B.B. icona del cinema e prima animalista


La diva sempre ribelle

Libera e controversa, l’attrice francese è morta nel suo letto: «È tutto finito» le ultime parole. La scia delle polemiche per il suo sostegno all’estrema destra

"Brigitte Bardot ha incarnato una vita di libertà. Un’esistenza francese, uno splendore universale. Ci ha commosso. Piangiamo una leggenda del secolo"
   - Emmanuel Macron

29 Dec 2025 - Corriere della Sera
Dal nostro corrispondente Stefano Montefiori
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PARIGI - Se n’è andata all’alba, a 91 anni, nel suo letto nella celebre villa La Madrague di Saint-tropez. Aveva accanto, come sempre da 33 anni, il marito Bernard d’ormale. A raccontare gli ultimi istanti è Bruno Jacquelin, della fondazione per la protezione degli animali ai quali Brigitte Bardot ha dedicato la sua seconda vita, quella lontana dal cinema. «Ancora alle 5 e 50 la sentiva respirare normalmente. Poi, alle 5 e 55, lei gli ha detto molto dolcemente le piccole parole d’amore che si ripetevano tra loro, piou piou (traducibile in italiano con «pulcino», ndr). E tutto è finito».

Star planetaria, simbolo della Francia nel mondo quanto la Tour Eiffel, Brigitte Bardot si era ritirata da decenni in un giardino segreto di piccole dolcezze coniugali e di devozione assoluta agli animali, attitudini che qualche volta si sovrapponevano: piou piou è anche il modo di dire francese per indicare il verso che fanno gli uccellini sugli alberi.

Il più grande mito popolare francese del Novecento rimasto fino a ieri in vita, la seconda a lasciarci dopo Alain Delon nell’estate dell’anno scorso, se n’è andata dopo settimane in ospedale per una lunga malattia, tra fughe di notizie sui giornali e le sue tipiche reazioni rabbiose contro le invasioni della privacy: «Piantatela di seguirmi, volete sotterrarmi eppure non sono ancora morta». Ma il 17 settembre scorso Brigitte Bardot aveva confidato a un giornalista della rete Bfm di «averne abbastanza. Non sono affatto ottimista, sono così stanca che lei non può neanche immaginarselo. La vita è un mistero, e presto saprò di che cosa si tratta».

Dal mattino di ieri le radio e le tv francesi trasmettono le canzoni di B.B. che accolgono i viaggiatori anche negli aeroporti parigini, e la scomparsa è arrivata sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Brigitte Bardot è rimasta il simbolo di una Francia irripetibile, quella delle Trente Glorieuses (i tre decenni di miracolo economico del dopoguerra) fatta di ottimismo, benessere, spregiudicatezza, stile e bellezza. Roland Barthes, che in Miti d’oggi ha riflettuto su altre icone francesi come la Citroën Ds o il Tour de France, all’apparizione di B.B. scrisse che «non è più licenziosa, ma semplicemente più liberata. Rappresenta un erotismo più aperto, spogliato di tutti quei surrogati falsamente protettivi che erano il vestito vedo-non vedo, il trucco, la sfumatura, l’allusione, la fuga».

Sfrontata quando c’è da spogliarsi nel Disprezzo di Jean-Luc Godard tratto da Moravia, unico film girato con un grande regista della Nouvelle Vague, per sottoporre a Michel Piccoli la litania di domande più famosa nella storia del cinema, ma poi pronta a fare un passo indietro e lasciare il posto a Jane Birkin nell’altro pilastro della cultura pop francese del secolo scorso, Je t’aime, moi non plus di Serge Gainsbourg.

Sfrontata di nuovo quando fu la prima e a lungo unica celebrità a schierarsi con Jean-Marie Le Pen e con l’estrema destra, rimpiangendo la Saint-Tropez di un tempo non ancora «invasa dagli immigrati e dalla volgarità».

In una certa Francia di oggi nostalgica del tempo che fu, incline a guardare al passato come l’epoca d’oro alla quale tornare, Brigitte Bardot figura come un’antesignana, una profetessa, la donna coraggiosa capace di mettersi in bikini e anche di farsi condannare più volte per insulti razzisti contro i musulmani (ai suoi occhi colpevoli, soprattutto, di sgozzare i montoni nel rito dell’eid al-adha).

