Ovest, dopo essersi portata in vantaggio già alla prima azione: dopo sedici tocchi consecutivi, Cruyff riceve il pallone e punta alla porta di Maier a velocità doppia. Poco dentro l’area Hoeness frana su di lui, rigore che Neeskens trasforma. Poi gli olandesi, anziché affondare, si producono in uno sterile palleggio e vengono rimontati con le reti di Breitner su rigore e di Gerd Müller. La ripresa è un assalto infruttuoso alla porta di Maier. «Non c’è soddisfazione migliore che essere acclamato per il tuo stile e il tuo gioco. Se nel 1974 l’Olanda avesse vinto il Mondiale forse nessuno parlerebbe più di quella partita, di quanto fossimo stati bravi e della perfezione del calcio che giocavamo. La leggenda può trarre linfa da una sconfitta» si consolerà in seguito Cruyff. Che nell’Olanda disputerà anche l’Europeo del 1976 in Jugoslavia, ancora senza fortuna. Per scelte personali, mai del tutto chiarite, rinuncerà poi al Mondiale d’Argentina: una decisione falsamente spacciata per una protesta nei confronti dello spietato regime dei militari.

7 - CRUYFF E L’ITALIA

Il bilancio del “Profeta del gol” (dal titolo del film di Sandro Ciotti su di lui) con il calcio italiano è tutto sommato positivo nelle partite ufficiali. In Coppa dei Campioni alla sconfitta per 4-1 contro il Milan nella finale del 1969, fanno seguito le vittorie per 2-0 con una sua doppietta sull’Inter e per 1-0 sulla Juventus nelle finali del 1972 e del 1973, mentre nella Coppa Uefa 1969-70 fa fuori il Napoli negli ottavi di finale. All’andata in Italia, l’Ajax senza Cruyff viene sconfitto 1-0; nel ritorno di Amsterdam, con Cruyff, s’impone 4-0 dopo i tempi supplementari. In Nazionale contro gli azzurri gioca una volta sola, a Rotterdam il 20 novembre 1974, e l’Olanda vince 3-1 grazie a una sua doppietta successiva alle reti di Boninsegna e di Rensenbrink. «In carriera ho dovuto prendermi cura di campioni come Zico e Maradona, ma Cruyff li superava: era praticamente immarcabile» ha ricordato l’interista Gabriele Oriali. «Nel primo tempo tenni botta rimanendogli sempre attaccato. Nella ripresa si mise a giocare centravanti e vicino all’area di rigore Cruyff diventò immarcabile» ha spiegato Andrea Orlandini che lo affrontò con la Nazionale. Gianni Agnelli lo avrebbe voluto alla Juventus, lo aveva anche fatto opzionare, ma all’epoca le frontiere erano ancora chiuse.

8 - CRUYFF E GLI AFFARI

«La sola cosa che Cruyff può fare senza di me è andare a pisciare» dice un giorno il suocero Cor Coster. È lui a fargli avere un ricco contratto con la Puma. Ma la Nazionale veste Adidas, così Johan indossa maglie e calzoncini con due strisce e non tre, come richiederebbe il marchio adidas. Dopo un fruttuoso inizio i rapporti fra genero e suocero si affievoliscono. Cruyff si affida a Michel Basilevitch, disinvolto agente franco-russo che gli suggerisce investimenti rovinosi, fra i quali l’allevamento di maiali con la prospettiva di diventare il numero uno mondiale del Pata Negra, il celebre prosciutto iberico. Un fallimento devastante e Cruyff, che pensava di ritirarsi dal calcio nel 1978, quando gli scadeva il contratto con il Barcellona, è costretto a continuare a giocare.

