Ein Fehler und viele Fragen ans Kollektiv
Der französische Verteidiger Stanley Nsoki (li.)
avancierte mal wieder zum Pechvogel beim 1. FC Union.
Der Fehler eines einzelnen Spielers und viele Fragen ans Kollektiv
Nach dem 0:1 in Gladbach entspinnt sich bei Union eine Diskussion um den Patzer von Stanley Nsoki. Der Trainer nimmt ihn in Schutz, kritisiert aber das Team.
«Stanley ist jemand, der jede Woche immer besser wird,
klarer wird, sehr gute Aktionen hat.»
- Steffen Baumgart, Trainer des 1. FC Union
2 Mar 2026 - Der Tagesspiegel
Von Kit Holden
Verstecken wollte sich Stanley Nsoki am Samstag nicht. Wenige Minuten nach dem Abpfiff stand der französische Verteidiger des 1. FC Union vor dem Gästeblock im BorussiaPark und richtete damit eine Art wortlose Entschuldigung an die mitgereisten Berliner Fans.
Lange hatte es so ausgesehen, als würde Union trotz einer schwachen Leistung einen Punkt aus Mönchengladbach entführen. Doch als Nsoki einen Ball in der 90. Minute an der Strafraumkante klären wollte, traf er stattdessen nur das Bein von Hugo Bolin. Nach einer VAR-Überprüfung entschied man zu Recht auf Elfmeter.
Es war ein bitterer Moment für Nsoki. Nach schwierigen ersten Monaten hatte der Leihspieler gerade erst angefangen, sich bei Union zu etablieren. Nun war er beim 0:1 in Gladbach der Hauptschuldige an einer Niederlage. Da gehörte es vielleicht nur zum guten Ton, dass man sich mal entschuldigt. Dennoch löste die Rolle Nsokis nachher eine kleine Diskussion aus. Über die Reflexe und Rituale des Fußballs, über einzelne und kollektive Verantwortung und über die Frage, ob und wann ein Fußballspieler sich überhaupt entschuldigen muss.
Denn so klar der Fehler auch war, wollte das nachher keiner zu hoch hängen. „Da müssen wir nicht auf die einzelne Situation schauen, sondern auf das, was wir in den 90 Minuten lang versäumt haben“, sagte Nsokis Verteidigerkollege Leopold Querfeld.
Einen ähnlichen Ton schlug auch Steffen Baumgart an. Hinterher ging Unions Trainer mit sich und seiner Mannschaft hart ins Gericht, sprach von einem „komplett enttäuschenden Spiel von uns in vielen Belangen“. Nsoki nahm er jedoch ausdrücklich in Schutz. „Stanley hat ein sehr gutes Spiel gemacht. Er war in der Situation nicht schnell genug, hätte es besser lösen können. Aber dafür muss er sich aus meiner Sicht nicht entschuldigen, sondern das gehört im Fußball dazu“, sagte Baumgart. „Fußball ist ein Fehlersport, und wenn sich jeder Fußballer für einen Fehler entschuldigt, dann machen wir die stark, die von außen immer gerne erzählen, wie es geht.“
Unionfans machen nie einen Spieler zum Sündenbock
Damit meinte er wohl nicht die eigenen Fans. Verzeihung von den Rängen war Nsoki ohnehin gesichert: Zu den goldenen Regeln der Union-Anhänger gehört es unter anderem, dass man die eigene Mannschaft nie auspfeift und einen einzelnen Spieler nie zum Sündenbock macht.
Überflüssig war Nsokis Geste nach dem Spiel trotzdem nicht. Der Gang zur Kurve nach dem Schlusspfiff ist im deutschen Fußball nicht umsonst ein heiliger Brauch. In einer Zeit, in der Fans und Spieler in meist komplett anderen Welten leben, ist er einer der wenigen Momente des direkten Kontakts. Und da gehört es auch dazu, dass sich Einzelne für gute Leistungen feiern lassen oder sich für Fehler mal entschuldigen. Gleichzeitig haben solche Momente immer etwas Widersprüchliches. Einerseits sind sie etwas Intimes zwischen Spielern und Fans, andererseits sind sie an sich auch performativ-öffentliche Rituale, die schnell zu Symbolbildern werden, Narrative verstärken und aus Mücken Elefanten machen können. Insofern ist es auch verständlich, dass Baumgart Nsoki schützen wollte.
Nsoki patzte schon bei seinem Startelfdebüt gegen Wolfsburg
Es war nicht das erste Mal, dass der Franzose zur tragischen Figur wurde. Schon bei seinem Startelfdebüt, einem 0:3 in Wolfsburg im Dezember, rutschte er beim dritten Tor entscheidend aus. Nun war ihm wieder zur Unzeit ein Fehler unterlaufen. Dabei ist der Trend in Wirklichkeit deutlich positiver beim Franzosen.
„Stanley ist jemand, der jede Woche immer besser wird, klarer wird, gute Aktionen hat“, sagte der Trainer und zog stattdessen sich selbst in die Verantwortung. Nsoki sei schließlich der dritte UnionSpieler in dieser Saison, der einen Elfmeter auf diese Weise kassiert hat, weil er einen Gegenspieler hinter sich nicht wahrgenommen hat. „Da haben wir vielleicht noch nicht so einen Lerneffekt. Das liegt vielleicht an mir. Da muss ich noch einmal klar machen, dass man nicht einfach nur wild gegen den Ball haut“, sagte Unions Trainer. Eine ausdrückliche Entschuldigung ließ Steffen Baumgart aallerdings aus.
