Jimmy Hoge – der Spieler, der den Union-Mythos prägte
Günter „Jimmy“Hoge anlässlich seines 75. Geburtstags
In seinem Buch widmet sich Autor Torsten Schulz der Ostberliner Fußball-Ikone. Aber taugt Günter „Jimmy“Hoge heute überhaupt noch als Brücke zur Realität?
8 Mar 2026 - Der Tagesspiegel
Von Kit Holden
Torsten Schulz war sieben Jahre alt, als er Jimmy Hoge zum ersten Mal auf dem Spielfeld gesehen hat. Mit seinem Vater und seinem Stiefvater zusammen war er damals ins Stadion an der Alten Försterei gegangen, um ein Spiel des 1. FC Union Berlin zu sehen. „Der kleine Spieler, der am rechten Spielfeldrand immer wieder in hohem Tempo entlanglief, fiel mir sofort auf. Und er wurde zu einer Art Identifikationsfigur“, sagt er.
Fast 60 Jahre später ist der preisgekrönte Autor und lebenslange Union-Fan Schulz nun zu diesem Idol seiner Kindheit zurückgekehrt. Mit seinem neuen Buch „Kindheit mit Jimmy oder die Kunst zu dribbeln“hat er der großen Fußballikone seiner Jugend ein kleines literarisches Denkmal gesetzt. Darin geht es aber weniger um den Fußballspieler Günter „Jimmy“Hoge, der in den 1960er Jahren für Union und den ASK Vorwärts spielte, als vielmehr um die mythologische Figur. Über den tragischen Helden, der die Identität des 1. FC Union bis heute geprägt hat und nun, neun Jahre nach seinem Tod, immer mehr ins Folkloristische abgegleitet.
„Er erschien mir als Legende, als Mutmaßungsfigur: wie war er eigentlich, und was stellt so jemand in einem totalitären System wie der DDR dar?“sagt Schulz. „Also wollte ich ihn auf mein literarisches Spielfeld ziehen, um mit ihm dort ein wenig herumzudribbeln.“
Es ist nicht das erste Mal, dass er sich Hoge widmet. Der Jimmy in seinem neuen Buch dient als imaginärer Freund und Ratgeber des kindlichen Erzählers. Auch in anderen Werken von Schulz ist er in ähnlicher Form aufgetaucht: als halbfiktive Projektionsfigur des Ostberliner Arbeitermilieus, in dem Schulz selbst in Friedrichshain aufwuchs. Was das Phänomen Jimmy Hoge eigentlich gut trifft: Einerseits ein Mythos, andererseits eine sehr reale und präsente Persönlichkeit in einer Zeit, als Fußballer deutlich nahbarer waren. Für Schulz war der echte Hoge ein „großes Kind“, das vor allem geliebt werden wollte. Der Autor ist bei Weitem nicht der einzige Union-Fan seiner Generation, der Hoge fast als Bruder- oder Vaterfigur konzipiert hat. „Er ist so was wie ein Archetyp: Ein einfacher Mensch aus dem Volk, der sich mit seinem spezifischen Talent aus der Menge hebt“, sagt Schulz. „Das fließt dann ja zusammen: der Mythos erwächst aus der Persönlichkeit.“
Ein Rebell ohne Grund, der zum tragischen Helden wurde
Dabei hat auch der Mythos seine zwei Seiten. Es gibt die Spielerlegende Jimmy Hoge, die Union 1968 zum Pokalsieg verhalf und mit ihren brillanten Dribblings gar den größten Spieler der Fußballgeschichte imponiert hat. „Der Mann mit der 7 muss einen Motor eingebaut haben“, soll der Brasilianer Pelé der Legende nach einmal über Hoge gesagt haben. Gleichzeitig gibt es auch den anderen Jimmy. Das Problemkind, das überhaupt nur bei Union landete, weil er beim Armeeklub Vorwärts wegen Disziplinlosigkeit aussortiert wurde. Der Mann, der 1970 ein lebenslanges Berufsverbot bekam, weil er betrunken in der Kneipe die bundesdeutsche Nationalhymne gesungen hatte. Ein Rebell ohne Grund, der zum tragischen Helden wurde.