9 - CRUYFF E GLI STATI UNITI

Bisognoso di denaro, Cruyff si fa attrarre dai dollari della NASL. Dopo aver disputato un paio di amichevoli nel 1978 con la maglia dei New York Cosmos a fianco dell’eterno rivale Franz Beckenbauer, nel 1979 approda ai Los Angeles Aztecs. Al termine della stagione viene proclamato MVP del campionato. Poi passa ai Washington Diplomats. Nel gennaio del 1981 rientra in Spagna per giocare con il Levante, la seconda squadra della città di Valencia, con gli stessi colori del Barcellona che milita in seconda divisione. Una scelta sorprendente. «Questo trasferimento mi off re la possibilità di vivere bene, di guadagnare un’importante somma di pesetas e di reintegrarmi nel calcio europeo» dice l’olandese al momento della firma. Subito si scontra con l’allenatore Pachin, un ex del Real Madrid, che fa licenziare per fare posto a Rifé, già suo compagno nel Barcellona. Perseguitato da infortuni muscolari Cruyff gioca poco e il Levante precipita. Anche finanziariamente. Ma proprio l’olandese lo salverà. I dirigenti del Levante, fra le altre cose, gli regalano anche il 50% sulla vendita di un terreno annesso allo stadio. Che nel 2007 il club, sull’orlo del fallimento, cede per 50 milioni di euro a promotori immobiliari che vogliono costruire un centro commerciale. Se avesse voluto, Cruyff avrebbe potuto chiedere la percentuale che gli spettava, ma non l’ha fatto. Salvando il Levante e restituendogli quello che non gli aveva dato da calciatore.

10 -  CRUYFF E IL MILAN

Nel giugno del 1981 Cruyff viene ingaggiato dal Milan per il Mundialito per club, organizzato da Canale 5. L’idea è di Silvio Berlusconi, già imprenditore rampante e non ancora presidente del Milan. L’olandese, reduce da un’operazione alle gambe, gioca solo un tempo contro il Feyenoord. In campo passeggia e Berlusconi lo liquida offrendogli 6 mila dollari. Una figuraccia. Il Milan non ha mai portato bene a Cruyff: contro i rossoneri ha perso la Coppa dei Campioni nel 1969 con l’Ajax e quella del 1994 da allenatore del Barcellona.

11 - CRUYFF E IL RITORNO ALL’AJAX

Dopo un breve ritorno ai Washington Diplomats, nel 1981 Cruyff ricomincia da dove era partito, all’Ajax.
Per stupire ancora. Ci riesce in particolare il 15 dicembre 1982, quando al 21° minuto della sfida con l’Helmond Sport va sul dischetto del rigore. Anziché tirare direttamente in porta passa a Jesper Olsen, il danese gli restituisce il pallone che lui mette in rete fra lo stupore generale. Una cosa simile non si era mai vista. È la stessa giocata eseguita in suo onore poco tempo fa da Messi e Suarez del Barcellona. «Quando Cruyff è andato sul dischetto avrei dovuto sospettare qualcosa, perché lui non tirava mai i rigori…» dice Otto Versfeld, portiere dell’Helmod battuto 5-0. Con Cruyff l’Ajax vince il campionato nel 1982 e fa il “double” nel 1984.

12 - CRUYFF E IL FEYENOORD

Nell’estate del 1983 Tom Harmsen, presidente dell’Ajax, rifiuta di rinnovare il contratto di Cruyff per un milione e mezzo di dollari l’anno, convinto che la squadra sappia vincere anche senza il suo asso, ormai 36enne. «Cruyff non ha più il livello per giocare in Eredivisie» afferma Harmsen. Cruyff si sente umiliato, ferito nell’orgoglio non ne fa una questione di soldi e passa al Feyenoord, storico rivale dell’Ajax. La vendetta è terribile. In breve conquista la stima dei tifosi di Rotterdam, che l’avevano sempre odiato. I suoi consigli aiutano il giovane Ruud Gullit e gli altri a fare il salto di qualità. Alla fine il Feyenoord conquista campionato e coppa.

