ROUBAIX MAGNIFIQUE. WOUT COME RIK I. L'ETA' DELL'ORO DEL CICLISMO
di SIMONE BASSO
I Godoari nella Casse Déserte - Sport e Cultura
Domenica 12 aprile 2026
Sono le 16:25 di un pomeriggio bestiale, quando nel Velodromo si conclude un'edizione storica della Parigi-Roubaix.
Mai arrivati così presto, nell'èra moderna: forse bisognerebbe controllare con l'orario del 1964 e del successo del (re dei) pistard Peter Post.
Anche oggi, come allora, un vento impetuoso a tre quarti a spingere. Stavolta, nell'evo del ciclismo tech e dei watt, molto più che a quei tempi, una condotta folle, darwiniana, a caratterizzare la corsa.
Uno spettacolo gigantesco, zeppo di colpi di scena e ribaltamenti di scenario. Roba che a ricordarsi certe classiche narcolettiche, quelle con l'attacco dopo ore e ore di pilota automatico, pare un altro sport.
Perché il ciclismo totale è - vivaddio - un altro sport. Il più folle e affascinante di tutti.
1.
La 123 è stata volata in 5 ore 16' 52". I 54 km/h di media allo start sono stati lo standard. Di una contesa vissuta su tantissimi incidenti e forature, malgrado il meteo clemente, variabile, con la polvere e i polveroni al posto del fango e delle paludi.
Pensiamo che gli assetti estremi di tutti - Tadej Pogačar montava i 35 mm davanti, i 32 dietro, spingano i limiti tecnici del mezzo. Per farla breve: si passava, esasperato, in ogni pertugio.
Hanno avuto noie meccaniche tutti i migliori, ma due attimi determinano la rumba sulle pietre.
2.
A 119 km, fora il campione del mondo, con i suoi, della UAE Emirates-XRG, a spingere davanti.
Ci vorranno 23 km, con la squadra saltata in aria, per rientrare.
Nella Foresta, la scena-madre.
Conduce Wout Van Aert, segue Mathieu van der Poel, terzo Mads Pedersen, quarto Pogi.
A metà, l'imperatore neerlandese buca e l'Alpecin va nel panico. La bici di Jasper Philipsen non ha le misure, deve fermarsi ancora. Esce da Arenberg a 1'30".
Van Aert, Christophe Laporte, Jasper Stuyven, Pogi, Mads Pedersen vanno via.
Van der Poel ricambia la bici, va a più di 2 minuti e poi comincia una rimonta (formidabile) da acrobata.
A elastico, Stefan Bisseger, Laurence Pithie, iellatissimo il rientro di Pippo Ganna (tre forature e una caduta).
Bucano ancora, prima Pogačar e poi Van Aert nel tratto sconnesso di Werlaing.
Mancano 60 km quando il capitano della Visma ritorna sotto, tiratissimo, sul plotoncino.
La Roubaix si decide al settore 12.
3.
Quando Laporte accompagna l'allungo del compagno, all'entrata di Orchies, a cui rispondono solo Pogi e Mads.
Ai meno 53km, trenata dello sloveno che stacca Pedersen ma non Van Aert.
Numeri da circo dei due van ciclocrossisti nella serpentina, affollatissima dagli spettatori.
L'ultima thule di Pogi e di MvdP è Mons-en-Pévèle, l'11, il tratto più incasinato dell'Enfer insieme con Arenberg.
Tadej ci prova, ma il gambone di Van Aert è quello giusto (della recente Milano-Sanremo, delle classiche pre e post Ronde), il resto è attitudine all'acciottolato e alle banchine.
E sopravvivenza tattica: per un po' salta i cambi.
La realtà è che sono tutti al lumicino, con la spia accesa del serbatoio, cotti dalla velocità.
Van der Poel ai meno 24 km, 40 secondi più in là, comprende che non farà il poker.
La scorsa estate, al Tour, nella kermesse di Montmartre, Wout riuscì a staccare la maglia gialla.
Una primula rossa.
Nel Velodromo gli basta sprintare, come Rik Van Steenbergen nel 1952 contro Fausto Coppi, per regolare il Campionissimo della sua epoca.
Un'età dell'oro.
Terzo il durissimo Stuyven, che c'è sempre, a un giro (13"), quarto lo straordinario van der Poel, quinto Pedersen (avesse avuto un inverno normale...).
Media oraria? 48.91 km/h.
Paura e delirio a Roubaix.
4.
Wout Van Aert vince la classicissima dei sogni. Trova il Paradiso all'Inferno. Rilancia una carriera da fenomeno, lui il (terzo) mostro della compagnia che ha vinto qualitativamente meno rispetto al suo potenziale. Un mare di sfortune.
Riallaccia la sua vicenda agonistica a quel 2023, quando forò al Carrefour de l'Arbre, in testa, e vide il gemello diverso Mathieu involarsi verso il primo trionfo.
Pogi conferma di essere come quelli là, Fausto ed Eddy: la strada del chilo in più potrebbe essere ripercorsa, magari smessi i Grandi Giri...
Van der Poel ha ancora nel mirino Roger De Vlaeminck e Tom Boonen.
La Roubaix è tornata a essere al centro della Storia.

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