POGACAR alle stelle
Il tris - Tadej Pogacar, 27 anni, lanciato verso il tris al Fiandre: ha raggiunto i successi di Buysse, Magni, Leman, Museeuw, Boonen, Cancellara e Van der Poel. Nessuno è a quota 4
Un altro show dell’iridato, atteso domenica dall’Inferno del Nord: è l’unico Monumento che gli manca
È stata una corsa folle, sono felice: io voglio vincere sempre
Il successo alla Sanremo mi ha reso più rilassato
7 Apr 2026 - La Gazzetta dello Sport
di CIRO SCOGNAMIGLIO @CIROGAZZETTA
Una uscita tranquilla in bici, a Montecarlo, con la compagna Urska. È stato un lunedì normale per Tadej Pogacar: ma è arrivato dopo una domenica bestiale, una di quelle che per il campione del mondo sono diventate però quasi ordinarie. Ammesso che un trionfo al Fiandre possa esserlo: il terzo nelle ultime quattro edizioni (una, quella del 2024, l’aveva saltata...) che serve allo sloveno come lancio verso la Parigi-Roubaix di domenica. «Non gareggio poi così spesso – ha detto, emozionato e affaticato allo stesso tempo -. Così, quando lo faccio, ho sempre una grande voglia di vincere. Sono felice e arrivo al prossimo appuntamento con il morale alle stelle. Sul pavé cercherò di divertirmi».
Spettacolo
Sabato 21 marzo Pogi aveva conquistato la Sanremo, al sesto assalto, e visto che al momento la presenza alla Vuelta (unico grande giro che gli manca) non è in agenda, l’Inferno del Nord ora rappresenta l’ultima frontiera. L’anno scorso, al debutto, aveva incantato restando davanti con Mathieu Van der Poel fino a 38 km dalla fine, prima che una caduta sulle pietre lo costringesse al secondo posto. Stavolta ci arriva con Sanremo e Fiandre già in tasca – come solo Merckx nel 1969 e nel 1975 – e se domenica trionfasse nel velodromo André Pétrieux diventerebbe il quarto di sempre ad avere vinto tutti i Monumenti (con Merckx, De Vlaeminck e Van Looy). Non solo, resterebbe in corsa per conquistarli tutti e 5 nello stesso anno solare: mai visto.
Fatica
Il Fiandre di domenica era stato presentato come quello dei Fantastici quattro per la prima volta insieme, Mondiali a parte: Pogacar, Van der Poel, Evenepoel (al debutto) e Van Aert. Non ha tradito le attese, visto che sono finiti in quest’ordine al termine di una corsa durissima: il sesto, Stuyven, a 4’28”, margine più alto dal 1975, distacchi che nemmeno nei tapponi di montagna dei grandi giri si vedono più. E per rendere meglio il senso dell’impresa di Tadej – in azione già a 100 km dalla fine, ha poi staccato Vdp, il più tenace, sull’ultimo Oude Kwaremont – alcune parole dei battuti possono aiutare. Soprattutto quelle di Van der Poel, che inseguiva il record di 4 Fiandre ed è comunque finito sul podio per la settima volta di fila: «Ho un problema, c’è un fenomeno in giro. Ho fatto tutto quello che dovevo, ma c’era qualcuno più forte. Stavo pedalando a 650 watt e non riuscivo a tenere la ruota». Purtroppo, niente da fare per gli italiani: con Ganna che si è “conservato” per la Roubaix, e Trentin caduto (clavicola rotta) quando poteva lottare per un buon piazzamento, il primo è stato Alberto Bettiol, vincitore 2019, 24° a 6’42”.
