Il calcio secondo Giovanni
LE FIGURINE DEL MONDIALE - 1974/JOHAN CRUIJFF
di Alfeo Biagi
Guerin Sportivo ©
Anno LXX - n. 18 (386) 5-11 maggio 1982
HA PRESO PARTE a una sola Coppa del Mondo (Germania Ovest, 1974) arrivando alla finale: ma l'ha perduta. Eppure l'hanno chiamato il «Profeta del gol», il «Re di Amsterdam», il «Pelé bianco», l'«Asso di Coppe» (dei Campioni...). Tutto. E Johan Cruijff, olandese, uno dei calciatori più famosi di tutti i tempi, un uomo d'oro del football mondiale, capace di portare alle stelle l'entusiasmo delle folle di due continenti, avendo giocato prima in Europa poi negli States, oculato amministratore del proprio talento, il primo calciatore al mondo in grado di sfruttare fino all'osso la propria immagine, guadagnando somme favolose attraverso la pubblicità. Un autentico protagonista: ma non riusci a far vincere alla sua Olanda la finale di Monaco di Baviera... Eppure, gli «Oranje» erano davvero una grandissima squadra. In Germania Ovest, in quell'ormai lontano 1974, le folle impazzivano per il gioco degli olandesi, il famoso «calcio totale», qualcosa di bello e terribile... Niente più difensori statici, piantati nella metà campo, se non addirittura nell'area di rigore, ad aspettare l'avversario e piè fermo (per qualcuno... molto fermo). Niente più attaccanti statici, in agguato, per cercare di carpire un pallone vagante da fiondare in gol. Il calcio è un gioco collettivo? Si? Ebbene, allora è giusto che tutti partecipino, sempre, alle manovre della squadra, i difensori avanzando con la palla, o senza; gli attaccanti retrocedendo con la palla, o senza; i centrocampisti sottoponendosi a una specie di «moto perpetuo» stroncante soprattutto per gli avversari. Ma per praticare questo tipo di calcio occorrono essenzialmente due doti: una eccezionale preparazione atletica e una perfetta padronanza del palleggio. Gli olandesi, «quegli» olandesi, eccellevano in entrambe queste qualità: ed erano, pertanto, una grandissima Nazionale.
MA IL FUORICLASSE, l'eccezione, il super, era lui, Giovannino Cruijff, una specie di fenicottero, esile, magari un po' sgraziato nella corsa, baciato dal dono supremo della classe: perché buoni calciatori si può diventare, fuoriclasse no, fuoriclasse si nasce e basta. E Giovannino Cruijff, il dono della classe lo aveva avuto col dono della vita. Comincia subito a dare calci a un pallone, viene notato, qualcuno lo chiama per un provino in una società olandese allora completamente sconosciuta nel mondo, l'Ajax, eccetera eccetera: la solita storia di tutti i campioni, magari un po' monotona perché sempre uguale. Poi l'Ajax conquista il titolo e si batte per la grande Coppa dei Campioni, deve affrontare il Milan a Madrid, il Milan la Coppa l'ha già vinta una volta, gli olandesi sono dei novellini, poco sanno di tattica, loro giocano un calcio ancora acerbo, e beccano di brutto, 4 a 1, nessuno fa particolarmente spicco, anche se qualche osservatore, più attento esce dal «Santiago Bernabéu» rimuginando perché mai gli sia rimasta negli occhi la figura agile e snella di quel numero dieci dai capelli lunghi e dalla falcata un po' goffa: quello promette, quello dovrebbe diventare qualcuno. Quello era Cruijff e soltanto due anni più tardi, capitano di un'Ajax rinnovata negli uomini-base (entrarono Neeskens, Haan, Keizer, in attesa di Krol e di Rep...) ma soprattutto finalmente disposta tatticamente come calcio comanda, vince la prima delle sue tre grandi Coppe consecutive. E Johan Cruijff balza in primo piano nell'attenzione di tutto il mondo che si interessa di calcio: il Pianeta football ha un nuovo idolo da adorare...
