INSPIRACIÓN DIVINA


TRIBUNA

Recuerdo que con mis amigos salíamos corriendo del estadio al terminar los partidos para escuchar sus declaraciones. Nos divertíamos tanto como durante el partido.

Por Joan Laporta
Ilustración Sebastià Martí

Revista Líbero
Numero 56
Primavera 26

Todo empieza aquél verano del 73 cuando Armand Carabén llega a Barcelona procedente de Holan- da con Johan. El Barça había fichado al mejor jugador del mundo, la estrella del Ajax y de la "Naranja Mecánica". Cruyff llegó acompañado de Danny, su mujer, una rubia guapísima, llevando en brazos a la pequeña Chantal. Peinado al estilo Beatles, vaqueros acampanados, camisa de cuello grande... eran los modernos años setenta, años de modernidad y libertad que también llegaron a Catalunya con Johan, el hombre transformó el fútbol en que arte. Cambio de ritmo, elegante corriendo y saltando, parando la pelota, jugando con el exterior... Un líder indiscutible. Era el mejor. Desde su primer partido en casa contra el Granada el Barça no perdió ningún encuentro hasta que fuimos matemáticamente campeones en Gijón, el partido del "Mamita campeonamos" que dijo el Cholo Sotil. Era la primera Liga después de 14 años de passar gana que cantaba La Trinca, grupo musical icónico con el recordado amigo Toni Cruz. Fue la Liga del 0-5 en el Bernabéu.

Ya como entrenador del primer equipo del Barça a partir de 1988, volvió a ser el mejor, de nuevo valiente como nadie, implantando el sistema genuino de jugar al fútbol de atacar y dar espectáculo. Recuerdo que con mis amigos salíamos corriendo del estadio al terminar los partidos para escuchar sus declaraciones. Nos divertíamos tanto como durante el partido. De hecho, el encuentro no terminaba hasta que Johan no hablaba en la sala de prensa. El maestro era un genio de la comunicación.

Era nuestra referencia porque era el mejor y porque era un alma libre con una filosofía de vida que la intentamos aplicar en nuestras vidas, profesionales y personales, porque aprendimos de Johan que se puede ganar haciendo las cosas bien, basándonos en la excelencia, en preferir ser los mejores que los primeros.

Cruyff fue amado y admirado por todas las personas de buena fe. Era un genio universal, un innovador, un revolucionario. Él nos hizo mejores. Y le estaremos eternamente agradecidos. Lo conocí personalmente en 1998 cuando Armand Carabén le acompañó al hotel Majestic de Barcelona para apoyar al Elefant Blau, un grupo de barcelonistas que deseábamos cambiar las cosas en el Barça. Hasta entonces la única oportunidad que tuve de tenerlo cerca fue en 1974 cuando le pedí un autógrafo después de un entrenamiento. Unos años después, en el 2001, en el entierro de Armand, Johan me dijo que le gustaría verme hablar conmigo. Reconozco que por un momento sufrí por lo que decía Alfred Julbe, que a veces es mejor no conocer demasiado al ídolo por miedo a perder el mito... pero nada más lejos de eso. No sólo la figura mítica de Johan se agrandó, sino que pude conocer a la persona. Johan era incluso mejor que el mito. Valiente, decidido, noble, divertido, murri. Siempre interesándose por todos, siempre dispuesto a ayudar desinteresadamente. Siempre optimista. Decía que la suerte es cuidar los detalles.

Johan es el único socio del Barça que ha sido jugador, entrenador, Balón de Oro e inspirador del mejor Barça de la historia y su influencia llega felizmente hasta nuestros días, ahora con Flick en el banquillo, un admirador de la propuesta futbolistica de Cruyff.

En mi primera etapa como presidente del Barça le convencimos de que fuera Presidente de Honor del Club. Decía que no era necesario, pero lo aceptó con agradecimiento. Creo que le hacía ilusión.

Johan siempre estaba. Cuando tenías un problema, lo tenías al lado. Y es que valoraba mucho el sentido de la amistad. Y la familia, sobre todo la familia, lo más importante para él.

Johan, t'estimarem sempre y lo haremos de la mejor manera, queriendo a tu familia. Todos te tenemos siempre presente en nuestro corazón, en nuestros pensamientos. Gracias por hacernos algo mejores.