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Il difensore francese Stanley Nsoki (a sinistra)
è stato ancora una volta lo sfortunato protagonista dell'Union.
Un errore individuale e tante domande al collettivo
Dopo lo 0-1 a 'Gladbach, all'Union si accende il dibattito sull'errore di Stanley Nsoki.
L'allenatore lo difende, ma critica la squadra.
«Stanley è uno che migliora ogni settimana,
diventa più lucido, fa ottime azioni».
- Steffen Baumgart, allenatore dell'Union
2 marzo 2026 - Der Tagesspiegel
di Kit Holden
Stanley Nsoki sabato non ha voluto nascondersi. Pochi minuti dopo il fischio finale, il difensore francese dell'Union si è presentato davanti al settore ospiti del BorussiaPark, rivolgendo una sorta di scuse silenziose ai tifosi berlinesi in trasferta al seguito della squadra.
Per molto tempo era sembrato che l'Union, nonostante una prestazione debole, avrebbe portato a casa un punto da Mönchengladbach. Ma quando Nsoki ha cercato di liberare l'area al 90', e invece ha colpito a una gamba Hugo Bolin. Dopo una verifica VAR, è stato giustamente assegnato un rigore.
È stato un momento amaro per Nsoki. Dopo i primi mesi difficili, il giocatore in prestito aveva appena iniziato ad affermarsi nell'Union. Ora, era il principale responsabile della sconfitta per 0-1 a 'Gladbach. Forse era solo buona educazione da parte sua scusarsi. Tuttavia, il ruolo di Nsoki ha scatenato una piccola discussione. Sui riflessi e i rituali del calcio, sulla responsabilità individuale e collettiva e sulla questione di se e quando un calciatore debba scusarsi.
Perché per quanto l'errore sia stato evidente, nessuno ha voluto dargli troppo peso. “Non dobbiamo guardare alla singola situazione, ma a ciò che abbiamo trascurato nei 90 minuti”, ha detto il difensore Leopold Querfeld, compagno di reparto di Nsoki.
Steffen Baumgart ha usato toni simili. Dopo la partita, l'allenatore dell'Union ha criticato duramente se stesso e la sua squadra, parlando di una “partita completamente deludente da parte nostra, sotto molti aspetti”. Tuttavia, ha espressamente difeso Nsoki. "Stanley ha giocato molto bene. Non è stato abbastanza veloce in quella situazione, avrebbe potuto risolverla meglio, ma non deve scusarsi per questo, fa parte del calcio“, ha detto Baumgart. ”Il calcio è uno sport in cui si commettono errori, e se ogni calciatore si scusa per un errore, allora rafforziamo coloro che dall'esterno amano sempre dire come si fa".
I tifosi dell'Union non fanno mai di
un giocatore un capro espiatorio
Con questo non si riferiva certo ai propri tifosi. Il perdono da parte degli spalti era comunque assicurato a Nsoki: una delle regole auree dei tifosi dell'Union è quella di non fischiare mai la propria squadra e di non fare mai di un giocatore un capro espiatorio.
Il gesto di Nsoki dopo la partita non è stato comunque superfluo. Nel calcio tedesco, andare sotto la curva dopo il fischio finale è una tradizione sacra, e non a caso. In un'epoca in cui tifosi e giocatori vivono in mondi completamente diversi, è uno dei pochi momenti di contatto diretto. E fa parte di questo anche che i giocatori vengano festeggiati per le buone prestazioni o si scusino per gli errori. Allo stesso tempo, questi momenti hanno sempre qualcosa di contraddittorio. Da un lato sono qualcosa di intimo tra giocatori e tifosi, dall'altro sono anche rituali performativi e pubblici che possono rapidamente diventare immagini simboliche, rafforzare narrazioni e fare di una mosca un elefante. In questo senso è comprensibile che Baumgart abbia voluto proteggere Nsoki.
Nsoki aveva già commesso un errore al
debutto da titolare contro il Wolfsburg
Non è la prima volta che il francese diventa un personaggio (sportivamente) tragico. Già al debutto da titolare, nella sconfitta per 3-0 a Wolfsburg a dicembre, aveva commesso un errore decisivo sul terzo gol. Ora, ne ha commesso un altro e in un momento inopportuno. In realtà, però, la tendenza del francese è decisamente positiva.
“Stanley è un giocatore che migliora ogni settimana, diventa più lucido e fa ottime azioni”, ha affermato l'allenatore, assumendosi invece la responsabilità dell'accaduto. Nsoki è infatti il terzo giocatore dell'Union in questa stagione ad aver causato un rigore in questo modo, perché non si è accorto di un avversario alle proprie spalle. “Forse non abbiamo ancora imparato la lezione. Forse è colpa mia. Devo chiarire ancora una volta che non si può semplicemente colpire il pallone alla cieca”, ha detto l'allenatore dell'Union. Steffen Baumgart non ha però presentato scuse esplicite.
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