La influencia de Johan Cruyff en el fútbol
24 Mar 2026 - Mundo Deportivo
Carles Rexach
Diez años después de su fallecimiento, el recuerdo de Johan Cruyff y su influencia en el fútbol siguen vivos. Como su aura de genio indiscutible del fútbol. Ya llegó al Barcelona como una estrella mundial, joven pero habiendo ganado Copas de Europa y valorado como la gran perla mundial. Su llegada fue sin duda lo que nos faltaba en aquel Barça y provocó unas expectativas altas. Todos llegaron a pensar que se podía ganar la Liga. Y así fue. Conseguirlo fue espectacular, catorce años después del título anterior, y la figura de Cruyff ya arraigó para siempre. Su estancia en el Barcelona como jugador revolucionó el equipo y le convirtió en un ídolo, pero no fue objeto de un análisis profundo, más allá de sus habilidades técnicas. Fue su etapa como entrenador la que supuso un antes y un después: su concepto futbolístico y táctico. Era el sistema de Michels, pero mejorado. Introdujo muchos conceptos tácticos, un fútbol más inteligente, con él se comenzó a introducir mucha más información en el fútbol. Antes todo era “tienes que correr más que el rival”. Ahora se conoce todo de todos los jugadores e incluso de los entrenadores. Con él, se dio un paso adelante evidente.
Y fue un hombre innovador, muy decidido: si algo salía mal, seguíamos adelante, no pasaba nada, porque a él se le permitían errores que a otros no. Dio una nueva dimensión al juego y aportó una filosofía de ir siempre al ataque.
Eso es lo que más recuerda de él el Barça actual: ir siempre de cara a barraca. Ha habido una época en la que el fútbol ha sido mucho de control, de posesión y un poco aburrido. Cuando ves un equipo, como por ejemplo el Rayo el otro día, queriendo ganar es de agradecer. Podía haber empatado, pero perdió 1-0 y ves un buen partido de fútbol.
Ahora lo veo en equipos más modestos, como el Rayo o el Celta, que ganaba 3-0, pero le metieron 4. Le importa más marcar que no encajar. Lo del día del Rayo es normal: inconscientemente, después de un partido de Champions te relajas. Sales dormido, casi te marcan y el rival se va creciendo. Y en el fútbol actual, nadie gana con las manos en los bolsillos.
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24 Mar 2026 - Mundo Deportivo
Dagoberto Escorcia
Me ha llamado mucho la atención que varios medios cuando han querido recordar a Johan Cruyff hablen de “diez años sin Cruyff”. Es una verdad si nos aferramos al sentido más puro de la frase. Hace diez años murió. Pero en realidad, hablando con mis amigos de Cambrils tiene la razón Marc cuando dice: “Cruyff siempre estará con nosotros. Vive entre nosotros”. Totalmente cierto. Cruyff llegó como jugador para dejarnos recuerdos inolvidables, y volvió como entrenador para cambiar profundamente la mentalidad del barcelonismo, para practicar un fútbol incomparable que cautivó al mundo, para convertir al socio en un aficionado ganador y orgulloso del estilo de su equipo. El culé dejó de llorar para vivir ilusionado.
Por todas estas razones, Cruyff siempre estará presente en el barcelonismo. Es un personaje inolvidable no solo para el socio, también para aficionados de otros países y para los medios de comunicación. Enseñó otro lenguaje. Buscó siempre mejorar el juego, practicar un tipo de fútbol que convenciera y ganara. El Barça tenía que ser el dueño del balón. Sus entrenamientos causaban admiración y todos los jugadores sabían perfectamente quién era el sabio del vestuario, quién sabía más que ellos, y que su palabra era indiscutible. Cruyff no solo imponía sus criterios. Convencía. Daba cátedra cada vez que concedía una entrevista. Para todos no solo fue un genio como jugador sino que su mayor relevancia la ejecutó como técnico. Para muchos Johan Cruyff es y será siempre la Biblia del barcelonismo.