„Für viele Union-Fans ist er eine Stellvertreterfigur, weil er das Rebellische verkörpert. Er war eigentlich ein eher unpolitischer Mensch, aber sein Agieren war sozusagen unabsichtlich politisch“, sagt Schulz. So passte Hoge immer gut in die Mythologisierung von Union als „rebellischer“Verein, der im Revolutionsfrühling 1968 seinen sportlichen Höhepunkt erreichte und danach von den Machthabern bewusst benachteiligt wurde.
Rein historisch gesehen ist diese Erzählung eine grobe Vereinfachung, was den Verein als Institution betrifft sogar ein Irrtum. Identitätsstiftend ist sie aber trotzdem gewesen und für Schulz auch deshalb literaturwürdig: „Man geht damit in die Kunst über und über das reale Leben hinaus. Es ist die Verfertigung des Mythos in der Kunst, und das bedient die Sehnsucht von vielen Menschen.“
Ob Mythos und Realität heute so leicht vereinbar wären wie früher, ist eine andere Frage. Denn die Jahre, in denen Union sportlich als klarer und ewiger Underdog galt, sind vorbei. Mittlerweile hat der Verein in der Champions League gespielt, ist etablierter Bundesligist und plant mit dem Stadionausbau den nächsten großen Sprung nach vorne. Ein Sprung übrigens, der 2017 erstmals angekündigt wurde, nur wenige Monate vor dem Tod von Jimmy Hoge. „Wenn Union diesem Underdog-Dasein entkommt, wird es natürlich schwieriger, Jimmy Hoge als Mythos aufrechtzuerhalten,“gibt auch Schulz zu. Mit seinem Buch will er aber immerhin seinen Beitrag leisten.
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Günter “Jimmy” Hoge in occasione del suo 75° compleanno
Jimmy Hoge – il giocatore che ha plasmato il mito dell'Union
Nel suo libro, l'autore Torsten Schulz dedica un'opera all'icona del calcio di Berlino Est. Ma Günter “Jimmy” Hoge è ancora oggi un ponte verso la realtà?
8 marzo 2026 - Der Tagesspiegel
di Kit Holden
Torsten Schulz aveva sette anni quando vide Jimmy Hoge per la prima volta sul campo da gioco. Insieme con il padre e il patrigno era andato allo stadio Alte Försterei per vedere una partita dell'Union Berlin. "Il piccolo giocatore che lungo la fascia destra del campo correva ripetutamente a tutta velocità, mi colpì immediatamente. E divenne una sorta di figura di riferimento", racconta.
Quasi 60 anni dopo, Schulz, autore pluripremiato e tifoso dell'Union da sempre, è tornato al suo idolo d'infanzia. Con il suo nuovo libro “Kindheit mit Jimmy oder die Kunst zu dribbeln” (Infanzia con Jimmy o l'arte del dribbling) ha dedicato un piccolo monumento letterario alla grande icona calcistica della sua giovinezza. Il libro non tratta tanto del calciatore Günter “Jimmy” Hoge, che negli anni '60 giocava per l'Union e l'ASK Vorwärts, quanto piuttosto della sua figura mitologica. Del tragico eroe che ha plasmato l'identità dell'Union fino a oggi e che ora, nove anni dopo la sua morte, è diventato sempre più un personaggio folcloristico.
“Mi sembrava una leggenda, una figura misteriosa: com'era realmente e che ruolo aveva una persona del genere in un sistema totalitario come quello della DDR?”, afferma Schulz. “Così ho voluto portarlo nel mio campo letterario per giocare un po' con lui”.
Non è la prima volta che si dedica a Hoge. Il Jimmy del suo nuovo libro funge da amico immaginario e consigliere del narratore bambino. Anche in altre opere di Schulz è apparso in forma simile: come figura semifittizia di proiezione dell'ambiente operaio di Berlino Est, in cui lo stesso Schulz è cresciuto a Friedrichshain. Ciò che descrive bene il fenomeno Jimmy Hoge: da un lato un mito, dall'altro una personalità molto reale e presente in un'epoca in cui i calciatori erano decisamente più accessibili. Per Schulz, il vero Hoge era un “bambino grande” che voleva soprattutto essere amato. L'autore non è affatto l'unico tifoso dell'Union della sua generazione ad aver concepito Hoge quasi come una figura fraterna o paterna. “È una sorta di archetipo: una persona semplice, proveniente dal popolo, che si distingue dalla massa grazie al suo talento specifico”, afferma Schulz. “Il mito nasce dalla personalità”.
