Noi, oltre il muro



Domenica a Londra trionfo in 1h59’30” È entrato nel mito

Sabastian Sawe, 31enne keniano, mostra la scarpa di ultima generazione (dal peso di 97 grammi), con la quale domenica a Londra, con 1h59’30”, è diventato il primo uomo nella storia ad abbattere ufficialmente il muro delle due ore. Per lui quattro successi in quattro maratone (media di 2h02’04”). A destra l’abbraccio con Claudio Berardelli, 45enne bresciano residente in Kenya dal 2004, che lo allena dal 2020

Berardelli, coach del primo maratoneta sotto le 2 ore 
«Il record di Sawe? Testa e intensità: non finisce qui» 
«Può arrivare a 1h58’ grazie anche ai metodi italiani»

Sabastian è un uomo speciale: ha un fuoco e una voglia unici
Sono in Kenya da 22 anni: ho moglie e figli. Non tornerò
   - Claudio Berardelli

28 Apr 2026 - La Gazzetta dello Sport
Di ANDREA BUONGIOVANNI

Stasera, dopo un passaggio a Herzogenaurach, località nei pressi di Norimberga, sede di Adidas, suo sponsor tecnico, sarà di ritorno in Kenya. Solo allora, forse, tra la sua gente in festa, capirà appieno la portata dell’impresa compiuta. In calendario c’è già un ricevimento dal presidente William Ruto. Sabastian Sawe, domenica a Londra il primo uomo nella storia a infrangere ufficialmente il muro delle due ore in maratona (1h59’30”), sarà come sempre accompagnato da coach Claudio Berardelli. Ed è proprio al 45enne bresciano che spetta il racconto del dietro le quinte di un exploit del quale, ora, tutto il mondo parla.

Claudio, se l’aspettava? 

«Mi aspettavo una grande prestazione, non che Sabastian scendesse sotto le due ore. Prima della maratona di Berlino di fine settembre, era in condizioni straordinarie. Ma, complice il caldo, l’ha chiusa sopra le 2h02’. A conferma che i calcoli della vigilia sono sempre ipotetici. Non nascondo però, che a quel punto, ho perso qualche sicurezza».

Come avete reagito?

«Sabastian in ottobre ha sofferto di una microfrattura a un piede e in dicembre di mal di schiena. Così, per arrivare a Londra al meglio, visto il tempo perso, abbiamo un po’ forzato la mano».

Che cosa significa?

«In allenamento abbiamo spinto ancor più del solito. Per chilometri, nelle ultime sei settimane dai 200 in su con, prima, una punta di 241. E per intensità».

È un atleta speciale?

«Anche un uomo speciale. Ho seguito tanti campioni: fisiologicamente è unico. E poi in lui c’è qualcosa che non comprendo del tutto. Di spirituale, forse. Ha una profondità d’animo e un’umiltà fuori norma. E un fuoco e una voglia che vanno oltre ogni limite. Vede la moglie e i tre figli, che stanno a un paio d’ore, ogni due weekend, quando si occupa delle sue 70 capre. Ha amato tanto la nonna che l’ha cresciuto: domenica, nel ricordarla, ha pianto».

È questo il suo segreto?

«Le scarpe, gli integratori, le metodologie di lavoro, lo staff che lo circonda: ha le condizioni migliori. Ma non bastano per spiegare quel che fa. Domenica ha corso gli ultimi 2195 metri in 5’51”. Fa 2’40” al km, roba da pista. E ha altri margini».

Da quando lavora con lui?

«Dal 2020, 2021: è arrivato a Kapsabet, a 2000 metri sul livello del mare, dove faccio base da anni e non se s’è più andato».

Lei com’è finito laggiù?

«Studiavo scienze motorie a Milano. Tra i miei mentori più influenti il professor La Torre, attuale dt azzurro. Ho conosciuto Vincenzo Lancini: oggi è il fisioterapista leader del mio gruppo, viene spesso e fa formazione. Mi ha portato in Kenya per un tirocinio. Era il gennaio 2004: avrei dovuto rimanere un mese. Sono trascorsi oltre 22 anni».