POI, IL MONDIALE in Germania. L'Olanda fa paura a tutti, tedeschi compresi. Debutta nel Gruppo 3, contro il massiccio, arcigno Uruguay: 2 a 0, due reti di Rep. Ma il migliore in campo, il più applaudito dalla sbalordita platea di Hannover è lui, Giovannino Cruijff. Seconda partita a Dortmund, avversaria la Svezia: un deludente 0 a 0, Cruijff ha la luna storta, non bastano le serpentine di Keizer o le puntate offensive di Suurbier e di Krol a perforare la corazza di (Ronnie) Hellström, l'agilissimo portiere svedese. Ma la goleada arriva subito dopo: a Dortmund, una sbalordita Bulgaria viene travolta per 4 a 1, Cruijff non segna neppure in questa occasione (Neeskens e Rep la fanno da mattatori) ma è ancora lui il migliore in campo, il mondo ormai lo ha eletto a idolo, non ci sono occhi che per lui. E Cruijff ripaga questo amore segnando finalmente tre reti, nella fase successiva del mondiale: due a una stupefatta Argentina (sbriciolata per 4 a 0, se ne ricorderà quattro anni più tardi in quel di Baires...), una al Brasile, dopo un duello entusiasmante con il biondo difensore Francisco Marinho, ed è il lasciapassare per la finale. Finalmente ci si potrà battere per il titolo mondiale, non importa se l'avversaria è la squadra di casa. E, per di più, una grande squadra: la Germania Ovest di Gerard Müller, di Franz Beckenbauer, di Berti Vogts, di Josef Maier, di Wolfgang Overath, tutti autentici campioni. Ricordo la vigilia, nervosa e fremente, di quella finale, 7 luglio del '74. I tre quarti dei pronostici dicevano «Olanda», sembrava impossibile che la squadra perfetta dovesse cedere, sia pure di fronte a una grande avversaria. Sembravano troppo forti i «tulipani» di Cruijff, nessuno li aveva battuti, non poteva batterli neppure la grande Germania (Ovest), sarebbe stato un duello entusiasmante ma, alla fine, le stoccate di Cruijff e di Rensenbrink avrebbero trafitto al cuore Maier, l'ultimo baluardo posto a difesa della rete dei bianchi. Invece...
INVECE SAPETE come andò a finire: al via, un calcio di rigore per l'Olanda, Hoeness e Vogts avevano cercato di bloccare subito (magari per intimorirlo) lo sfuggente Cruijff, ma poi si vide la Germania (Ovest) aumentare gradatamente il ritmo. del gioco, mentre gli olandesi apparivano stranamente nervosi, perdevano dei colpi, lo stesso Cruijff non sembrava lui, Vogts, un mastino ringhiante, lo infastidiva a tal punto con la sua marcatura spietata, da provocare una brusca protesta del tulipano più famoso del mondo, tanto che l'arbitro, l'inglese (Jack) Taylor, si vedeva costretto ad ammonirlo mentre le squadre lasciavano il campo per la pausa di riposo.... Alle corte: vince la Germania (Ovest) per 2 a 1, l'Olanda è seconda. E lascia il maestoso Olympiastadion con la bocca impastata di fiele. Pensa di aver giocato il miglior calcio del mondiale: ma i campioni sono gli altri, la grande Coppa la sta innalzando verso il cielo di Monaco il bel Franz, per il Profeta del gol non è questa l'ora della gloria...
CRUIJFF NON GIOCHERÀ più il mondiale. Nel '78 è in rotta con la sua Federazione, è già emigrato in Spagna, gioca nel Barcellona, soldi... soldi... soldi, poi andrà in America, eroe vagabondo di un calcio da favola che aveva trovato nel fenicottero di Amsterdam la sua gemma lucente, il Profeta di un calcio bellissimo e forse irripetibile, il calcio totale, che tutti hanno cercato, e cercano, di imitare: ma che soltanto l'Olanda, «quella» Olanda, fu veramente in grado di giocare. A volte, il destino si diverte a far nascere una frotta di campioni tutti nello stesso periodo, perché si possano ammirare squadre come il Torino ante-Superga, la Honvéd prima della tragedia di Budapest, il Real Madrid delle cinque Coppe dei Campioni, l'Ajax di Cruijff, di Krol, di Suurbier, di Rensenbrink, di Haan... Quel calcio che affascina le folle: e che è, davvero, il più bello spettacolo del mondo. Ma soltanto quando è giocato così.
Dalla serie "Le figurine del mondiale" di Alfeo Biagi, abbiamo già pubblicato nell'annata 1981: Andrade (n. 41. Stabile in 42), Meazza (n. 43), Zamora (n. 44), Monti n. 45), Andreolo n. 46), Leonidas (n. 47), Schiaffino (n. 48) Ademir (n. 49), Rahn (n. 30) Puskas (n. 51). Nell'annata 1982: Matthews (n. 2), Pelé (n. 31), Nilton Santos (n. 4) Fontaine (n. 3) e Garrincha (n. 6), Jashin (n. 7), Masopust (n. 9), Eusebio (n. 10). Beckenbaur (n.11), Bobby Charlton (n.12), Jairzinho (n. 13), Riva (n. 14), Banks (n. 16), Müller (n. 17).
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LA CARRIERA DI JOHAN CRUIJFF
Nome: Johan Cruijff - Ruolo: mezzala destra - Nato a Amsterdam (Olanda) il 25 aprile 1947 - Altezza: metri 1,80 - Peso forma: 68 chilogrammi - Società di appartenenza: Ajax, Barcellona, Cosmos, Los Angeles Aztecs, Washington Diplomats, Levante (Spagna), Ajax - Titoli: Sei volte campione d'Olanda; quattro coppe d'Olanda; tre Coppe dei Campioni; una Coppa Intercontinentale per club. Un campionato spagnolo (Barcellona 1974). Calciatore dell'anno '71, '73 e '74. Pallone d'oro negli stessi anni. Capocannoniere olandese nel '66/67 e '71/72. Presenze: 48 in nazionale 350 nel primo periodo Ajax con 256 reti. In dieci campionati, sempre nell'Ajax, ha segnato 190 reti.

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