Un ribelle senza causa che è diventato un eroe tragico
Ma anche il mito ha due facce. C'è la leggenda del calciatore Jimmy Hoge, che nel 1968 aiutò l'Union a vincere la Coppa di germania Est (2-1 in finale sul Carl Zeiss Jena, ndr) e che con i suoi brillanti dribbling impressionò persino il più grande calciatore della storia. Secondo la leggenda, il brasiliano Pelé avrebbe detto di Hoge: “L'uomo con il numero 7 deve avere un motore incorporato”. Allo stesso tempo, c'è anche l'altro Jimmy. Il ragazzo problematico che è finito all'Union solo perché era stato espulso dal club dell'esercito, il Vorwärts, per indisciplina. L'uomo che nel 1970 è stato interdetto a vita dalla professione perché aveva cantato l'inno nazionale tedesco da ubriaco in un pub. Un ribelle senza causa che era diventato un eroe tragico.
“Per molti tifosi dell'Union è una figura rappresentativa perché incarna la ribellione. In realtà era una persona piuttosto apolitica, ma le sue azioni erano, per così dire, involontariamente politiche”, dice Schulz. Hoge si inseriva quindi perfettamente nella mitizzazione dell'Union come club “ribelle”, che raggiunse il suo apice sportivo nella primavera rivoluzionaria del 1968 e che in seguito fu deliberatamente penalizzato dai detentori del potere.
Da un punto di vista puramente storico, questa narrazione è una grossolana semplificazione e, per quanto riguarda il club come istituzione, addirittura un errore. Tuttavia, ha contribuito a creare un'identità e per questo Schulz la ritiene degna di essere raccontata: “Si passa così all'arte e si va oltre la vita reale. È la creazione del mito nell'arte, che soddisfa il desiderio di molte persone”.
Se oggi mito e realtà siano così facilmente conciliabili come un tempo è un'altra questione. Gli anni in cui l'Union era chiaramente considerato e per sempre un perdente dal punto di vista sportivo, sono ormai finiti. Nel frattempo, il club ha giocato in Champions League, è una squadra affermata della Bundesliga e, con l'ampliamento dello stadio, sta pianificando il prossimo grande balzo in avanti. Un salto, tra l'altro, annunciato per la prima volta nel 2017, pochi mesi prima della morte di Jimmy Hoge. “Se l'Union sfuggirà alla sua condizione di perdente, sarà naturalmente più difficile mantenere Jimmy Hoge come mito”, ammette anche Schulz. Con il suo libro, però, vuole comunque dare il suo contributo.
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Zum Buch
Der Roman- und Drehbuchautor Torsten
Schulz wurde 1959 geboren. Zu seinen bekanntesten Werken zählen die Romane „Boxhagener Platz“, „Nilowsky“, „Skandinavisches Viertel“und „Öl und Bienen“. Er ist nach wie vor Fan des 1. FC Union Berlin.
Sein neues Buch „Kindheit mit Jimmy oder die Kunst zu dribbeln“(Voland & Quist) feiert am Dienstag im Stadion an der Alten Försterei (VIP-Bereich „Schlosserei“) Premiere. Die Veranstaltung beginnt um 19 Uhr, der Eintritt ist frei.
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Il libro
Lo scrittore e sceneggiatore Torsten Schulz è nato nel 1959. Tra le sue opere più famose figurano i romanzi “Boxhagener Platz”, ‘Nilowsky’, “Skandinavisches Viertel” e “Öl und Bienen”. È tuttora tifoso dell'Union Berlin.
Il suo nuovo libro “Kindheit mit Jimmy oder die Kunst zu dribbeln” (L'infanzia con Jimmy o l'arte del dribbling, Voland & Quist) sarà presentato martedì allo stadio Alte Försterei (area VIP “Schlosserei”). L'evento inizierà alle 19:00, l'ingresso è gratuito.
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