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L'influenza di Johan Cruijff sul calcio
24 marzo 2026 - Mundo Deportivo
Carles Rexach
A dieci anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Johan Cruijff e la sua influenza nel calcio sono ancora vivi. Così come la sua aura di indiscusso genio del calcio. Era già arrivato al Barcellona come una stella mondiale, ancora giovane ma con alle spalle la vittoria di (tre) Coppe dei Campioni (consecutive) e considerato la grande perla del calcio mondiale. Il suo arrivo era ciò che mancava a quel Barça e suscitò grandi aspettative. Tutti arrivarono a pensare che si potesse vincere la Liga. E così è stato. Raggiungere l'obiettivo è stato spettacolare, quattordici anni dopo il titolo precedente, e la figura di Cruijff si è radicata per sempre. La sua permanenza al Barcellona come giocatore ha rivoluzionato la squadra e lo ha trasformato in un idolo, ma non è stata oggetto di un'analisi approfondita, al di là delle sue doti tecniche. È stato il suo periodo come allenatore a segnare un prima e un dopo: la sua concezione calcistica e tattica. Era il sistema di (Rinus) Michels, ma migliorato. Introdusse molti concetti tattici, un calcio più intelligente; con lui si cominciarono a introdurre molte più informazioni nel calcio. Prima era tutto “devi correre più dell’avversario”. Ora si sa tutto di tutti i giocatori e persino degli allenatori. Con lui, si fece un evidente passo avanti.
E poi era innovativo, molto determinato: se qualcosa andava storto, andavamo avanti, non succedeva niente, perché a lui erano concessi errori che ad altri non lo erano. Ha dato una nuova dimensione al gioco e ha apportato una filosofia di andare sempre all’attacco.
Questo è ciò che l'attuale Barça ricorda di più di lui: andare sempre all'attacco. C'è stato un periodo in cui il calcio era tutto incentrato sul controllo, sul possesso palla e un po' noioso. Quando vedi una squadra, come ad esempio il Rayo (Vallecano) l'altro giorno, che vuole vincere, è una cosa apprezzabile. Avrebbe potuto pareggiare, ma ha perso 1-0 e si è vista una bella partita di calcio.
Ora lo vedo in squadre più modeste, come lo stesso Rayo o il Celta, che stava conducendo 3-0, ma poi ne ha presi 4. A loro importa più segnare che non subire gol. Quello che è successo contro il Rayo è normale: inconsciamente, dopo una partita di Champions League ti rilassi. Esci addormentato, quasi subisci un gol e l'avversario cresce. E nel calcio attuale, nessuno vince con le mani in tasca.
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Cruyff vivrà per sempre nel Barça
24 mar 2026 - Mundo Deportivo
Dagoberto Escorcia
Mi ha colpito molto il fatto che diversi media, nel voler ricordare Johan Cruijff, parlino dei «dieci anni senza Cruyff». È vero, se ci atteniamo al senso più letterale della frase. È morto dieci anni fa. Ma in realtà, parlando con i miei amici di Cambrils, ha ragione Marc quando dice: «Cruijff sarà sempre con noi. Vive tra noi». Assolutamente vero. Cruijff è arrivato come giocatore per lasciarci ricordi indimenticabili, ed è tornato come allenatore per cambiare profondamente la mentalità del barcelonismo, per praticare un calcio incomparabile che ha affascinato il mondo, per trasformare il socio in un tifoso vittorioso e orgoglioso dello stile di gioco della propria squadra. Il culé ha smesso di piagnucolare per invece vivere con entusiasmo.
Per tutti questi motivi, Cruijff rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi del Barcellona. È una figura indimenticabile non solo per i soci del club, ma anche per i tifosi di altri Paesi e per i media. Ha insegnato un altro linguaggio. Ha sempre cercato di migliorare il gioco, di praticare un calcio che vincesse e convincesse. Il Barça doveva essere padrone del pallone. I suoi allenamenti suscitavano ammirazione e tutti i suoi giocatori sapevano perfettamente chi era il saggio dello spogliatoio, chi ne sapeva più di loro, e che la sua parola era indiscutibile. Cruijff non si limitava a imporre i propri criteri. Convinse. Dava lezioni ogni volta che rilasciava un'intervista. Per tutti non è stato solo un genio come giocatore, ma ha raggiunto la sua massima rilevanza come allenatore. Per molti, Johan Cruyff è e sempre sarà la Bibbia del barcelonismo.

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