Addio Ted Turner, l’autentico tycoon che fondò la CNN
Imprenditore di destra «ribelle», rivoluzionò le news.
Ora l’emittente rischia la fine per mano di Trump
LUCA CELADA
Il Manifesto - Giovedì 7 maggio 2026
Pagina 23
LOS ANGELES - Inventore del ciclo all-news, patron della CNN, tycoon (termine che è oggi spesso usato a sproposito) nell’accezione originaria e figura di un capitalismo che oggi sembra quasi pittoresco, Ted Turner è stato capitano d’industria e mattatore della scena mediatica di fine secolo. Dotato di «fascino sudista», carisma e look da attore di cinema, con la CNN l’imprenditore ha lasciato un segno sulla sua città, Atlanta, secondo solo forse a quello della Coca-Cola. Il suo canale-notiziario, fondato nel 1980, ha cambiato il concetto e la pratica delle news e conseguentemente anche quello di fare politica negli Stati Uniti e successivamente nel mondo.
GRAN BEVITORE e playboy con l’hobby della vela, è stato skipper di Coppa America (vinta nel 1978). Ted Turner, scomparso ieri a 87 anni, è stato anche controversa figura politica, rampollo di una dinastia conservatrice, in gioventù simpatizzante di estrema destra (al punto di aver cantato, da universitario, slogan nazisti a studenti ebrei e inneggiato al Ku Klux Klan). Da magnate mediatico ha sostenuto posizioni di destra ma anche incontrato Fidel Castro di cui era ammiratore. Una figura antesignana di industriale-celebrity che ha anticipato uno stile a tratti rozzo e grossolano in modi che hanno malauguratamente fatto scuola nell’attuale generazione di plutocrati.
Arrogante, indenne da complessi, mai uno da lesinare autocelebrazioni o insulti ad avversari, è stato altresì dotato di innegabile talento imprenditoriale che lo ha portato a costruire l’impero mediatico coronato dalla CNN. In pochi anni quell’emittente, che aveva inizialmente dovuto implorare l’amministrazione-Reagan per essere inclusa ai briefing della Casa Bianca, si sarebbe imposta come fonte primaria di news, soprattutto dopo lo scoop del 1991, quando il corrispondente Peter Arnett fu l’unico a raccontare in diretta il primo bombardamento americano di Baghdad, inventando un nuovo format. Quell’anno Turner sarebbe stato "Uomo dell’anno" sulla copertina di Time.
Oltre alla sua creazione più celebre, Turner è stato essenziale per il successo della tv via-cavo che dagli anni 90 ha progressivamente soppiantato le emittenti via-etere. I contenuti forniti dai suoi canali satellitari TBS e TNT hanno permesso alle nuove piattaforme di distribuzione di affermarsi a livello nazionale.
LA SUA CARRIERA di impresario televisivo nasce con l’acquisto di una stazione tv di Atlanta, WTSG. Contestualmente acquista le locali squadre di baseball (Atlanta Braves) e di basket (Hawks) usando le partite di entrambe per programmare il palinsesto. Fra i primi magnati ad acquistare squadre sportive, precursore, anche qui, di una prassi ormai diffusa nella «billionaire class».
Successivamente si espanderà nelle news e nei vecchi film, quest’ultimo comparto grazie all’acquisto, nel 1985, della MGM–UA (Metro-Goldwin-Mayer-United Artists, ndr). Finirà per tenere solo il listino della major (oltre a quello pre-1948 della Warner) che userà per creare la Turner Classic Movies, emittente di film classici tutt’ora nel bouquet di molti servizi streaming. In un’operazione analoga qualche anno dopo crea il Cartoon Network a partire dal listino Hanna-Barbera acquistato nel 1992.
AMANTE delle donne e dell’alcool, sarebbe rimasto inviso a molta classe dirigente che gli rimproverava mancanza di «decoro» ma popolare con chi lo considerava «ribelle» con un innegabile talento per gli affari. A confronto dell’oligarchia che gli sarebbe succeduta e che lo ha in parte imitato (Donald Trump ieri lo ha elogiato come «uno dei grandi di tutti i tempi») era capace di sostenere cause come quella dell’ONU (a cui aveva donato un miliardo di dollari) e dell’ecologismo che oggi sarebbero considerate «di sinistra».
Mondano e sposato tre volte (l’ultima con Jane Fonda) è stato anche latifondista, quarto proprietario terriero degli USA con 800.000 ettari di proprietà, su cui pascolava una mandria di 12.000 bisonti. In tempi più recenti la CNN sarebbe stata doppiata negli ascolti dalla Fox News di Rupert Murdoch, al cui confronto Turner passa per scrupoloso e moderato. Il format dei canali costruiti su estremizzazione e propaganda (e successivamente quello dei rancori esasperati online), segnano un declino accelerato dai costanti attacchi (da parte) di Trump che non cessa di denunciare pubblicamente la CNN come coacervo di «wokismo». La scomparsa del suo fondatore rischia di anticipare di poco quella che sembra l’inevitabile fine anche della sua creatura. Per effetto della fusione Paramount-Warner Bros., la CNN, consociata di quest’ultima, verrà presumibilmente assorbita dal conglomerato di proprietà di Larry e David Ellison - dinastia filo trumpista che potrebbe porvi definitivamente fine.

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