Ciccone LA ROSA ti dona
GIULIO SI REGALA IL GIORNO PIÙ BELLO «LA MIA OSSESSIONE»
L’abruzzese 3° nella volata di Narvaez corona un sogno:
«Questa maglia è arrivata quando meno me l’aspettavo»
«Volevo a tutti i costi vestire la rosa almeno una volta, ora mi sento più leggero di cento chili»
«La dedico a me e a tutte le persone che fanno sacrifici da mattina a sera»
«Divertire il pubblico conta come vincere, oggi il ciclismo è schiavo dei calcoli»
«Io vivo di emozioni, la maglia rosa è potente: ora la difenderò con tutto ciò che ho»
13 May 2026 - La Gazzetta dello Sport
di CIRO SCOGNAMIGLIO INVIATO A COSENZA
RIPRODUZIONE RISERVATA
Non sa dove guardare, a chi credere, se ciò che è appena accaduto è reale oppure un bellissimo sogno da cui però prima o poi sarà svegliato. «Ma davvero ho la maglia rosa?», chiede sull’orlo della commozione Giulio Ciccone, mentre lancia uno sguardo al cielo e resta diffidente dopo la prima e la seconda conferma. È la terza quella buona, mentre arriva il compagno Derek Gee che lo abbraccia, e solo allora l’abruzzese realizza che non serviranno pizzicotti e cose del genere. Sul traguardo di Cosenza, gli sono bastati i 4 secondi del terzo posto alle spalle dell’ecuadoriano Narváez e del venezuelano Aular, più altri due raccolti per strada: c’è Giulio Ciccone da Brecciarola, Chieti, al comando del Giro d’Italia 109, ripartito ieri dalla Calabria dopo la grande partenza in Bulgaria. «Ho sempre sognato di indossarla, anche solo per un momento, sono cresciuto guardando Marco Pantani – le sue prime parole -. Era diventata un po’ una ossessione e ora mi sento cento chili più leggero, è arrivata quando meno me l’aspettavo. Ora non voglio lasciarla andare via, perché mi piace troppo. La difenderò con tutto ciò che ho». È una grande notizia per l’Italia intera, perché dal 2022 solo Diego Ulissi – per un giorno, l’anno scorso – si era trovato al comando del Giro.
Ambiente
L’atmosfera era speciale già dal mattino, quando a Catanzaro il Giro ha trovato il consueto calore del Sud. Suo malgrado ha dovuto ricevere una brutta notizia il grande favorito Jonas Vingegaard, che ha perso il compagno Kelderman, dolorante. La giornata non ha tradito le attese di una tappa corta, veloce e intensissima, e la salita di Cozzo Tunno ha fatto ben più danni del previsto sotto il ritmo della Movistar (ottimo il nostro Milesi): saltano i velocisti, si deve arrendere la maglia rosa Guillermo Thomas Silva (chiuderà 130° a 12’16”), va in affanno addirittura Egan Bernal. In discesa i giochi si rimescolano e ci sono scintille al Red Bull Km: 6 di abbuono per Jan Christen, 4” per Pellizzari, 2” per Ciccone. L’aria è elettrica, sul traguardo in leggera salita di Cosenza c’è una rosa da andarsi a prendere: Christen spariglia le carte con un bell’allungo che favorirà il compagno Narvaez, però per Ciccone - ben pilotato da Sobrero viene fuori un terzo posto benedetto che ridà felicità alla Lidl-Trek di Luca Guercilena, dopo le due sconfitte di Jonathan Milan in volata in Bulgaria.
Tifo
Grande concerto o partita di cartello di calcio, il livello dei decibel è quello quando Ciccone si ritrova sul podio e poi riflette a mente leggermente più fredda su quanto accaduto e su ciò che sarà: è venuto al Giro senza velleità di classifica generale, ma per inseguire successi di tappa, ora però l’obiettivo diventa di tenere il primato almeno fino a venerdì, quando la corsa arriverà nel suo Abruzzo fino al terribile Blockhaus. Possibile ma non scontato, perché oggi verso Potenza ci sono 4000 metri di dislivello e la classifica resta cortissima: a 4” ci sono Christen, Stork e Bernal; Pellizzari è a 6”, Vingegaard a 10”. «La maglia rosa per un italiano è preziosa. Si prova una grande emozione. Non vedo l’ora di indossarla in gara. La dedico a me e a tutte le persone che fanno sacrifici, che sono tanti, dalla mattina alla sera. Sto vivendo un momento che ripaga un po’ di tutto».