13 -  CRUYFF ALLENATORE

La seconda carriera di Cruyff comincia ancora dall’Ajax, quando nel giugno del 1985 viene chiamato per sostituire Leo Beenhakker nonostante non abbia ancora il patentino di allenatore. Sulla panchina del club di Amsterdam conquista due Coppe d’Olanda consecutive e la Coppa delle Coppe 1987, battendo i tedeschi orientali della Lokomotive Lipsia con una rete di Marco van Basten. Erano 14 anni che l’Ajax non vinceva una coppa europea. Il 4 gennaio 1988 lascia l’incarico e il 5 maggio dello stesso anno ripercorre il tragitto fatto da calciatore firmando per il Barcellona, di nuovo in crisi. Ricostruisce la squadra catalana dalle fondamenta, dandole una filosofia nuova, che diventa presto unica. Negli otto anni della sua gestione il Barça ottiene risultati mai raggiunti prima: quattro campionati, una Coppa del Re, una Coppa delle Coppe e la prima Coppa dei Campioni, nel 1992 battendo 1-0 la Sampdoria con rete di Ronald Koeman. È il “Dream Team”, squadra di fuoriclasse votata all’attacco e allo spettacolo. Un capolavoro che poi abbandona per motivi di salute. Già colpito da un infarto lascia la panchina per fare solo il dirigente, con meno fortuna. Inizia la battaglia contro il tumore ai polmoni, che lo scorso 24 marzo
proprio a Barcellona lo vede sconfitto. Anche da allenatore l’olandese è stato un numero uno, mentre Pelé, Di Stefano e Maradona lo sono stati solo da giocatori. Un maestro che ha insegnato e innovato. Perché, come ha detto Jorge Valdano, «dopo Cruyff il calcio non è più stato lo stesso».

CRUYFF E IL 14

Il Cruyff calciatore si identifica con la maglia numero 14. Fino al 30 ottobre 1970 indossava la maglia numero 9 e così avrebbe fatto anche nel Barcellona dal 1973 al 1978. Ma quel giorno, in casa contro il PSV Eindhoven, Johan rientrava dopo un infortunio. Il 9 lo aveva preso Gerrie Muhren, il suo sostituto nelle partite precedenti, e nel corso della gara Cruyff entrava in sostituzione di Dick van Dijk, con la maglia numero 14. Da quel giorno non l’ha più abbandonata. Esistono però altre versioni: il 14 perché a 14 anni aveva vinto il suo primo torneo coi ragazzini dell’Ajax. Il 14 come portafortuna. Perché era nato alle ore 14, viveva in Scholeksterlaan al numero 14, la targa della sua auto era 14-14-TS, il suo numero di telefono iniziava e terminava con il numero 14: quando abitava a Vinkeveen era 14914. A Barcellona, sotto la maglia azulgrana con il 9, ne portava una con il 14.

***

COSÌ PARLÒ

«Giocare a calcio è molto semplice. 
Giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia»

«Se scegliete i migliori di ogni ruolo non avrete una buona squadra ma undici numeri uno»

«La qualità senza risultati è inutile. 
Ma i risultati senza qualità sono noiosi»

«Nelle mie squadre il portiere è il primo attaccante e l’attaccante il primo difensore»

«Perché non si può battere una squadra più ricca? 
Io non ho mai visto un pacco di milioni segnare un gol»

«Non sono credente. 
In Spagna, prima di una partita, i 22 giocatori si fanno il segno della croce:
se la cosa funzionasse,ogni incontro dovrebbe finire in parità»

«I calciatori di oggi calciano solo col collo del piede. 
Io calciavo di interno, d’esterno, di collo e con entrambi i piedi.
In altre parole, ero sei volte più forte che i calciatori di oggi»

«Il calcio totale era dentro di noi, non avevamo
la coscienza che stavamo facendo una rivoluzione:
giocavamo in modo naturale, divertendoci».

«In una partita è sistematicamente provato che i calciatori
hanno il pallone fra i piedi mediamente tre minuti.
La cosa più importante è quello che si fa negli 87 minuti senza pallone.
È lì che si vede se un giocatore è buono o no»

«È meglio perdere con le proprie idee che con quelle di un altro»

«Senza possesso palla non si vince»

«La palla è una sola, quindi è necessario che ce l’abbia tu»

«Arbitri non correte con il fischietto in bocca, 
tenetelo in mano così avrete un po’ più di tempo per riflettere prima di fischiare»

«Se non puoi vincere, assicurati di non perdere»

«La creatività non fa a pugni con la disciplina»

«Il calcio consiste in due cose: quando hai la palla,
devi essere capace di passarla correttamente;
quando te la passano, devi saperla controllare.
Se non la sai controllare, non la puoi passare»

«Quello che conviene insegnare ai ragazzi è il divertimento, 
il tocco di palla, la creatività, l’invenzione»