Emozioni
Tra cinque giorni, all’Inferno del Nord potrebbe esserci più equilibrio: le pendenze di Koppenberg, Oude Kwaremont e Paterberg non ci sono, Van der Poel vuole vincere per la quarta volta di fila come nessuno, e il fattore imprevisto può risultare preponderante. Ma la domanda resta: chi può fermare Pogacar, arrivato a quota 12 Monumenti - davanti c’è solo Merckx, 19 - di cui gli ultimi 4 consecutivi (record)? «Il Fiandre è stata una corsa assurda, folle — ha ribadito il fenomeno —. Superdifficile fin da subito, c’era solo da spingere sui pedali. Fino all’ultimo ho temuto che Evenepoel potesse rientrare e sarebbe stato un problema, perché se gli dai una chance poi finisci per pentirtene. Vincere i cinque Monumenti nello stesso anno? Non so, per conquistare una corsa non devi avere solo la gamba dei giorni migliori, ma ci sono molti altri fattori e deve coincidere tutto. Non è facile». Certo che no, e il 99,9% del gruppo neppure ci penserebbe. L’eccezione è Tadej Pogacar, un uomo in missione verso vette inesplorate che solo lui può raggiungere.
Un podio stellare: Van der Poel 2° Poi Evenepoel
Sul podio del Fiandre sono saliti gli ultimi 3 iridati: da sinistra Mathieu
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LA GUIDA
1. Tadej POGACAR (Slo, Uae-XRG) 278 km in 6.20’07”, media 43,913
2.Van der Poel (Ola, Alpecin) a 34”
3. Evenepoel (Bel, Red Bull) a 1’11”
4. Van Aert (Bel) a 2’04”
5. Pedersen (Dan) a 2’48”
6. Stuyven (Bel) a 4’28”
7. F. Vermeersch (Bel)
8. Mohoric (Slo) a 4’30”
9. Laporte (Fra) a 5’22”
10. G. Vermeersch (Bel)
24. Bettiol a 6’42”
3. Evenepoel (Bel, Red Bull) a 1’11”
4. Van Aert (Bel) a 2’04”
5. Pedersen (Dan) a 2’48”
6. Stuyven (Bel) a 4’28”
7. F. Vermeersch (Bel)
8. Mohoric (Slo) a 4’30”
9. Laporte (Fra) a 5’22”
10. G. Vermeersch (Bel)
24. Bettiol a 6’42”
45. Borgo a 6’56”
55. Zamperini a 8’09”
55. Zamperini a 8’09”
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DONNE
Successo di Demi Vollering: l’olandese (Fdj Suez), 29 anni, ha preceduto di 42” la francese Ferrand-Prevot e l’olandese Pieterse. Italiane: 7a Silvia Persico, 8a Longo Borghini.
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IDENTIKIT
Tadej Pogacar
Figlio di Marjeta, e Mirko, ha 2 sorelle, Barbara e Vita, e un fratello, Tiden. È fidanzato con Urska Zigart (anche lei pro’, con la AG Insurance Soudal Team). Vivono insieme a Montecarlo. Ha creato la Fondazione Tadej Pogacar che raccoglie fondi per la ricerca contro i tumori, in ricordo della mamma di Urska, e finanzia una Academy ciclistica con 200 bambini sloveni: PogiTeam per i maschi, PikaTeam per le femmine
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«Se vuole una corsa Tadej non lo batti Ganna può stupire»
Il tre volte re della Roubaix: «Quando attacca, Pogacar è imprendibile. Ma domenica faccio il tifo per Pippo»
Ha riposato in vista della Roubaix?
Il Fiandre non è adatto a lui
Forse un finale diverso se fosse rientrato sugli altri
- Francesco Moser
7 Apr 2026 - La Gazzetta dello Sport
di SERGIO ARCOBELLI BETTINI
Tadej Pogacar sta riscrivendo le regole del ciclismo moderno, trasformando le grandi classiche in terreno di conquista personale. Dopo il trionfo al Giro delle Fiandre, suo quarto Monumento consecutivo, si guarda già alla Parigi-Roubaix, mai domata dal fenomeno sloveno, che peraltro l’ha corsa solo una volta, lo scorso anno. Francesco Moser, tre volte vincitore dell’Inferno del Nord – in tre edizioni consecutive – analizza senza filtri gli scenari della classica del pavé di domenica.
Moser, la sensazione è che la vittoria al Fiandre di Pogacar fosse quasi inevitabile. È così anche per lei?
«Sì, non mi ha stupito. Ormai quando decide che una corsa è sua, la prende. Fa lavorare la squadra, gestisce, poi al momento giusto va via e non lo prendi più».