Nei giorni in cui l’ex presidente Nicolas Sarkozy sferra le ultime picconate contro il muro che separava la destra erede di De Gaulle e l’estrema destra lepenista dei reduci dell’algeria francese, il Rassemblement national rende omaggio alla donna che portò il primo colpo sposando un consigliere di Jean-marie Le Pen, Bernard d’ormale, conosciuto una sera a casa Le Pen. Ieri la figlia Marine ha reso omaggio a B.B.: «La scomparsa di Brigitte è un dolore immenso. La Francia perde una donna eccezionale per il talento, il coraggio, la franchezza, la bellezza (...). Era incredibilmente francese: libera, indomabile, integra. Ci mancherà tantissimo».

Ma anche il presidente Emmanuel Macron ha ricordato «il volto diventato Marianne (icona ufficiale della Francia, ndr)» e «una vita di libertà. Esistenza francese, splendore universale. Piangiamo una leggenda del secolo». Molti fan ieri hanno lasciato fiori e fotografie davanti al portone della Madrague, dove Brigitte Bardot ha chiesto di essere inumata.

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«E Dio creò la donna» fu l’inizio del suo mito

Sex symbol e icona di bellezza, diventa celebre grazie a Vadim, marito e pigmalione. Assediata dai fotografi, non sempre sa reggere il peso della fama: il giorno del suo ventiseiesimo compleanno tenta il suicidio

29 Dec 2025 - Corriere della Sera
Di Paolo Mereghetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

De Gaulle paragona la sua immagine al valore delle esportazioni Renault
Recita per Godard e Malle ma le proposte sono sempre meno entusiasmanti

Ardente patriota, amante degli animali, Bardot incarnava da sola un’intera epoca francese, ma anche e soprattutto una certa idea di coraggio e libertà
Jordan Bardella

Brigitte Bardot è stata un mito assoluto. Oltre a essere una grande attrice, ha costruito e definito i codici di ciò che significava essere una star
Thierry Frémaux

Alla fine la inseguivano più le denunce dei cacciatori che i suoi fan. Strana nemesi per chi era stata la donna più desiderata per almeno un paio di decenni, ma evidentemente il destino di Brigitte Bardot non era quello di passare inosservata, né come attrice né come attivista a favore degli animali. In fondo, aveva detto, «ho sempre pensato che avrei girato film solo per comprarmi una fattoria dove crescere gli animali. Come Biancaneve, attorniata da uccellini, cerbiatti e scoiattoli» e così, adesso che non c’è più, scomparsa ieri, la sua «eredità» andrà divisa tra una sessantina di film e una Fondazione che ogni anno sapeva raccogliere 15 milioni di euro in donazioni e che ha contribuito a salvare migliaia di animali.

Un epilogo impensabile per la sedicenne parigina (era nata il 28 settembre 1934) che nel 1950, dalle pagine di «Elle», attira l’attenzione di Marc Allégret: il suo assistente, Roger Vadim, è incaricato di contattarla per un provino. La ragazza studia danza ma l’incontro con Vadim le fa girare la testa: dovrà aspettare di aver compiuto diciott’anni per sposarlo, il 21 dicembre 1952 (il padre, Louis Bardot, a capo delle officine chimiche Bardot, non transige), ma con lui è il cinema che è entrato nella sua vita.

L’inevitabile gavetta di parti piccole e piccolissime (Le Trou normand, 1952 è il film d’esordio cui seguiranno, tra gli altri, Elena di Troia, 1955, dove il ruolo del titolo è per Rossana Podestà e lei la meno conosciuta Andraste; I tuoi occhi bruciano, 1955, che fa esplodere per la prima volta la sua sensualità sullo schermo; Mio figlio Nerone, 1956, nei panni di Poppea accanto a Sordi Nerone) e poi l’esplosione: Piace a troppi (titolo italiano inutilmente allusivo per il più ficcante Et Dieu… créa la femme, 1956), è un ritratto senza veli — né fisici né morali — di una giovane che scopre il fascino che esercita sugli uomini, dove Brigitte Bardot (che il lancio pubblicitario sintetizza per la prima volta in B.B.: «Dio creò la donna… e il diavolo creò B.B.», si leggeva sui manifesti) è diretta dal marito pigmalione Vadim.

