Ciccone, la rosa più cercata cancella ferite e delusioni: «La maglia ripaga di tutto»


(Ansa) Commozione Giulio Ciccone bacia la maglia rosa 
dopo la premiazione sul palco di Cosenza

È il nuovo leader del Giro: «Vivo per emozioni irrazionali»

Riscatto
Nelle otto edizioni a cui aveva preso parte, Giulio si era ritirato in quattro occasioni

13 May 2026 - Corriere della Sera
di Marco Bonarrigo
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COSENZA - In uno sport che misura con il bilancino da farmacista i carboidrati della cena, in maglia rosa va un ragazzo abruzzese che da dieci anni corre spendendo anche energie che non ha: Giulio Ciccone. Giulio per alcuni generoso per altri sprecone, Giulio che se esce una fuga ci si calamita dentro senza pensarci troppo, Giulio che al riparo dal vento (e dai guai) non sa stare, Giulio che quando vince lancia gli occhiali al pubblico adorante fregandosene di multe e possibili squalifiche.

Sempre in prima linea nel mucchio selvaggio di 40 corridori che ieri ha scatenato l’inferno sull’unica salita (il Cozzo Tunno, scusate il nome), Giulio — che fa parte del gruppo di amici di Sinner a Montecarlo insieme ai piloti Fuoco, Giovinazzi e Pier Guidi — ha rosicchiato 2’’ ai rivali allo sprint intermedio e poi 4’’ grazie al terzo posto nella volata sudamericana tra Narváez (Ecuador) e Aular (Venezuela). Due più quattro fa sei e per somma di abbuoni Ciccone si è preso la maglia con 4’’ di vantaggio su Christen e sulla coppia Bernal-Stork. Alle spalle i big si stringono in 10’’.

«La maglia rosa mi aveva stregato da bambino ammirando Pantani. La inseguivo da quando l’ho vista sulle spalle di un collega al mio primo Giro — ha spiegato il corridore della Lidl-Trek — e l’ho puntata, sognata, sfiorata, in certi momenti maledetta. Me la sono presa quando meno me l’aspettavo e mi ripaga di tutto». Tutto per Giulio Ciccone sono otto Giri d’Italia riassumibili in quattro ritiri per cadute e malanni e quattro piazzamenti nelle retrovie dopo altrettanti crolli nella terza settimana. Le tre tappe conquistate con relative imprese (2016 al debutto, 2019 e 2022) non avevano riequilibrato il bilancio: mancava ancora una corrispondenza d’amorosi sensi tra Giulio e il Giro.

Fin dal debutto l’abruzzese aveva mostrato numeri, classe, sfrontatezza per essere considerato l’erede di Nibali e la precoce (troppo?) maglia gialla indossata per due giorni al Tour del 2019 insieme alla casacca a pois finale del 2023 continuarono ad alimentare le speranze. Cicco ha alternato vittorie pesanti (Catalogna, Appennino, Delfinato, Tour of The Alps, San Sebastián) a scivoloni, ritiri, malanni che si sono trasformati in guai grossi come il foruncolo (sì, sul sedere) che gli ha scippato la Vuelta o sfighe assortite come il Covid alla vigilia del Giro 2024 e la caduta sui sanpietrini di Nova Gorica che lo scorso anno gli ha rubato una possibile Top 5.

«Non rimpiango proprio nulla. Io vivo di emozioni anche irrazionali — ha spiegato ieri il nuovo leader — perché il ciclismo moderno mi annoia. Non mi piace correre stando lì fermo e magari finire sesto, settimo, ottavo. Poter indossare una maglia, sentire il calore del pubblico e assorbire quella carica vale più di una singola vittoria».

La banalità cronistica ha imposto di chiedergli se difenderà la maglia rosa e se magari riuscirà addirittura a portarla fino a venerdì sul Blockhaus per la gioia dei corregionali abruzzesi. Ciccone non è cascato nella trappola della retorica o delle false promesse. «Siamo venuti al Giro con una squadra sbilanciatissima sulle volate: la priorità è far vincere Jonathan (Milan, ndr). Voi pensate al Blockhaus, io penso alla durissima tappa di domani (oggi per chi legge, ndr) a Potenza. Quando si scatenerà l’inferno, chi sarà in grado di darmi una mano? Sarà difficile».

Tutto vero, tutto un po’ paradossale. Johnny Milan ha il motore ingolfato fin dalla Bulgaria, l’unico a reggere in salita è il canadese Gee, sulla carta l’uomo per la classifica generale. Uscito malconcio dai Balcani, Gee ha già un minuto abbondante di ritardo in classifica e solo stamattina capirà che ruolo gli verrà assegnato. L’idea è che Cicco se la debba cavare da solo con «molte meno certezze rispetto agli anni passati ma con una leggerezza, una spensieratezza e un ottimismo che non conoscevo». Artigiano di emozioni in un ciclismo ipertecnologico, Giulio di arrivare in rosa almeno domani in piazza Plebiscito a Napoli lo meriterebbe davvero.

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