Si aspettava qualcosa di diverso dagli avversari, in particolare da Van der Poel?
«Secondo me non doveva tirare e doveva restare a ruota. Se fosse rientrato Evenepoel, la corsa poteva cambiare. Magari i due sarebbero riusciti a metterlo in difficoltà partendo uno alla volta. Invece Mathieu ha collaborato con Tadej, ma non si capisce perché. Così lo ha aiutato».
C’è chi pensa che Van der Poel si sia accontentato del secondo posto, anche per controllare Remco: una lettura plausibile?
«Può essere. Tra belgi e olandesi c’è rivalità. Magari ha pensato: intanto mi assicuro il secondo posto e tengo dietro Evenepoel».
Pogacar ha vinto quattro Monumenti consecutivi. Ora mira la Roubaix, che però è una corsa imprevedibile.
«Sì, perché lì può succedere di tutto. Non è tanto una questione tecnica, è che ci sono cadute, forature... vale per tutti. È questo il rischio».
E senza salite e strappi, come al Fiandre, Tadej potrebbe essere più in difficoltà?
«No, non direi più in difficoltà. È solo una corsa diversa, più aperta agli imprevisti. L’anno scorso al debutto è caduto a 38 chilometri dal traguardo all’uscita da una curva ed è comunque arrivato secondo dietro a Mathieu».
Si parla della possibilità di vincere cinque Monumenti nello stesso anno: sarebbe un’impresa storica. Come la definirebbe?
«Sarebbe qualcosa di unico. Ma per come va adesso, se decide di farle sue, è capace di riuscirci».
Tutto questo può incidere sul rendimento nelle corse a tappe dell’estate?
«No, perché lui corre meno degli altri. Seleziona gli appuntamenti e basta, quindi arriva sempre preparato e mai cotto».
Passiamo a Filippo Ganna: ha saltato il Fiandre per arrivare più fresco alla Roubaix. Scelta giusta?
«C’è una settimana per recuperare, quindi non era fondamentale saltarla. Però va detto che il Fiandre non è la sua corsa, con quegli strappi fa fatica».
Alla Roubaix, invece, può giocarsela con Pogacar e Van der Poel?
«Lo vedremo domenica. Pogacar sembra averla presa di mira, farà di tutto per vincerla. Speriamo che Van der Poel e Ganna riescano a metterlo in difficoltà».
Lei per chi tifa?
«Spero che lo battano, è giusto così. E magari Ganna può fare il colpo. Da italiano, non sarebbe male...».
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IDENTIKIT
Francesco Moser
È nato a Palù di Giovo (Trento) il 19 giugno 1951.
Ha corso tra i professionisti dal 1973 al 1988. Campione del mondo su strada a San Cristobal nel 1977 e su pista (inseguimento) a Monteroni nel 1976, ha vinto il Giro d’Italia 1984, tre ParigiRoubaix di fila (1978, 1979, 1980, con l’aggiunta di due secondi e due terzi posti), due Giri di Lombardia (1975 e 1978), la MilanoSanremo 1984. Ha stabilito due volte il record dell’Ora a Città del Messico nel 1984: 50,808 e 51,151 km
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Itzulia: baby Seixas si prende la crono
Belvedere: 1° Finn
In apertura dell’Itzulia Basque Country (l’ex Giro dei Paesi Baschi), netto successo del talento Paul Seixas: il 19enne francese della Decathlon ha dominato la crono d’apertura, 13,8 km a Bilbao con finale in salita, con 23” di vantaggio sul connazionale Kevin Vauquelin (Ineos) e 27” sull’austriaco Großschartner (Uae); quarto Roglic a 28”, 13° Del Toro a 51”, 38° Ayuso a 1’16”.
Intanto, al Giro del Belvedere per Under 23, primo successo stagionale per Lorenzo Mark Finn, campione del mondo di categoria: a Villa di Villa (Treviso) il 19enne ligure, che corre per la divisione giovanile della Red BullBora-Hansgrohe, ha preceduto di 1’20” il britannico Smith (Visma); 3° Bambagioni (Technipes).
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