10 ANNI SENZA CRUIJFF E L’ARTE DI VINCERE CON LE NUOVE IDEE


Leggenda Oranje - Johan Cruijff con la maglia dell’Olanda 
al Mondiale 1974, nel quale perse in finale contro la Germania

Morto il 24 marzo 2016, nessuno ha cambiato il calcio come lui 
Se fosse venuto in Italia...

24 Mar 2026 - La Gazzetta dello Sport
Filippo Maria Ricci

«Se uniamo la sua rilevanza di giocatore a quella di allenatore siamo di fronte alla figura più importante della storia del calcio». Parole di Jorge Valdano, dette pochi giorni fa in un’intervista al quotidiano politico catalano El Periódico. L’argentino sta parlando di Johan Cruijff

Oggi sono 10 anni dalla sua scomparsa e una riflessione su vita, opere ed eredità ideologica di questo olandese trascendentale per la storia del calcio ci pare obbligatoria. Partiamo da un rammarico: che il grande Johan nel 1973 sia finito in Catalogna e non in Italia.

Avrebbe fatto un gran bene al nostro movimento e invece ha fatto volare, mentalmente e sportivamente, il Barcellona e la sua terra. Ha lottato contro il vittimismo catalano, ha demolito il complesso d’inferiorità blaugrana, ha sfidato la dittatura, ha incantato calcisticamente. Tutto da solo, o quasi.

Quando arrivò aveva Rinus Michels, e poi da allenatore si è fatto comprare o ha cresciuto grandi campioni, ma è stato lui a trascinare tutti, in campo e fuori. Dirigenti e tifosi, calciatori e osservatori. Tipo pratico attratto tanto dalla filosofia quanto dal vile denaro, Cruijff ha avuto il merito di capire rapidamente una cosa: per far passare le proprie idee, per imporre concetti nuovi in alcuni casi rivoluzionari, bisogna vincere.

Non basta riempirsi la bocca con parole piene di significato e offrire alla plebe concetti supponenti da altezze vertiginose. Il suo Ajax vinse 3 Coppe dei Campioni in fila. La sua incredibile Olanda è stata una magnifica eccezione, perché il mancato successo ai Mondiali è stato comunque giustificato da due finali perse contro i padroni di casa, la Germania Ovest nel ’74 e l’Argentina nel ’78 (senza però Cruijff, che a quel mondiale non andò, ndr), due sconfitte che sono state sublimate in trionfi ideologici e di costume, estetica e grande calcio. Vittorie morali si diceva. 

Cruijff nel 1974 ha riportato la Liga al Camp Nou dopo 13 anni di dolorosa assenza, con 9 trionfi di un Real Madrid che a torto o a ragione veniva considerato come il club del regime. È vero che poi il Barça non ha rivinto il campionato per altri 10 anni, ma quel successo nel suo primo anno spagnolo fu epocale, cambiò per sempre la storia del club. 

Il Barça del XXI secolo non si spiega senza quel trionfo. Poi quando è tornato al Camp Nou da allenatore, Johan ha portato al Barça 4 Liga in fila (1991-1994), mai successo, e la prima Coppa dei Campioni, strappata beffardamente alla Sampdoria di Mantovani. Era il “Dream Team” del calcio, opposto a quello del basket NBA che si presentò nel ’92 ai Giochi di Barcellona.

Quando è riapparso nel mondo blaugrana come consulente di un giovane avvocato appena eletto presidente, Joan Laporta, Cruijff dopo aver sostenuto il mite Frank Rijkaard ha convinto il massimo dirigente ad affidare la prima squadra a un allenatore senza esperienza che aveva appena vinto il campionato di quarta serie col Barça B: Pep Guardiola. Era il 2008.

Sono passati 18 anni e l’allievo di Johan domenica è arrivato a 40 titoli, secondo nel mondo solo a Sir Alex Ferguson che ne ha conquistati 49, ma in 39 anni di carriera. Il tecnico catalano abbeveratosi per anni alla fonte di Johan ha deciso di innovare sempre e ovunque, Spagna, Germania e Inghilterra. Come Cruijff, Guardiola ha avuto sempre in testa quanto sottolineato all’inizio: non esiste rivoluzione senza vittoria. I detrattori saranno sempre numerosi, agguerriti, affilati e amari: solo il trionfo continuato potrà tenerli a bada, almeno per un po’. 

Per questo sarebbe stato magnifico vedere Cruijff in Italia in quel 1974, la stagione dei grandi referendum sul divorzio e sull’aborto. Il nostro Paese cambiava, il calcio ha fatto decisamente più fatica a liberarsi dei suoi catenacci.

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