Kehl, fine di un'epoca


Dopo 24 anni l'ex centrocampista e poi Ds lascia il Borussia Dortmund. Cosa ha lasciato e cosa verrà dopo

mar 27

Ventiquattro anni. Quando Sebastian Kehl è arrivato al Borussia Dortmund, Angela Merkel non aveva ancora iniziato il suo primo mandato come cancelliere della Germania e il BVB era allenato da Matthias Sammer. Era il gennaio 2002 e Kehl, proveniente dal Friburgo, era un centrocampista di ottime qualità. Da quel momento i destini del giocatore e del club della Ruhr sono rimasti intrecciati. Prima da giocatore, anche nei momenti più bui, compresi quelli del quasi fallimento e poi dietro la scrivania, prima come assistente dello storico ds Michael Zorc, dopo, dal 2022, come suo sostituto, un mandato finito senza segnali precedenti pochi giorni fa, dopo la vittoria in rimonta contro l'Amburgo.

I perché di un addio

Se da una parte le tempistiche della fine del rapporto sono state inaspettate, dall’altra non si può dire che l’addio non fosse nell’aria. Certo, ancora dopo la vittoria di sabato contro l’Amburgo, Sebastian Kehl aveva parlato ai media di rinnovi e progetti futuri, ma qualche segnale che le intenzioni della dirigenza fossero di chiudere il rapporto c’era. Segnali poi confermati nelle dichiarazioni di Carsten Cramer, subito dopo la decisione: “Per agevolare i cambiamenti necessari per la nuova stagione e anche per dare a Sebastian il tempo di valutare i prossimi passi del suo futuro professionale, questa separazione è la scelta più logica in questo momento”. Ecco il punto: “i cambiamenti necessari per la nuova stagione”. Alcune decisioni, anche drastiche, sono già state prese, come ad esempio gli addii a fine stagione di Süle, Özcan e soprattutto di Julian Brandt, altre andranno prese a breve, come il rinnovo del contratto di Nico Schlotterbeck, altre ancora potranno essere affrontate con un po’ di tempo in più, ma sono comunque urgenti, se si pensa che nove giocatori, tra cui Adeyemi e il capitano Emre Can, andranno in scadenza nel 2027.

La dirigenza del Dortmund ha scelto di intraprendere questa mezza rivoluzione con la discontinuità, iniziando dal vertice, cioè dal direttore sportivo. L’obiettivo non è quello di un cambiamento radicale della squadra, ma di un approccio diverso per ottenere lo step successivo, come confermato dalle parole di Cramer nel corso della presentazione del successore di Kehl: “Non stiamo parlando di una ricostruzione completa; molto è stato fatto qui egregiamente, le fondamenta sono solide, l’edificio è elegante, ma abbiamo ancora spazio per espanderci. Vogliamo e dobbiamo essere pronti ad accogliere il cambiamento e talvolta ad adottare misure non convenzionali, che implicano anche volti nuovi. Con Ole Book, abbiamo portato un volto fresco e nuovo, che riflette il nostro desiderio di alimentare ulteriormente la passione delle persone per il BVB”.

Tre anni e mezzo tra alti e bassi

L'addio del dirigente di Fulda chiude un'èra, che era iniziata nel segno della continuità con la ventennale gestione di Michael Zorc. L'ex centrocampista sul mercato ha operato con buoni colpi, come Nico Schlotterbeck, diventato poi il capitano del Borussia o come Serhou Guirassy che ancora oggi uno dei migliori attaccanti della Bundesliga. Interessanti sono state alcune intuizioni come l'ingaggio di Edin Terzic che ha portato la squadra alla finale di Champions League. Decisamente meno da ricordare altre scelte di Kehl. Come la decisione di puntare come allenatore nel 2024 su Nuri Sahin, ex giocatore del club ma di fatto al debutto in una big. Una scelta su cui Kehl è dovuto ritornare pochi mesi dopo con l'arrivo di Nico Kovac. In più l'ex ds ha avvallato acquisti che poi si sono rivelati dei flop, totalmente o parzialmente. Come Carney Chukwuemeka o Anthony Modeste. Kehl non è stato nemmeno molto aiutato dagli eventi, come nel caso della malattia di Sebastian Haller. Alcuni ruoli sono rimasti scoperti, anche a causa di errori dell’ex ds: la decisione di ingaggiare Niklas Süle e la gestione del caso Anselmino hanno creato problemi al reparto difensivo. Va però riconosciuta a Kehl una buona capacità nelle cessioni. Su questo vanno citati Jamie Gittens, ceduto al Chelsea per quasi 40 milioni di euro; l’attuale attaccante del Milan, Niclas Füllkrug, partito lo scorso anno per andare al West Ham per 27 milioni, dopo essere stato pagato praticamente la metà soltanto un anno prima; o ancora Jude Bellingham, venduto al Real Madrid nel 2023 per la cifra record di 127 milioni.