Sentimenti
Anche quando andò in maglia gialla al Tour, sette anni fa, non vinse la tappa: secondo, alle spalle di Dylan Teuns, a La Planche des Belles Filles. La storia si è ripetuta, ma naturalmente Ciccone è lo stesso per certi aspetti, diverso per altri: «Tutto è diventato molto più difficile ed esasperante. Ogni risultato richiede maggiore dedizione, molti più sacrifici e preparazione. Io sono un po’ più vecchio, adesso a 19 anni si va già fortissimo mentre io dovevo ancora trovare la mia strada a quell’età. Non è cambiata però la mentalità che ho: lavorare, continuare a crescere, non fermarsi. E sono più consapevole nell’andare a caccia del risultato pieno dopo averlo programmato, lasciando meno al caso». Il Giro gli aveva già dato tanto – tre successi di tappa, la maglia azzurra della montagna nel 2019 – ma pure tolto, vedi la caduta dell’anno scorso quando poteva salire sul podio. Ha vissuto momenti difficili come nel periodo del Covid, oppure per una infezione nella zona del soprassella. Ma è sempre rimasto se stesso: «Divertire il pubblico conta almeno quanto vincere. A me a volte annoia il ciclismo moderno, troppo schiavo di calcoli e piazzamenti. Stare lì immobile per arrivare sesto o settimo, quarto oppure ottavo, non fa per me. Io vivo di emozioni, questa rosa è potente come sensazione». E gli dona. Gli dona tantissimo.
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Che amicizia con Sinner Gli idoli Pantani e Senna
L’invito
Il corridore della Lidl-Trek ha invitato Jannik:«Sarebbe molto bello se venisse al Giro...»
13 May 2026 - La Gazzetta dello Sport
di CIRO SCOGNAMIGLIO
RIPRODUZIONE RISERVATA
Non era passato troppo tempo dall’apoteosi di Giulio Ciccone ed ecco la storia su Instagram pubblicata dal grande amico Jannik Sinner. Il numero 1 del tennis ha “taggato” Giulio e scritto maglia rosa. Poi, a quanto postato in serata dall’abruzzese, ha risposto con un cuore. Naturale: è noto il grande legame che c’è in questo piccolo gruppo “sportivo” che fa base a Montecarlo e comprende pure i piloti Antonio Giovinazzi e Alessandro Pier Guidi.
Uniti
Capita che pedalino insieme, hanno condiviso gli ultimi due Capodanni a cena. Prima del via della corsa rosa, in Bulgaria, avevamo fatto notare a Ciccone che la finale di Roma, che Sinner spera di raggiungere, è lo stesso giorno – domenica – del traguardo in salita di Corno alle Scale. «Sarebbe bello che Jannik una volta venisse al Giro – ci aveva risposto -. Il mio invito è scontato! Il problema è che i programmi non coincidono più di tanto. Lui fa una vita bella tosta. È super-pieno di impegni, ma se dovesse capitare un giorno la possibilità, non si tirerebbe indietro». Ciccone è un estroso non solo in bicicletta, la fantasia fa parte del carattere e delle doti. Era riuscito a stupire anche Annabruna Di Iorio, che ora è sua moglie. Nell’agosto 2022 le aveva fatto la proposta di matrimonio sul palco del... “Jova Beach Party”, a Vasto, davanti a 20.000 spettatori. Jovanotti è un grande appassionato di ciclismo, molto amico dell’ex ct azzurro Daniele Bennati. «Mi vuoi sposare?», la domanda di Giulio, e il sì di Annabruna è arrivato sulle note di Serenata Rap, una delle più celebri canzoni di Lorenzo Cherubini che ha collaborato nell’organizzazione della sorpresa. Ciccone sa volare in bici e con la testa, anche se tecnicamente preferisce stare con i piedi per terra perché non ama troppo prendere aerei. In Bulgaria era arrivato con un volo privato da Milano Linate assieme agli amici e colleghi Diego Ulissi, Alberto Bettiol e Damiano Caruso. Sì, c’è quel pizzico di sana follia nello spirito di Giulio, che in realtà da piccolo sognava di fare il pilota di Formula 1, e lo dimostra il pantheon dei personaggi che più ama: «Per il ciclismo, Pantani, il mio preferito (sul telaio ha un suo adesivo; ndr). Da bambino vedevo i suoi video e per me è sempre stato come Ayrton Senna, che in questo gruppo ci sta alla grande. Extra-sport, Vasco Rossi».
