Una sfida MONUMENTALE
FIANDRE MAI VISTO
CON I FANTASTICI 4
ASSALTO A POGACAR
L’iridato va a caccia del tris.
Per la prima volta tutti insieme in una classica Monumento: sarà uno show
5 apr 2026 - La Gazzetta dello Sport - Milano
di ARCOBELLI, SCOGNAMIGLIO
Stavolta l’attesa ha trasmesso vibrazioni così intense come mai era capitato, almeno nella storia recente. Il Giro delle Fiandre, che oggi scriverà il capitolo 110 di un romanzo cominciato nel 1913, ha già tutto ciò che serve per essere considerato l’università del ciclismo: i Muri, il pavé, un pubblico a bordo strada che sfiora il milione di persone e non teme confronti per competenza e passione. E se questa è la cornice, il quadro è persino migliore, a cominciare dalla sfida stellare tra i Fantastici 4 che mai si era vista, se non ai Mondiali. Su tutti Tadej Pogačar, e chi altrimenti, che in maglia iridata dopo aver finalmente conquistato la Sanremo, al sesto assalto - vuole servire il tris alla Ronde. Anche un fuoriclasse totale come lui, però, dovrà sudarselo contro Mathieu van der Poel, l’uomo-Fiandre per eccellenza che a sua volta può arrivare a quattro trionfi, record; Wout Van Aert, una serie infinita di piazzamenti che prima o poi dovrà pur avere una fine; Remco Evenepoel, scheggia impazzita che non è nato per recitare da comparsa, mai. E dunque sì: l’aria del kolossal hollywoodiano, in una corsa magnifica che mischia alla perfezione tradizione e modernità, c’è tutta. In passato, nemmeno la Seconda Guerra Mondiale e il Covid sono riusciti a fermare questa impareggiabile festa di popolo.
Relazioni
Dicono che Tadej Pogacar sia così in forma, e così favorito, da ispirare un paragone di questo tipo: se Lionel Messi si trovasse a calciare un rigore a porta vuota, potrebbe mai sbagliarlo? In realtà al Fiandre le cose sono ben più complicate, ma non c’è dubbio che lo sloveno si consideri un uomo in missione. E se dopo la volata mozzafiato in via Roma contro Tom Pidcock trionfasse a Oudenaarde – in fondo a 278 chilometri e 16 Muri, il via da Anversa – sarebbe in tabella per centrare tutti i Monumenti nella stessa stagione, come nessuno mai, in attesa della Roubaix di domenica prossima: «Qui c’è una atmosfera speciale, la sento sulla pelle e dentro di me. Penso di essere pronto, l’obiettivo è vincere», ha sintetizzato con efficacia. Altra notazione che aiuta a capire come Pogi stia riscrivendo la storia del ciclismo: nel post-Merckx, tutti i vincitori di Tour de France messi insieme avevano conquistato 10 Monumenti complessivamente (cinque Hinault, tre Nibali, due Fignon), mentre lui è a 11 e non ha ancora 28 anni. L’Oude Kwaremont, uno dei Muri-simbolo assieme a Koppenberg e Paterberg, è perfetto per esaltarlo e in passato gli ha già consentito di fare la differenza. Come contenerlo è, per il resto del mondo, la domanda da un milione di dollari.
Livello
Mathieu van der Poel, 73 vittorie in carriera comunque, non ci pensa proprio a partire battuto: è l’ottava partecipazione di fila dal 2019 (quando vinse Alberto Bettiol, ultimo successo azzurro), mai ha fatto peggio del quarto posto. «Ho fatto le stesse cose ottenendo gli stessi risultati in avvicinamento di due anni fa, quando ho trionfato», ha detto. Alla Sanremo non ha retto il ritmo di Pogacar, nella pur vittoriosa E3 ad Harelbeke lo stavano quasi raggiungendo: c’è chi pensa dunque che sia un pochino al di sotto del top, ma è tutto da vedere. Di sicuro sta mostrando un buon livello di condizione Wout Van Aert, che con onestà ha ammesso: «Per i miei risultati, soprattutto negli ultimi tempi, non mi sento all’altezza degli altri tre». Filippo Ganna (assente oggi, punta tutto sulla Roubaix di domenica) mercoledì gli ha servito l’ennesima beffa nella Attraverso Le Fiandre, eppure nessuno si sente di dargli meno di tre stelle su cinque nei pronostici: nel suo piccolo, Wout dalla Sanremo 2020 (vinta) ha corso 14 Monumenti e il peggio è stato un ottavo posto. Festeggia poco, soffre molto, lotta sempre.
Ospite
Poi c’è Remco Evenepoel, e l’attenzione spasmodica che sta suscitando in Belgio il suo debutto – con un evocativo numero 111 - si spiega alla perfezione con un esempio: un furgoncino ha lasciato del terriccio sul Koppenberg che ha reso la sua ultima ricognizione un po’ più complicata, diciamo così, e la cosa è diventata una notizia per tutti i media locali... Ecco perché ha preferito tenere il segreto su una decisione in realtà già presa in inverno. «Se non pensassi di poter vincere, non mi sarei schierato al via. Alla mia squadra precedente (la Soudal-Quick Step, ora è alla Red Bull; ndr) avevo chiesto almeno tre volte di partecipare al Fiandre e me l’avevano sempre negato. La cosa migliore da fare su quei Muri è attaccare». A suo sfavore l’inesperienza del “limare” e di spendere relativamente poche energie per farsi trovare sempre nelle prime posizioni, a favore l’indole e l’innata capacità di poter fare la differenza pure in pianura: Remco è il miglior cronoman al mondo. Guardare negli occhi Pogacar, Van der Poel, Van Aert senza abbassare lo sguardo, credere in ciò che sembra impossibile: è l’ennesima suggestione di un Fiandre che promette di essere memorabile.