Il film, vietato ai minori di 16 anni, non è un successo (costato 140 milioni di vecchi franchi ne incassa solo 60) e in patria è difeso quasi esclusivamente dai giovani redattori dei «Cahiers du cinéma», Truffaut e Godard in testa. Ma qualche mese dopo, il trionfo negli Stati Uniti apre gli occhi anche ai francesi: osannata Oltreatlantico, B.B. diventa per tutti il simbolo di una generazione che vuole liberarsi di ogni senso di colpa o di peccato e che vive il proprio corpo (e la propria sessualità) con una naturalezza e una sfrontatezza impensabili solo poco tempo prima.

Il film segna la fine del suo matrimonio con Vadim (per «colpa» del coprotagonista Jean-louis Trintignant) ma lancia definitivamente B.B. nel cielo delle star: è «l’ottava meraviglia del mondo» secondo Elvis Presley. E non solo: Simone de Beauvoir vede nella sua «immoralità» la forza delle donne decise a rivendicare la propria autonomia sessuale, Marguerite Duras parla di lei come dell’«aspirazione inconfessata di ogni essere umano di sesso maschile», «Life» scrive che «dopo la Statua della Libertà, nessun’altra donna francese ha gettato altrettanta luce sugli Stati Uniti».

E Alessandra Mattirolo nel bel libro che ha scritto su di lei con Milena Gabanelli, dice che «nella Francia degli anni Cinquanta, Brigitte si oppone all’apatia esistenzialista, ai retaggi della cultura dell’angoscia, allo schiavismo del pensiero. La sua vitalità animale vuole imporre sensazioni naturali, dirette, non mediate dall’intellettualismo».

Inevitabile che diventi l’oggetto di una curiosità ossessiva: da subito i fotografi le danno una caccia senza quartiere, arrivando ad affittare l’appartamento di fronte a casa per rubare qualche scatto o restando accovacciati sugli alberi che permettono di spiarla all’interno del suo buen ritiro a Saint-tropez, La Madrague. E lei non risparmia niente per evitare pettegolezzi e illazioni.

L’elenco di amanti e mariti non finisce più: dopo Vadim e Trintignant è la volta di Gilbert Bécaud, di Raf Vallone e di Sacha Distel.

Nel 1959 sposa Jacques Charrier, che gli darà il suo unico figlio, Nicolas (più accettato che davvero amato) ma divorzia nel 1963. Poi si lega a Samy Frey, al cantante Olivier Despax, al produttore Bob Zaguri, fino a quando incontra Gunter Sachs che diventa il suo terzo marito (ma solo per tre anni, dal 1966 al ’69), senza per questo negarsi altre storie: con Serge Gainsbourg, col playboy italiano Gigi Rizzi, col giovane Patrick Gilles, con Warren Beatty, Nino Ferrer, il pilota automobilistico François Cevert, il barman Christian Kalt de Méribelk, Laurent Vergez, lo scultore Miroslav Brozek , il giornalista Alain Bougrain-dubourg e infine l’avvocato (ed esponente del Front National di Le Pen) Bernard d’ormale, che sposa nel 1992 e con cui l’attrice ha diviso da allora il resto della sua vita.

Intanto la carriera di B.B. prosegue: nel 1958 si confronta con uno dei mostri sacri del cinema francese, Jean Gabin, che vuole sedurre in La ragazza del peccato; nel 1960 è Henri-george Clouzot a mettere a nudo (non senza tensioni sul set) il suo personaggio di «ragazza di liberi costumi» con La verità mentre il presidente De Gaulle paragona l’impatto della sua immagine — fasciata in pantaloni aderenti e magliette attillate — al valore che le esportazioni Renault avevano sulla bilancia commerciale. Quasi inevitabile allora che nel 1970 fosse scelta per dar forma alla Marianne, il simbolo della nazione francese.