Origini
Era stato proprio il Giro d’Italia a lanciarlo nel grande ciclismo, con quella vittoria in salita a Sestola vestendo la maglia della Bardiani della famiglia Reverberi, 17 maggio 2016: il primo successo da professionista, a 21 anni e 149 giorni. Era salito in bicicletta a 7 anni, seguendo papà Roberto, e si era messo in evidenza tra i dilettanti con la maglia della Colpack quando si era trasferito nella Bergamasca, conquistando tra l’altro la Bassano-Montegrappa. Quel giorno, a Sestola, dovette specificare: «Non sono parente di Madonna, la cantante, ma portiamo lo stesso cognome (il vero nome della superstar è Madonna Louise Veronica Ciccone; ndr). Suo padre, Silvio Ciccone, era legato a Pacentro, in provincia de L’Aquila». Adesso non ce n’è più bisogno: Ciccone è uno dei nostri simboli, e non solo per le vittorie. Terzo al Lombardia 2024, 2° alla Liegi 2025: la rosa ha un proprietario degnissimo.
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GIULIO CICCONE
Nel 2025 re a San Sebastian e 2° alla Liegi
Nato a Chieti il 20 dicembre 1994, è passato pro’ con la Bardiani-Csf nel 2016. Dal 2019 è alla Trek (ora Lidl-Trek) con cui ha un contratto fino al 2027. Tra i 14 successi, spiccano la Classica di San Sebastian 2025 e 3 tappe al Giro d’Italia: Sestola 2016, Ponte di Legno 2019, Cogne 2022. Ultimo azzurro a vestire la maglia gialla al Tour de France (due giorni nel 2019), ha conquistato la casacca degli scalatori sia al Giro d’Italia (nel 2019) sia al Tour (nel 2023).
È stato terzo al Lombardia 2024 alle spalle di Pogacar ed Evenepoel, e secondo alla Liegi-Bastogne-Liegi 2025 dietro a Pogacar. Miglior piazzamento in un grande giro: 11° al Tour 2024. Al Giro, 16° nel 2019.
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Maglia rosa e gialla Ci sono riusciti diciassette italiani
Ciccone è il 17° corridore italiano capace di indossare almeno per un giorno le maglie di leader al Giro d’Italia e al Tour de France. Prima dell’abruzzese ci sono riusciti: Learco Guerra, Gino Bartali, Fiorenzo Magni, Fausto Coppi, Gastone Nencini, Felice Gimondi, Giancarlo Polidori, Italo Zilioli, Francesco Moser, Guido Bontempi, Claudio Chiappucci, Mario Cipollini, Ivan Gotti, Marco Pantani, Vincenzo Nibali e Fabio Aru.