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I PRECEDENTI
3 - I Mondiali con Pogačar, van der Poel, Van Aert e Evenepoel insieme al via: i Mondiali su strada in linea 2021 (vittoria Alaphilippe), ‘22 (Evenepoel), ‘23 (Van der Poel)
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Fotofinish - Gianni Bugno nel 1994 alza le braccia
troppo presto e vince col brivido: 2° Museeuw, 3° Tchmil
BUGNO: «Nessun dubbio Vincerà ancora Tadej. Lui è il numero uno»
Il brianzolo trionfò nel ’94: «Pogačar deve isolare gli altri e poi attaccare, Evenepoel un’incognita»
I Fantastici quattro? Pogačar in questo momento non ha avversari
Il Fiandre è una festa nazionale
Perfino il calcio viene spostato al sabato
5 Apr 2026 - La Gazzetta dello Sport
di SERGIO ARCOBELLI
RIPRODUZIONE RISERVATA
Un colpo di pedale, poi le mani al cielo troppo in anticipo e il brivido di vedersi sfilare la vittoria all’ultimo metro. Il Giro delle Fiandre 1994 di Gianni Bugno è rimasto nella storia anche per quell’attimo sospeso tra trionfo e beffa. A distanza di anni, l’ex campione torna su quel giorno (anche allora era Pasqua) e guarda al presente: un nome su tutti, Tadej Pogačar. «Vincerà lui». Senza esitazioni.
Bugno, che ricordo le ha lasciato quel Fiandre del 1994?
«Un ricordo bellissimo, anche perché non era una corsa adatta alle mie caratteristiche. L’avevo preparata bene, ero stato in Belgio a correre e arrivai pronto. È stata una delle poche volte in cui ho partecipato al Fiandre, non ho mai fatto la Roubaix. Non era semplice inserirla in calendario con tutte le altre corse, ma quell’anno funzionò tutto. Anche se ho rischiato grosso alzando le braccia troppo presto».
Che cosa accadde in quegli ultimi metri?
«Pensavo di aver già vinto. Invece da dietro arrivò Museeuw. Ho rischiato davvero tanto. Suo padre continuava a dire che aveva vinto Johan... invece vinsi io, a casa sua».
Oltre alla vittoria, che cosa le è rimasto?
«Il fascino del Nord. Il pubblico, l’atmosfera, tutto quello che si crea attorno al Fiandre. È una festa nazionale, anzi internazionale del ciclismo. Ricordo che perfino le squadre di calcio giocavano il sabato per lasciare la domenica alla corsa. Era qualcosa di unico».
Oggi, dopo quasi tre anni tornano a sfidarsi Pogacar, van der Poel, Van Aert e Evenepoel. Il suo favorito?
«Pogačar. Per me è il numero uno e non ci sarà neanche corsa. Dietro di lui van der Poel, poi Van Aert e forse Evenepoel».
Lo sloveno è davvero così superiore?
«Lo ha dimostrato: alla Sanremo e alle Strade Bianche. Pogacar ha mostrato una superiorità inequivocabile. È il favorito assoluto».
Che strategia dovrebbe adottare Tadej?
«Una: isolare gli avversari, soprattutto van der Poel. Il percorso gli si adatta, con strappi impegnativi. Deve restare davanti e poi attaccare».
Gli altri hanno possibilità?
«Se van der Poel e Van Aert riusciranno a contrastarlo, allora vedremo una corsa più incerta. Evenepoel invece è un’incognita, soprattutto per la tecnica su questi percorsi».
Remco debutta al Fiandre: che cosa si aspetta?
«Non so quanta esperienza abbia sul pavé. Senza preparazione specifica è difficile. Forse sarebbe stato meglio correre le gare precedenti, ma non sono io il suo direttore sportivo».
Un’ultima previsione: Pogačar può vincere tutte e cinque le Monumento in un anno?
«Per quello che ha dimostrato, sì. È il più forte e ha pure la squadra più forte».
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DONNE
Kopecky, c’è aria di record Longo Borghini ci prova
Si corre oggi la 23a edizione del Fiandre femminile: 164 km con partenza e arrivo (attorno alle 17.45, circa un’ora dopo gli uomini) ad Oudenaarde con 9 Muri, compresi Oude Kwaremont e Paterberg. Favorita Lotte Kopecky (Bel, SD Worx), regina a Sanremo, che può arrivare a 4 successi, record. Tra le italiane, occhi su Elisa Longo Borghini, 1a nel 2015 e 2024, che aveva dovuto saltare la Sanremo per influenza: sarà poi al via, domenica prossima, anche della Roubaix, sua nel 2022.
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