PROVATE A PRENDERMI


AFP - Tripletta. È l’8 marzo scorso: Tadej Pogacar, 27 anni, 
in fuga solitaria sullo sterrato verso il terzo trionfo alla Strade Bianche. 
Sul corpo, i segni della caduta quando era in testa con Pidcock

Tadej Pogacar al Colle Pinzuto che da ieri porta il suo nome 

«Strade Bianche. Ho già voglia di vincere»

Ho lavorato molto bene in inverno: pronto a dare il meglio
L’anno scorso sul podio di tutti e 5 i Monumenti: Vorrei ripetermi

6 mar 2026 - La Gazzetta dello Sport
Di SCOGNAMIGLIO

Essere un fuoriclasse che sta segnando un’epoca e allo stesso tempo conservare la capacità di emozionarsi. Questo lasciavano intendere ieri gli occhi di Tadej Pogačar, sempre più spesso accostato a Eddy Merckx, quando davanti a tanta gente accorsa per l’occasione ha scoperto in prima persona il Cippo di Colle Pinzuto, uno degli sterrati simbolo delle Strade Bianche che ora porta (anche) il suo nome: merito dei tre successi ottenuti nella classica senese, nella quale domani andrà a caccia – nel giorno del debutto stagionale – di un poker mai visto. Tre successi come solo Fabian Cancellara, a cui era stato intitolato il tratto di Monte Sante Marie e che ieri non si è voluto perdere il momento: «Tadej è un ambasciatore perfetto per il ciclismo e un grande uomo» ha detto lo svizzero. E il campione del mondo, a due passi, di rimando: «Da ragazzino vedevo Fabian dominare, incredibile essere al suo livello, mai l’avrei sognato». Look biondo confermato, ricognizione effettuata, Pogi lascia la solita impressione: quella di essere nato pronto.

Tadej, partiamo dal suo nome accanto a quello di Colle Pinzuto: che sensazione è?

«Speciale. E spero proprio che questa “roccia” sia qui per sempre, che nessuno la rubi o che non venga ricoperta dalla natura... Non è la stessa cosa del trofeo di una corsa. È un qualcosa che resta più nella memoria. E non finisce in un angolo di casa, tutta la gente che passa lo vede. Un onore».

Come descriverebbe questo settore?

«Ah, molto duro. Sono quasi 2,5 chilometri e l’inizio è davvero insidioso. Ma, in generale, non ti dà respiro. Io spero di essere davanti, di non stare alla ruota di nessuno quando arriverà!».

Come si sente? È pronto al debutto?

«Spero di sì, lo vedremo in gara. Io ho lavorato molto bene in inverno per essere subito pronto a dare il meglio. A tentare di vincere, anche se tanti rivali saranno agguerriti. I ricordi sono ottimi... Finora ho guardato gare e tifato dal divano, ora è tempo di rimettersi in gioco. Già il solo fatto di rimettere il numero mi rende felice».

Ha parlato di rivali: lo sarà pure Paul Seixas, il 19enne francese partito fortissimo nel 2026?

«Perché no? I risultati che ha fatto dicono che sta benissimo e sono curioso pure io di vederlo in azione».

Lei non corre dal Lombardia dell’11 ottobre: sono quasi 5 mesi. Avrebbe voluto rientrare prima?

«Non mi lamento di questo, è stato un bel periodo con tanti ottimi allenamenti (di recente, in vista della Sanremo, ha fatto segnare in 8’51” il record ufficioso di scalata della Cipressa; ndr) pensando in particolare alle classiche. Ho fatto pure dei periodi di training camp con la squadra. Però...».

Sì?

«In alcuni giorni, quando non c’era proprio la motivazione top di allenarsi... Ho pensato che sarebbe stato meglio essere a qualche gara. Ma alla fine va bene così, il tempo vola e l’inverno è sempre troppo corto».

Dei tre successi qui alle Strade Bianche, quale è stato il più bello?

«Il ricordo più fresco è quello del 2025, e probabilmente resta il più significativo con la caduta, l’inseguimento, la fuga finale. Però, ricordo tutto pure della prima partecipazione, quella del 2019 da neoprofessionista, quando ero arrivato trentesimo o qualcosa del genere (proprio trentesimo; ndr). Tanta fatica, altrettanto divertimento».

Intanto, vediamo che ha confermato il look biondo che aveva mostrato per la prima volta a fine gennaio…

«Sì, e come avevo spiegato è legato a Eminem. Avrò avuto 12 anni e le canzoni che avevo scaricato, circa 200, erano tutte sue. Da quel momento ho scoperto l’amore per il rap e l’hip hop. Ora, per lo più, ascolto rapper sloveni».

Nelle ultime due stagioni, 2024 e 2025, la sua superiorità sul resto del gruppo è aumentata. Sembra che la relazione con il nuovo coach, Javier Sola, sia perfetta?

«Ogni allenatore che ho avuto è stato differente. Con Javier il rapporto è ottimo. Ad ogni allenamento, quando carico un file, mi manda un messaggio per chiedermi come va. A volte non è il massimo, perché quando torni a casa vuoi prima fare la doccia, mangiare, recuperare. Ma lui lo capisce. Questo dimostra che tiene davvero a come mi sento, non solo alla performance. E significa tanto».

È acclarato che lei riesca a essere competitivo sempre, da febbraio a ottobre: come fa?

«Domanda ricorrente, e la risposta è semplice. Ho un buon programma dalla squadra e un buon calendario. Non gareggio troppi giorni. Posso scegliere alcune corse e a volte dire di no se sento che non riuscirei a dare il meglio di me in seguito».

Strade Bianche, Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi: in un mese e mezzo, farà solo gare di un giorno. Continua a preferirle, in un certo senso, rispetto a quelle di tre settimane?

«Nelle classiche si decide tutto, nel bene e nel male, in una giornata. In un grande giro, tutto è moltiplicato per 21 giorni, compreso stress e fatica. E poi, ho realizzato quanto sia stato importante l’anno scorso concludere sul podio tutti e cinque i Monumenti. Spero di continuare così. Di continuare a scrivere la mia storia».

***

Domani le Strade Bianche aprono la stagione del World Tour in Italia sia per gli uomini sia per le donne. Per la prova maschile è la 20a edizione: 201 chilometri (213 nel 2025) con i settori di sterrato che scendono da 16 a 14 per un totale di 64,1 km (da 81,7). Resta il Monte Sante MarieCancellara, non ci sono La Piana e Serravalle mentre Vidritta è ridotto della metà. Due tratti in meno pure per le donne (12a edizione): 131 km (da 136) totali di cui circa 33 (da 50) su sterrato. Confermato lo spettacolare circuito conclusivo introdotto dal 2024: Colle Pinzuto e Le Tolfe si affronteranno due volte e nel finale, a 500 metri circa dal traguardo, restano le pendenze al 16% sul lastricato di via Santa Caterina. Finale in Piazza del Campo.

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