«Tu devi sapere quello che non sai fare»

«Sul campo è importante lasciare liberi i giocatori di esprimersi, 
rimanendo però sempre all’interno di uno schema»

«Io non faccio mai errori perché mi dà molto fastidio sbagliare»

«Io sono contro tutto fino al momento in cui prendo una decisione.
In quel caso, sono a favore. Mi sembra logico»

«Adoro lavorare, ma facendo solo ciò che mi piace»

***

11Dopo un breve ritorno ai Washington Diplomats,
1111nel 1981 Cruyff ricomincia da dove era partito, all’Ajax.
1111Per stupire ancora. Ci riesce in particolare il 15 dicembre
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I SUCCESSI DA CALCIATORE

9 campionati olandesi (1966, 1967, 1968, 1970,
1972, 1973, 1982, 1983 Ajax; 1984 Feyenoord)
1 campionato spagnolo (1974 Barcellona)
6 Coppe d’Olanda (1967, 1970, 1971, 1972, 1983
Ajax; 1984 Feyenoord)
1 Coppa di Spagna (1978 Barcellona)
3 Coppe dei Campioni (1971, 1972, 1973 Ajax)
1 Coppa Intercontinentale (1972 Ajax)
1 Supercoppa Europea (1972 Ajax)
2 volte capocannoniere olandese (1967 con 33 reti, 1972 con 25 Ajax)
3 volte Pallone d’Oro (1971, 1973 Ajax; 1974 Barcellona)
1 volta calciatore olandese dell’anno (1984 Feyenoord)
1 volta MVP della NASL (1979 Los Angeles Aztecs)

IN NAZIONALE

48 presenze e 33 reti fra il 1966 e il 1977
Esordio a Rotterdam il 7-9-1966: Olanda-Ungheria 2-2
Ultima presenza ad Amsterdam il 26-10-1977: Olanda-Belgio 1-0
Secondo posto al Mondiale 1974
Terzo posto all’Europeo 1976
Miglior giocatore del Mondiale 1974
2 presenze nella Catalogna fra il 1973 e il 1976
3 presenze nella Selezione Europea fra il 1970 e il 1973
1 presenza nel Resto del Mondo nel 1976

DA ALLENATORE

Ajax dal 1985 al 1988
Barcellona dal 1988 al 1996
2 Coppe d’Olanda (1986, 1987 Ajax)
4 campionati spagnoli (1991, 1992, 1993, 1994 Barcellona)
1 Coppa di Spagna (1990 Barcellona)
3 Supercoppe di Spagna (1991, 1992, 1994 Barcellona)
1 Coppa dei Campioni (1992 Barcellona)
2 Coppe delle Coppe (1987 Ajax, 1989 Barcellona)
1 Supercoppa Europea (1992 Barcellona)

STAGIONE SQUADRA CAMPIONATO COPPE PRES GOL PRES GOL

1964-65 Ajax 10 4 0 0
1965-66 Ajax 19 16 4 9
1966-67 Ajax 30 33 11 8
1967-68 Ajax 33 25 8 8
1968-69 Ajax 29 24 13 9
1969-70 Ajax 33 23 13 10
1970-71 Ajax 25 21 12 6
1971-72 Ajax 32 25 13 8
1972-73 Ajax 26 16 8 4
1973-74 Ajax 2 3 0 0
ott. 1973 Barcellona 26 16 0 0
1974-75 Barcellona 30 7 8 0
1975-76 Barcellona 29 6 9 2
1976-77 Barcellona 30 14 7 5
1977-78 Barcellona 28 5 17 6
1979 Los Angeles Aztecs 27 14 - -
1980 Washington Diplomats 27 10 - -
1980-81 Levante 10 2 0 0
1981 Washington Diplomats 5 2 - -
1981-82 Ajax 15 7 1 0
1982-83 Ajax 21 7 9 2
1983-84 Feyenoord 33 11 11 2
Totale complessivo: 662 partite, 369 reti

JOHAN CRUYFF
Amsterdam, 25-4-1947/ Barcellona, 24-3-2016
Attaccante, m 1,78, kg 68
Numero di scarpe: 42

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