Non sempre, però, Brigitte sa reggere il peso di tanta popolarità e la caccia spietata dei fotoreporter: il giorno del suo ventiseiesimo compleanno tenta anche il suicidio e l’anno successivo si trovava a guidare la classifica dell’attrice «peggiore del mondo», ma ormai è diventata un mito mondiale (nel 1965, sarà chiamata a Hollywood a interpretare se stessa in Erasmo il lentigginoso, accanto a James Stewart) e Luis Malle ne trasfigura il destino in Vita privata (1962), specie di apoteosi in onore di una autentica dea. Anche Godard la vuole per Il disprezzo, spesso nuda accanto a Michel Piccoli, in un film che esalta il «broncio» che sempre più offusca la sua bellezza.

Non sempre però le proposte che le arrivano sono così stimolanti e anche se le chiedono di far coppia con attrici famose (con Jeanne Moreau in Viva Maria!, 1965, con Claudia Cardinale in Le pistolere, 1971) l’amore per il cinema sembra spegnersi, soppiantato, momentaneamente, dalla passione per la musica grazie all’incontro con Serge Gainsbourg.

Arriva così il momento di ritirarsi definitivamente dalle scene (l’ultimo film, dimenticabilissimo, è Colinot l’alzasottane, 1973) per dedicarsi a quella passione animalista che aveva sempre coltivato (a inizio Anni ‘60 era già vegetariana e si era pronunciata contro i maltrattamenti nei macelli) e che le fa creare nel 1986 la Fondation Brigitte Bardot.

Le polemiche però non l’abbandonano: per le sue prese di posizione a favore della destra (al ballottaggio del 2017 ha sostenuto apertamente Marine Le Pen contro Macron), per le sue dichiarazioni contro certe tradizioni islamiche (come lo sgozzamento dei montoni) tanto da essere condannata per «incitamento all’odio razziale» e, ultimamente, per i suoi attacchi ai cacciatori «distruttori di vite». Decisamente il mito di B.B. non può tramontare.

***


Insieme - Brigitte Bardot con Gigi Rizzi, 
playboy con cui la diva ebbe una relazione

Regina di Saint-Tropez: con lei nacque il mito di un altro Sessantotto

Babilonia
Non c’erano molotov e fumogeni in quella Babilonia che si alzava dal letto a mezzogiorno

Les italiens
La love story fulminò una generazione e rese internazionali «les italiens»

29 Dec 2025 - Corriere della Sera
Di Giangiacomo Schiavi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non fu soltanto un flirt nel luogo che l’ha eletto a leggenda, quello di Gigi Rizzi con Brigitte Bardot fu un altro ’68, il contraltare spensierato della rivolta studentesca vissuto nell’estate interminabile di Saint Tropez. Non c’erano molotov e fumogeni in quella Babilonia di carne umana che girava a piedi nudi e si alzava dal letto a mezzogiorno, ma quella love story fu una bomba pazzesca: con il tricolore issato sulla Madrague fulminò una generazione e rese internazionale il mito di «les italiens», playboy di cui Gigi Rizzi era il giovane mattatore.

B.B. aveva 34 anni, dieci più di lui: era un mito universale di fascino e bellezza e Saint Tropez sembrava un intermezzo gioioso tra la durezza economica degli anni Cinquanta

e quella ideologica dei Settanta, ha ricordato Massimo Fini: un tempo sospeso nelle notti tra Papagayo ed Esquinade, nelle boites dense di fumo e Cointreu, dove incontravi Johnny Hallyday e Peter O’toole e dove si accalcavano varie Nadine, Monique, Claudine e Babette circondate da giovanotti con i basettoni e la fronte fasciata da un foulard con i fiori.

Girava a piedi nudi con la sua sfrontata bellezza, la Bardot. E scendeva così dalla Mini Moke o dalla Rolls Royce con l’autista, seminando fotografi e ammiratori, scortata dall’amante di turno. La sera del 28 giugno 1968 era con Jean-jacques Manigot, un gigante barbuto che viveva in Africa e aveva preso il posto di Gunter Sachs: finì quasi per caso nella bolgia del Papagayo e fu lì che incrociò Gigi Rizzi. Lui ballava il flamenco come alla festa di Maria Gabriella di Savoia, al «Pirate» di Saint Martin. Lei lo seguì, abbozzando un sensualissimo mambo, come nel film di Vadim. Poi gli sussurrò un invito: colazione alla Madrague, sci d’acqua e bouillabaisse a

Chez Camille. Il resto è un’estate d’amore più volte raccontata, l’arrivo di Rizzi nella rocca inespugnabile assediata dai fotoreporter, l’attraversamento del campo minato dei teleobiettivi, le prime immagini sui rotocalchi, i baci pubblici, le passeggiate al Cafè des Arts, le feste mascherate con Odile Rodin e Beppe Piroddi, la fuga in Sardegna sullo Yannik, lo yacht che al largo di Saint Tropez incrocia il GA 30 dell’avvocato Agnelli.