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Arrivo
1. Narvaez (Ecu)
2. Aular (Ven)
3. Ciccone
4. Turner (Gb)
5. Pinarello
6. Eulalio (Por)
7. Van Eetvelt (Bel)
8. Ulissi
9. Raccagni Noviero
10. Valgren (Dan)
18. Vingegaard (Dan) 38. Pellizzari
Classifica
1. Ciccone
2. Christen (Svi) a 4’’
3. Stork (Ger)
4. Bernal (Col)
5. Arensman (Ola) a 6’’
6. Pellizzari
7. Van Eetvelt (Bel) a 10’’
8. Mas (Spa)
9. Beloki (Spa)
10. Hirt (Cec)
11. Vingegaard (Dan)
Oggi 5ª tappa
Praia a MarePotenza, 203 km
In tv
Rai Sport 11, Rai 2 dalle 14, Eurosport 1, HBO Max, discovery+ dalle 12
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NARVAEZ ANCORA TU LA UAE SORRIDE ANCHE SENZA YATES
La terza vittoria di tappa dell’ecuadoriano al Giro è ossigeno per la squadra decimata dagli infortuni
13 May 2026 - La Gazzetta dello Sport
di SERGIO ARCOBELLI INVIATO A COSENZA
RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra Jhonatan Narváez e il Giro d’Italia è davvero un amore infinito. Non solo lo slogan del romanzo rosa, ma una storia che continua a ripetersi. A Cosenza il corridore ecuadoregno della UAE-XRG ha conquistato la terza vittoria di tappa della sua carriera alla corsa Gazzetta, battendo in volata il venezuelano Aular e Ciccone al termine di una giornata consumata sul filo della resistenza e dell’orgoglio. «Una frazione durissima», racconta Narváez ancora con il fiatone, subito dopo uno sprint potente e perfetto. Una vittoria costruita anche con la testa, oltre che con le gambe, perché appena tre giorni prima la sua squadra aveva vissuto uno choc pesantissimo perdendo tre corridori (Vine, Soler e Adam Yates) in una tappa. Un colpo che avrebbe potuto spezzare il morale di chiunque.
Riscatto
La voglia di reagire dopo i tre ritiri era troppo forte. Così Narváez e Jan Christen, il giovane compagno diventato maglia bianca, hanno corso come se la squadra fosse ancora al completo anziché in cinque. «L’attacco di Jan non era pianificato. Ha provato a prendersi la maglia rosa, è un ragazzo giovane e molto forte. Deve ancora imparare a correre bene. Per me è stata soprattutto una questione di gestione degli ultimi chilometri». Dopo il ritmo feroce della Movistar sulla salita del Cozzo Tunno, Jhonatan ha aspettato il momento giusto e ha colpito con quella sua esplosività che negli anni lo ha reso uno dei corridori più imprevedibili e completi del gruppo. L’Ecuador torna così a brillare al Giro. Impossibile non pensare a Richard Carapaz e al trionfo nella generale del 2019. Narváez, nato a Playón de San Francisco, è ormai legatissimo alla corsa rosa. Quella di Cosenza è infatti la sua terza vittoria di tappa dopo quelle conquistate nel 2020 e nel 2024, quando vestiva ancora la maglia della Ineos. E proprio il successo del 2024 resta forse il simbolo perfetto del suo carattere. A Torino, sullo strappo di San Vito, riuscì a restare incollato alla ruota di Tadej Pogacar per poi batterlo allo sprint. Dietro di lui finirono Schachmann e lo stesso sloveno, che il giorno successivo gli avrebbe tolto la rosa impedendogli di custodirla dalla prima all’ultima tappa. E poi c’è il soprannome che si porta dietro da sempre: El Lagarto, la lucertola. «In origine era di mio fratello, anche lui ciclista. Mi chiamano così perché questo animale mangia molto velocemente (ride, ndr)». Dietro questo sorriso, però, c’è anche tanta sofferenza. Jhonatan arrivava al Giro con pochissimi giorni di corsa nelle gambe. A gennaio, durante il Tour Down Under — un anno dopo averne vinto la classifica generale — una bruttissima caduta gli aveva provocato la frattura delle vertebre toraciche. «Sono rimasto a letto quindici giorni. Mia moglie Genesis si è presa cura di me». Ora si è ripreso tutto con gli interessi.
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Nell’edizione 2024 volata a Torino e maglia rosa
Nel 2024, nella 1ª tappa da Venaria Reale a Torino, Jhonatan Narváez beffò in volata Schachmann e Pogacar indossando la rosa. Aveva già vinto al Giro nel 2020
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OCCHIO A...
