I forzati del Giro da Sofia a Catanzaro: "Siamo un circo"
Il danese Jonas Vingegaard, 29 anni,
è uno dei favoriti per la vittoria del Giro 2026
LUCA BETTINI/AFP.
I forzati del Giro da Sofia a Catanzaro "Siamo un circo"
Lunghi trasferimenti i corridori sono stanchi
Vingegaard: "Si dorme poco e male".
Caruso: "Dovreste provare la nostra vita"
dal nostro inviato COSIMO CITO
la Repubblica - Martedì 12 Maggio 2026
Pagina 40
Catanzaro - Il Giro riparte oggi da Catanzaro con una tappa assai breve, ma non semplice, che arriva a Cosenza. Saranno 138 appena i km, si partirà alle 14. Le squadre sono atterrate in Calabria domenica sera. Dopo la tappa di Sofia, tutti sui pullman e via in aeroporto, destinazione Lamezia Terme su voli charter, arrivo intorno alle 22. In tempi difficili per il traffico aereo, il ciclismo e il Giro sembrano vivere in una bolla in cui tutto è possibile, anche due mega-trasferimenti aerei in tre settimane. Il primo è già alle spalle, il secondo avverrà dopo la penultima tappa in Friuli, verso Roma. Quello dei trasferimenti è un Giro a parte: ai 3.468 km di gara delle 21 tappe, i corridori e i loro staff — una cinquantina di persone a squadra, e le squadre sono 23 — devono sobbarcarsi anche lunghissimi viaggi. A spanne, la somma delle distanze tra città di arrivo e successiva città di partenza quest'anno arriva a 2.515 km totali. Questo secondo Giro, tutto serale e a volte anche notturno, è lo specchio di quello che il ciclismo è oggi. «Un circo che si muove» racconta Damiano Caruso, «in cui gli organizzatori fanno il loro mestiere. Il corridore deve essere bravo a ritagliarsi i suoi momenti di recupero durante questi lunghi viaggi. La cosa peggiore per me è andare a cena alle 10 di sera: devi mangiare come un leone e poi metterti subito a letto. Ed è impossibile prendere sonno. Vorrei che chiunque provasse cosa significa almeno un giorno nella vita essere un corridore». Sebbene il regolamento Uci vieti trasferimenti che vadano oltre la mezzanotte, ieri alcune squadre hanno postato le testimonianze di arrivi in hotel oltre quell'ora. La grande operazione logistica è un danno collaterale, partire dall'estero assicura introiti determinanti per l'organizzazione: la Bulgaria ha messo sul piatto 15 milioni, il doppio di quanto fatto dall'Albania un anno fa, in ogni caso molto di più di quanto un'amministrazione locale italiana sarebbe disposta a sborsare.
Gli organizzatori dei grandi giri versano una quota di partecipazione di circa 60 mila euro per squadra. Quest'anno, dopo una trattativa aspra, le squadre riceveranno circa 130 mila euro ciascuna, oltre a voucher per voli low cost da e per la Bulgaria. Un'altra sfida logistica è quella dello spostamento dei mezzi pesanti. Il loro tragitto è stato ancora più romanzesco: Sofia-Igoumenitsa (in Grecia) su strada, poi traghetto fino a Brindisi e altri 380 km fino a Catanzaro. Ma non era lo sport più green del mondo?
Anche Vingegaard, l'uomo forte di questo Giro, ha sbottato: «Avrei fatto volentieri a meno di questo viaggio. Ho preso con me la mascherina e il gel igienizzante, non sempre ho dormito bene, in hotel di buon livello in questi giorni. Il primo giorno in cui ho dormito davvero bene è stato tra sabato e domenica». Un tempo funzionava così, almeno al Tour: la somma delle stelle degli alberghi per tutte le squadre doveva essere pari alla fine delle tre settimane. Ora si cercano business hotel con enormi parcheggi per i mezzi: pullman, camion cucina, camion dei meccanici, van del seguito. Correre le tappe, in tutto questo, è la cosa più facile, a volte persino la più riposante.
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