«Anche per lui la Bardot era un mito, irradiava una contagiosa sensualità», ha ricordato nella sua autobiografia Gigi Rizzi, bombardato in quei giorni dalle richieste di amici che volevano vedere da vicino quell’icona mondiale della femminilità. Cosa che infastidiva non poco B.B., che dell’incontro con Agnelli ha però ricordato il garbo nelle sue memoires Iniziales B.B.: «Avevo imbarcato Gigi, ma lo charme di Gianni Agnelli mi è apparso di un altro livello…».

Era difficile in quei giorni diradare fotografi e curiosi, ricorderà Rizzi, e questo la faceva soffrire. Giravano entrambi a piedi nudi, con la bandana in testa, sorridenti e festosi per Saint Tropez: «Giorni e notti indimenticabili».

In due mesi di love story con la Bardot, «lo stile da perdigiorno di Gigi Rizzi si è fatto romanzo», ha scritto Pietrangelo Buttafuoco. Saint Tropez, già famosa e blasonata, è diventata epopea e «les italiens», Rizzi Piroddi, Rapetti e Parisi sono entrati nel mito delle notti tropeziane. Ma dietro c’era sempre lei, come una luce che brilla: perché lei era Saint Tropez, aleggiava nell’aria, si sentiva in ogni locale, a ogni ora si aspettava una sua apparizione improvvisa.

Con l’amore in corso di B.B., forse Gigi Rizzi ha esagerato, cicaleggiando ancora tra i belli di notte,«perché la vita alla Madrague era spartana e Brigitte era salutista e vegetariana». Lei era anche esigente e volubile. A un certo punto a fine settembre ha chiuso il cancello della famosissima villa e lasciato le valigie di Gigi sull’uscio.

Questo hanno scritto i settimanali rosa. «Non aveva gradito l’invito a fare da madrina al Number One di Roma», ha ricordato lui. Non si può disporre a piacimento di una diva, dell’icona di Francia, della donna più desiderata del mondo. «La nostra storia fatta di sedute d’amore e di sci d’acqua era diventata la storia dell’anno, ma sapevamo entrambi che sarebbe finita…». Senza rancore, Gigi Rizzi ha tolto il disturbo. È stato scritto che è sempre stato l’ex della Bardot, ma secondo Olghina di Robilant lei fu una ex di Gigi. «Una fra tante famose quanto lei. Lui era un grande seduttore, a sua volta sedotto». Anni dopo, quando Rizzi viveva in Argentina, Brigitte gli ha scritto una tenera missiva. Iniziava con «Caro topino». Voleva un aiuto per fermare la caccia alle balene. Era cominciata una nuova stagione. Lui ha risposto. Era sempre B.B.

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Neomamma - L’attrice con in braccio il figlio 
Nicolas Charrier appena nato, nel 1960

«Mio figlio Nicolas, un tumore»

Brigitte Bardot ha avuto un solo figlio, Nicolas, nato nel 1960 dal matrimonio con l’attore Jacques Charrier. Una gravidanza non desiderata, come aveva più volte raccontato l’attrice, spiegando di non aver vissuto quei mesi come un dono, ma piuttosto come «qualcosa di imposto». Due anni dopo, aveva rinunciato alla custodia di suo figlio, cresciuto dal padre e dai nonni. «Sono diventata madre quando non avrei dovuto — aveva detto — L’ho vissuta come una tragedia. Ha reso infelici due persone: me e mio figlio». Nella sua biografia del 1997, poi, l’attrice aveva paragonato il figlio a «un tumore che si nutriva del mio corpo». Parole per cui l’uomo aveva poi chiesto un risarcimento, ottenendolo. Negli ultimi anni i rapporti erano diventati più cordiali, pur restando piuttosto sporadici. 

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