La dieta impossibile del maratoneta


Sotto le 2 ore a Londra con un «pasto» da 230 grammi

28 Apr 2026 - Corriere della Sera
Marco Bonarrigo
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Il celebre Paradosso del Maratoneta è stato finalmente risolto domenica a Londra. Si sa che per correre i 42 chilometri in meno di due ore — lo sforzo più energivoro immaginabile per un essere umano — bisogna assorbire in corsa 100/110 grammi di carboidrati ogni 60 minuti. Se non ci si riesce, si riduce la velocità perché la benzina dei muscoli (il glicogeno) non si esaurisca di colpo o si crolla a bordo strada, scontrandosi con il famigerato muro del maratoneta, che si erge inesorabile tra il 32° e il 38° km.

Il paradosso è che il nostro organismo va in tilt se si supera la soglia dei 50/70 grammi/ora tra gel, barrette e beveroni: la glicemia schizza alle stelle, la nausea diventa insopportabile, la dissenteria è in agguato. Dietro lo straordinario «sub 2 ore» di Sabastian Sawe ci sono un atleta pazzesco, due scarpe-piuma, allenamenti durissimi ma soprattutto un rabbocco in movimento da 115 grammi/ora di carboidrati speciali (il kit costa come una cena gourmet) mai sperimentato prima.

Per mesi Sawe si è allenato indossando una maschera facciale per tracciare con il carbonio-13 come il suo organismo trasforma gli zuccheri in benzina e studiare le miscele giuste per alimentarlo. Domenica ha rabboccato il serbatoio cinque minuti prima del via con 40 grammi di glucosio, fruttosio e carbonato di calcio e poi ogni cinque chilometri ha alternato borracce degli stessi zuccheri, tenute in frigo fino al momento del rifornimento. L’aggiunta di un pizzico di bicarbonato (speciale, ad occhio, considerati i 350 euro al chilo) «tamponava» la produzione di acido lattico, il segreto per schivare la nausea è (secondo chi la produce) la sottilissima matrice in gel che avvolge le molecole di zucchero.

Il consumo delle automobili si misura in litri di benzina per 100 chilometri, Sabastian domenica ha bruciato 230 grammi di carboidrati in 42 chilometri: il doppio di un buon maratoneta, quattro volte quanto sopportato da un amatore. Per riuscirci ha allenato il suo stomaco al pari di gambe e polmoni e ha trovato (in una startup svedese) chimici all’altezza del suo talento. L’attenzione di Sawe all’alimentazione in corsa è la stessa del fenomeno pedalante Tadej Pogačar: per lui la razione di carboidrati è 120 grammi all’ora, soglia un tempo considerata fisiologicamente intollerabile. Messaggio agli amatori: come per la bici di Tadej o le scarpe di Sabastian, anche copiando pedissequamente la dieta-maratona del keniano ci si può far male. Il rischio è correre verso il bagno, non verso il traguardo.

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