Non pensa mai di tornare?

«Non più: ho sposato Claudia, donna turkana dal nome italiano perché di una famiglia vicina a missionari del nostro Paese. Abbiamo due bimbi, Pietro e Filippo, di 6 e 3 anni. Viviamo a Eldoret, a 45’ da Kapsabet, dove da poco abbiamo inaugurato un nuovo centro con 20 camere. Mi sveglio alle 5, faccio avanti e indietro tutti i giorni, ma non mi pesa. Non finisco di imparare».

Si sente ancora italiano?

«Mi sento orgogliosamente figlio dei miei genitori. La prima telefonata dopo la gara, domenica, è stata a papà. Claudia e i bimbi, in estate, stanno da loro un mese e a Natale non manchiamo mai».

Quanta Italia c’è nel suo lavoro?

«Tanta, non fosse che fino al 2015 ho lavorato con Rosa Associati e da allora con la scuderia Demadonna. Devo loro dei grazie».

Quanti atleti segue, adesso?

«Una trentina. Tra i big pure Amos Kipruto, a Londra domenica 4° con 2h01’39” e 1° nel 2022, il bronzo olimpico Benson Kipruto, otto podi di Majors e ultimo re di New York, Emmanuel Wanyonyi, olimpionico e iridato degli 800, Phanuel Kipkosgei, primatista mondiale junior dei 1500 e Brillian Kipkoech che domenica, al debutto sui 42 km, ha vinto ad Amburgo in 2h17’05”».

Sawe dove arriverà?

«Mia moglie dice che è un regalo di Dio. Ha aperto una strada, ora tanti scenderanno sotto le due ore. E l’1h58’ non è lontano. Spero solo ci lascino tranquilli».

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IDENTIKIT

Nato a Brescia l’8 luglio 1980, è cresciuto a Passirano. 
Laureato in scienze motorie, dal 2004 vive e allena in Kenya. 
Fino al 2015 per Rosa Associati, poi con l’agenzia Demadonna. 
Da 10 anni, a Kapsabet, gestisce il 2 Running Club. 
Tra i tanti big seguiti, Martin Lel, Alfred Kirwa Yego, Eunice Sum e Prisca Jeptoo. 
Sposato con la keniana Claudia, ha due figli

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IL NUMERO

1,13 litri - La quantità di liquidi ingeriti domenica da Sawe durante la maratona

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Una delle chiavi dell’exploit di Sabastian Sawe è la capacità di alimentarsi al meglio prima della gara e durante. Anche in questo senso nulla è lasciato al caso. 

Gli atleti del gruppo guidato da Claudio Berardelli, come tanti altri (per esempio quattro dei primi cinque di Londra, l’etiope Yomif Kejelcha escluso, che si appoggia alla spagnola Santa Madre), collabora con la Maurten, azienda leader svedese con base a Göteborg. Alcuni loro specialisti, nel corso dell’ultimo anno, hanno seguito Sawe e il suo team in Kenya per 32 giorni, in sei diversi periodi. 

Lo hanno “allenato” a assorbire e tollerare (cioè digerire) il carico di grandi quantità di carboidrati liquidi, simulando prototipi di giornigara durante normali sedute di allenamento. La tecnologia degli idrogel sviluppata negli ultimi 10 anni, permette a un atleta di ingerire 90/120 grammi di carboidrati liquidi in un’ora senza disagi gastrointestinali. Viene inoltre utilizzato il bicarbonato di sodio per neutralizzare l’accumulo di acido lattico, causa della sensazione di bruciore ai muscoli durante gli sforzi ad alta intensità. 

Sawe, tramite specifici prodotti (Drink Mix), assunti dai giorni precedenti la gara, usa entrambi. Nel grafico proposto, c'è quel che, secondo quanto dichiarato da Joshua Rowe, nutrizionista della Maurten, (Sawe, ndr) ha assunto domenica, prima della maratona e durante. Tenendo presente che l'atleta, per sua ammissione, a colazione ha consumato due fette di pane con del miele e ha bevuto del tè.

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