Pellizzari scatenato
SFIDA VINGEGAARD PER L’ABBUONO E GUADAGNA 4”: «COLGO L’ATTIMO»
Giulio secondo al traguardo volante davanti al danese, che perde il compagno Kelderman
13 May 2026 - La Gazzetta dello Sport
di SERGIO ARCOBELLI INVIATO A COSENZA RIPRODUZIONE RISERVATA
Quattro secondi non cambiano un Giro d’Italia. Ma possono cambiare un’atmosfera, un equilibrio, forse perfino una convinzione. Nella prima tappa italiana di questa edizione della corsa rosa, Giulio Pellizzari esce col sorriso e con un piccolo tesoro in classifica. Jonas Vingegaard, invece, ha perso uno degli uomini più preziosi della sua Visma | Lease a Bike: Wilco Kelderman, costretto al ritiro per le conseguenze della caduta nella seconda tappa. Una giornata che pesa più di quanto dicano i numeri. Perché mentre Vingegaard si ritrova con un gregario in meno, Pellizzari si gode una squadra ancora compatta attorno a sé e soprattutto un segnale forte dato alla corsa. Al Red Bull KM, il giovane italiano non si è nascosto. Ha visto l’occasione e si è buttato nello sprint per gli abbuoni. Jonas non ha avuto la stessa brillantezza. Alla fine Pellizzari ha conquistato il secondo posto dietro allo svizzero Jan Christen, portandosi a casa 4 secondi preziosi proprio sul due volte vincitore del Tour. Potevano essere addirittura sei, ma sulla linea Giulio è stato beffato dal corridore della UAE, protagonista di una volata al limite che ha fatto infuriare il marchigiano . «Perché l’ho indicato? Perché con il suo modo di correre ha già rotto il bacino a un mio compagno, non volevo rischiare anche oggi…», ha spiegato Pellizzari, ancora visibilmente irritato per quanto accaduto con Christen negli ultimi metri. Un episodio che racconta anche il carattere del talento italiano, aggressivo e senza timori reverenziali davanti al gran favorito del Giro Vingegaard. «C’era quest’occasione, con dei secondi in palio», ha raccontato al traguardo di una tappa caratterizzata dal forcing della Movistar sul Cozzo Tunno: «Hanno tirato molto forte».
Vingo perde Wilco
Pellizzari adesso guarda Vingo dall’alto, seppur per appena quattro secondi. Un margine minimo, certo. Ma sufficiente per accendere entusiasmo e speranze in attesa delle grandi montagne. Sul fronte Visma, invece, il clima è molto diverso. Vingegaard perde Kelderman, veterano del gruppo e uomo chiave. Professionista dal 2012, terzo al Giro nel 2020, l’olandese soprannominato il “serpente di Amersfoort” era uno degli scudieri più affidabili del danese, già al suo fianco nella vittoria della Vuelta dello scorso anno e nel trionfo di Simon Yates dodici mesi fa. «È un duro colpo per noi. Avevamo molto bisogno di lui. Quindi è una grande sfortuna», ha ammesso Vingegaard. Il direttore sportivo Marc Reef ha spiegato che la decisione è maturata durante il giorno di riposo: «Il dolore aumentava, ha dovuto decidere di abbandonare la corsa». La Visma prova a rassicurare l’ambiente: «Per il momento non cambia molto, perché avevamo un piano e possiamo portarlo avanti coi sette corridori che abbiamo ancora qui. Certo, a seconda di come si evolverà la situazione in classifica generale, potremmo valutare se sarà necessario adattarci, è davvero difficile dirlo ora. Nelle tappe dei prossimi giorni, con i sei corridori che abbiamo ancora intorno a Jonas possiamo gestire ogni situazione». Ma il peso dell’assenza di Kelderman si sentirà soprattutto nella terza settimana, quando Sepp Kuss e Davide Piganzoli saranno chiamati agli straordinari.

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