LA PARIGI-ROUBAIX TORNATA AL CENTRO DELLA STORIA



Classicissima del pavé numero 123, in una domenica (bestiale) d'inizio aprile che chiude la settimana santa (del ciclismo).

Un'edizione che si annuncia comunque storica, al di là del risultato finale. Perché l'Inferno del Nord, grazie alla generazione del ciclismo totale, è tornata centrale nel racconto postmoderno di questo sport.

Dopo almeno due decenni di ciclismo su strada scisso, separato in due (tre) specialità, una delle conseguenze tecniche (e agonistiche) del legno storto che furono gli anni '90.

La Roubaix che venne onorata da (quasi) tutti, era diventata un'affare per specialisti.
Come se fossero stati rouleur da 80 chili i Coppi, Gimondi, Kuiper, Hinault che la vinsero.
O gli ultimi mohicani "tappisti" che la corsero alla stragrande: Fignon, LeMond, Roche eccetera.
E' invece ovvio che il (grande) campione, versatile, abbia comunque risorse da flahute.
Dunque, può gareggiare contro i classicomani dediti al porfido e ai muri.

54.8 chilometri di acciottolato nel 2026 e la riproposizione (espansa?) del duello UAE Emirates-XRG vs Alpecin-Premier Tech.
La novità è che ci potrebbero essere gli anfratti per l'inserimento dei cosiddetti outsider (di lusso).
Nessuno surfa le pietre come Mathieu van der Poel, l'imperatore del ciclocross che cerca un poker (consecutivo) inedito. Ci pare il favorito, per esperienza e gamba.

L'anno scorso MVDP ebbe la compagnia (sorprendente ma non troppo), fino ai 30 km dal traguardo, di Tadej Pogacar; che proprio quella domenica, arrivando secondo, confermò la natura di freak e campionissimo, al pari dei vari Fausto, Eddy, Bernard...

Pogacar sfida il nipotino di Poulidor e la leggenda: ama il rischio (e nessuna gara è più pericolosa de l'Enfer...) e la scommessa.
Pogi sta cambiando lo standard e soprattutto la visione di questo ciclismo: potrebbe convincere, in futuro, anche i Remco Evenepoel e i Paul Seixas a sfidare il pavé.
Wout Van Aert è tornato, dopo due stagioni sfortunate, in bolla.
La Roubaix presenta un territorio, un terreno, che riduce il gap coi due (altri) mostri.

In un'eventuale partita a carte, nel Velodromo, potrebbe ribaltare il tavolo e chiudere il cerchio col 2023.
Quando, in testa all'uscita del Carrefour de l'Arbre, forò e lasciò campo libero alla nemesi van der Poel.
Pippo Ganna, che è in forma, ci deve dire cosa farà da grande: l'avversario dei fenomeni nelle corse a lui favorevoli o la maschera.
Mads Pedersen, eroico tra Sanremo e Ronde, è la vittima principale del duopolio: in altre ere, con molto meno talento, avrebbe già vinto una Roubaix.

Poi ci sarebbero i domestici (sigh) atipici, Jasper Philipsen, Christophe Laporte, Florian Vermeersch, con la speranza (solo loro...) del colpo in canna, di rimessa.

E gli isolati, con le caratteristiche giuste, alla Jasper Stuyven e Gianni Vermeersch, che sognano il colpaccio...

Sono 258,3 chilometri, di ballo sui cubetti, in mezzo agli indiani, Arenberg come ponte levatoio, con un'unica certezza: la Roubaix, tornata nella Storia, sarà un successo.

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