Al di là delle scelte tecniche un'eredità che l'ex centrocampista lascia è una società con alcune tensioni nella gestione, ma forse, almeno lo sperano a Dortmund, la sintesi migliore dell’operato di Sebastian Kehl da direttore sportivo del Borussia ce la dà proprio lui, nella dichiarazione successiva alla risoluzione del contratto: “Le basi sono state gettate”.

Una rottura con il passato 

Se Kehl appartiene ormai alla storia del club, il suo futuro a livello dirigenziale si chiama Ole Book. 40 anni compiuti il 17 febbraio, nato a Beckum a un'ora di auto da Dortmund, ha avuto una discreta carriera da professionista, con anche una presenza nell'Under 21 nel 2007 contro la Svizzera. Book, che è tifoso del Borussia Dortmund, è stato scelto per quello che ha fatto con l'Elversberg, il club della Saar che sta lottando per la prima storica promozione in Bundesliga. Dopo il ritiro a 31 anni, Book ha iniziato nel 2017 come scout del settore giovanile, per diventare l'anno successivo ds. Là, oltre ad aver scelto Horst Steffen, l'allenatore dell'ascesa della squadra, ha pescato nelle categorie minori una serie di talenti, come Fisnik Asllani o Younes Ebnoutalib e ne ha fatti crescere altri, come Nick Woltemade, sbocciato in bianconero. Book è un profilo diverso per storia e capacità, non legato al club come Zorc e Kehl, ma è stato scelto per la sua abilità nel riconoscere il talento e anche per la capacità di avere coraggio quando serve. Perché quello che sembra dalla parole di Lars Ricken, il direttore generale, è che al BVB ci sia qualcuno capace di sfidare il Bayern Monaco con la forza delle idee, indispensabili per superare le differenze di budget.

***

Notizie che potresti esserti perso

Schmadtke, addio a Hannover

L’ex ds tra gli altri del Wolfsburg ha lasciato dopo soli tre mesi il ruolo di direttore sportivo del Hannover, club di 2.Bundesliga.

Werder, una maglia per l’inclusione

Come succede da 10 anni la squadra del Weser dedicherà una giornata all’inclusione. In occasione dell’anniversario tondo il club del nord della Germania indosserà una maglia con la scritta Vierfalt, diversità.

Amburgo, punizione per Glatzel

Il veterano del HSV, relegato nel ruolo di riserva, è stato punito con l’esclusione dal match con il Borussia Dortmund per aver concesso senza autorizzazione un’intervista all'“Hamburger Morgenpost”.

Dalla Bassa Sassonia ad Aruba

Il giocatore del BSV Schwarz-Weiß Rehden, Oberliga Niedersachsen, Javier Alejandro Jiménez Paris giocherà con Aruba nelle FIFA Series in Ruanda.

Rischio penalizzazione in Kreisliga

L'Haidhausen rischia di perdere 27 punti perché un giocatore, a insaputa del club, avrebbe giocato sotto falso nome.

Nessun numero 10 per la Germania

Per le amichevoli in vista del Mondiale ha assegnato i numeri della Nationalmannschaft. Manca solo il numero dieci.

Mondiali in TV, che trio per Magenta Sport

La pay TV tedesca avrà un trio di commentatori di eccellenza: Jürgen Klopp, Thomas Müller e Mats Hummels.

La parola della settimana: Nadelspieler

Giocatore che con le sue doti tecniche può risolvere le partite.


Podcast: L’Angolo di Fritz Walter

Nella settimana senza newsletter è andato online la puntata del podcast dedicata ai fratelli Täuber, l’unico trio della storia della Bundesliga.


Fratelli di Bundesliga

Roberto Brambilla

Fussball è gratuito oggi. Ma se hai apprezzato questo post, puoi far sapere a Fussball che la sua scrittura è preziosa, impegnandoti per un futuro abbonamento. Non sarai addebitato a meno che non venga abilitato il pagamento.

Commenti

Post popolari in questo blog

I 100 cattivi del calcio

Echoes' Cycling Biography #4: Jean-Pierre Monseré

Chi sono Augusto e Giorgio Perfetti, i fratelli nella Top 10 dei più ricchi d’Italia?