***

TRIBUNA

ISPIRAZIONE DIVINA

Ricordo che alla fine delle partite io e i miei amici ci precipitavamo fuori dallo stadio per ascoltare le sue dichiarazioni. Ci divertivamo tanto quanto durante la partita.

di Joan Laporta
Illustrazione di Sebastià Martí

Tutto inizia nell'estate del '73, quando Armand Carabén arriva a Barcellona dai Paesi Bassi con Johan. Il Barça aveva ingaggiato il miglior giocatore al mondo, la stella dell'Ajax e della “Arancia Meccanica”. Cruijff arrivò accompagnato da Danny, sua moglie, una bionda bellissima, che teneva in braccio la loro piccola Chantal. Capelli alla Beatles, jeans a zampa di elefante, camicia con colletto largo... erano i moderni anni Settanta, anni di modernità e libertà che arrivarono anche in Catalogna con Johan, l'uomo che trasformò il calcio in arte. Cambio di ritmo, elegante nella corsa e nello stacco, nello stoppare il pallone, nel giocare con l'esterno... Un leader indiscusso. Era il migliore. Dalla sua prima partita, in casa contro il Granada, il Barça non perse più fino a quando non fummo aritmeticamente campioni di Spagna a Gijón, la partita del “Mamita, siamo campioni” come disse "Cholo" Sotil. Era la prima Liga dopo 14 anni di “pasar gana” cantata da La Trinca, gruppo musicale iconico con il compianto amico Toni Cruz. Fu la Liga dello 0-5 al Bernabéu.

Già come allenatore della prima squadra del Barça a partire dal 1988, tornò a essere il migliore, ancora una volta coraggioso come nessun altro, introducendo il sistema di gioco basato sull’attacco e sullo spettacolo. Ricordo che i miei amici e io alla fine delle partite ci precipitavamo fuori dallo stadio per ascoltare le sue dichiarazioni. Ci divertivamo tanto quanto durante la partita. Infatti, l’incontro non finiva finché Johan non parlava in sala stampa. Il maestro era un genio della comunicazione.

Era il nostro punto di riferimento perché era il migliore e perché era uno spirito libero, con una filosofia di vita che abbiamo cercato di applicare nelle nostre esistenze, professionali e personali, perché da Johan abbiamo imparato che si può vincere facendo le cose bene, basandosi sull'eccellenza, preferendo essere i migliori piuttosto che i primi.

Cruijff era amato e ammirato da tutte le persone di buona volontà. Era un genio universale, un innovatore, un rivoluzionario. Ci ha resi migliori. E gli saremo eternamente grati. L’ho conosciuto di persona nel 1998 quando Armand Carabén lo accompagnò all’hotel Majestic di Barcellona per sostenere l’Elefant Blau, un gruppo di tifosi del Barça che desiderava cambiare le cose nel club. Fino ad allora l'unica occasione che avevo avuto di stargli vicino era stata nel 1974, quando gli avevo chiesto un autografo dopo un allenamento. Qualche anno dopo, nel 2001, al funerale di Armand, Johan mi disse che gli avrebbe fatto piacere incontrarmi. Ammetto che per un attimo provai un po’ di apprensione per quelle parole di Alfred Julbe, secondo il quale a volte è meglio non conoscere troppo i propri idoli per timore di perderne il mito… ma nulla di più lontano dalla realtà. Non solo la figura mitica di Johan è diventata ancora più grande, ma ho potuto conoscere la persona. Johan era quasi migliore del mito. Coraggioso, determinato, nobile, divertente, schietto. Sempre interessato a tutti, sempre pronto ad aiutare in modo disinteressato. Sempre ottimista. Diceva che la fortuna sta nel curare i dettagli.

Johan è l'unico socio del Barça a essere stato giocatore, allenatore, Pallone d'oro e ispiratore del miglior Barça della storia e la sua influenza arriva felicemente fino ai nostri giorni, ora con (Hansi) Flick in panchina, un ammiratore della filosofia calcistica di Cruijff.

Durante il mio primo mandato come presidente del Barça lo abbiamo convinto a diventare Presidente Onorario del Club. Diceva che non era necessario, ma ha accettato con gratitudine. Credo ne fosse entusiasta.

Johan era sempre presente. Quando avevi un problema, lui era al tuo fianco. Apprezzava molto il senso dell'amicizia. E la famiglia, soprattutto la famiglia, era la cosa più importante per lui.

Johan, t'estimarem sempre e lo faremo nel modo migliore, amando la tua famiglia. Tutti noi ti porteremo sempre nel cuore, nei nostri pensieri. Grazie per averci reso un po' migliori.

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