Pellizzari, trionfo e lacrime: «È per Casagranda»
Volata - Giulio Pellizzari, 22 anni, precede sul traguardo
Thymen Arensman, 26, e Mattia Gaffuri, 26 (BETTINI)
Giulio dedica il successo all’ex ciclista trentino scomparso a ottobre: «Stefano era il papà della mia ragazza»
22 Apr 2026 - La Gazzetta dello Sport
di SERGIO ARCOBELLI, INVIATO A VAL MARTELLO
Il silenzio della valle delle fragole si incrina di colpo: un urlo, poi le lacrime. Non è soltanto una vittoria, è qualcosa di più profondo. Giulio Pellizzari alza le braccia sul traguardo di Val Martello e un istante dopo cede all’emozione: la seconda tappa del Tour of the Alps, nell’edizione del decennale, è sua. Conquista anche la maglia verde di leader, sullo stesso arrivo che nel 2014 spalancò a Nairo Quintana la strada verso il rosa.
Per il marchigiano è il secondo successo tra i professionisti dopo quello alla Vuelta 2025, ma il peso è diverso, più intimo. «Dedico questa vittoria a Stefano Casagranda, il papà della mia ragazza che non c’è più». Parole essenziali, cariche di significato. Casagranda, scomparso il 1° ottobre 2025 a 52 anni dopo una lunga malattia, aveva lasciato un segno profondo nel ciclismo trentino. «Ci pensavo da un mese. Nel 1998 aveva vinto in questa corsa (si chiamava Giro del Trentino; ndr) ad Arco quando io non ero ancora nato», racconta Pellizzari, intrecciando passato e presente. E proprio ad Arco di Trento si concluderà la tappa odierna, 174,5 km con partenza da Laces. «Volevo dedicargli la vittoria. A lui e alla mia fidanzata Andrea, sua figlia, anche lei ciclista, con la quale sto vivendo una storia bellissima».
Arrivo
In corsa Pellizzari costruisce con pazienza e lucidità. Nella volata a sei non esita: batte Arensman e Gaffuri, alla prima top 3 di rilievo. Alle spalle di Bernal, quarto, ci sono Vlasov e un lodevole Lorenzo Finn, preziosi nel lavoro di squadra della Red Bull in una giornata ricca di salite. Il successo di tappa, scattata da Telfs, in Tirolo, è anche una dichiarazione: Giulio può vincere, sa farlo. In vista del Giro d’Italia, dove proverà a migliorare il sesto posto del 2025, difende ora una leadership fragile, quattro secondi sull’olandese Arensman. «Negli anni scorsi mi mancava la mentalità vincente», ammette. Questa volta, però, ogni fatica aveva un nome e un volto: la dedica è arrivata a destinazione. E lassù, Stefano, potrà sorridere.
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