Addio a Carmine Castellano: storico direttore del Giro d'Italia, aveva 89 anni
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L'avvocato fu patron della corsa rosa dal 1993 al 2005, introducendo salite poi divenute celebri come il passo del Mortirolo, lo sterrato del Colle delle Finestre e lo Zoncolan
Luca Gialanella
La Gazzetta dello Sport

Da Sant'Agnello a Pantani
L'avvocato fu patron della corsa rosa dal 1993 al 2005, introducendo salite poi divenute celebri come il passo del Mortirolo, lo sterrato del Colle delle Finestre e lo Zoncolan
Luca Gialanella
La Gazzetta dello Sport
24 marzo 2026

Una vita in rosa
Il Giro d’Italia ha perso una figura storica, che ha fatto entrare la corsa rosa nel ciclismo contemporaneo e l’ha portata a livelli mondiali. È morto l’avvocato Carmine Castellano, per tutti Elo: aveva 89 anni. È stato il terzo patron del Giro dopo personaggi leggendari come Armando Cougnet (fece nascere la corsa nel 1909) e Vincenzo Torriani (dal 1946), del quale fu collaboratore sin dal 1974 per le tappe in Campania e nel sud Italia. Poi dal 1993 al 2005 Castellano è stato il direttore unico della corsa, anche se per le condizioni di salute di Torriani già dal 1989 il Giro l’aveva preso in mano e lo disegnava lui.

Castellano con la maglia rosa Tony Rominger al Giro del 1995
Una vita in rosa
Usciva dal tettuccio dell’ammiraglia del Giro elegante con la sua cravatta, e con quel sorriso che confortava e ti metteva di buon umore. Pacato, mai una parola sopra le righe, aveva un rapporto strettissimo, simbiotico, con Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport, e il giornale per Castellano era veramente la sua casa.
Tanto che il suo libro-eredità, uscito nel 2015, si intitola “Tutto il rosa della mia vita”. Dalle loro idee nacque la partenza del Giro d’Italia da Atene nel 1996, il momento più alto della sua esperienza di direttore della corsa rosa: per celebrare i cento anni della Gazzetta e dell'Olimpiade moderna, nel nome di quei principi dell’olimpismo che fanno parte dell’anima del nostro giornale. Si devono a Castellano anche altre scoperte tecniche che ancora adesso contraddistinguono la corsa e ne sono un vanto: la scoperta del passo del Mortirolo, la salita valtellinese che è entrata nel Giro nel 1990 e che poi dal 1994 con l’impresa di Pantani si è celebrata come una delle più dure del ciclismo mondiale. Oppure lo sterrato del Colle delle Finestre, inserito nel tracciato nel 2005 con quelle decine di migliaia di tifosi appollaiati sul crinale della montagna piemontese e subito ribattezzati “gli indiani del Giro”. Si deve a Castellano anche la scoperta del Monte Zoncolan in Friuli, che inserì al Giro nel 2003: da quel momento la salita carnica, con le sue pendenze micidiali, è diventata parte imprescindibile del tracciato della corsa rosa, e quell’anfiteatro umano in cima da centomila tifosi uno scenario unico del ciclismo. Sotto la sua gestione, dal 1993 al 1997, ci fu anche l’unica esperienza non Rai della trasmissione televisiva del Giro, con le cinque edizioni di Fininvest.

Castellano a bordo dell'ammiraglia del Giro sul monte Zoncolan
Da Sant'Agnello a Pantani
Era avvocato, Castellano, nato il 7 marzo 1937 a Sant’Agnello di Sorrento, in provincia di Napoli, e la penisola sorrentina era sempre presente nei suoi tracciati, dalla Tirreno-Adriatico al Giro. Avvocato, appassionato di ciclismo, in qualità di presidente del Velo Sport Sant’Agnello aveva organizzato un campionato nazionale dilettanti e per questa sua esperienza viene chiamato alla responsabilità tecnica del comitato di tappa dell’ottava frazione del Giro d’Italia del 1974, Potenza-Sorrento. Conosce cosi Vincenzo Torriani e diventa il suo referente per le tappe del Sud. Torriani lo chiama poi a Milano nel 1982 e da lì è un crescendo. Castellano vive i decenni del dominio del ciclismo italiano nel mondo: Bugno e Chiappucci, Argentin e Fondriest, Cipollini, Pantani e Bettini. L’arrivo al Giro di Miguel Indurain, il grande Navarro che illumina le due edizioni del 1992 e 1993.
E poi il Pirata, che rivoluziona il Giro e il ciclismo, e porta una nuova aria alle corse. Pantani sboccia nel 1994 con i trionfi a Merano e poi all’Aprica, e il Giro tocca anche in televisione vette inarrivabili di ascolti. Marco è stato amatissimo da Castellano, che però non ha mai perdonato al romagnolo quanto accaduto nel 1999 a Madonna di Campiglio, quando Pantani venne escluso in maglia rosa per ematocrito alto. Una ferita che non si è mai rimarginata. Sono stati anni molto complicati e difficili per il ciclismo, a cavallo del Duemila, ma Castellano ha sempre mantenuto la linea dritta nel nome dell’onestà e della correttezza. Emblematico quanto avvenne alla Tirreno-Adriatico del 1998: Castellano si sentì preso in giro dal gruppo che era andato fuori tempo massimo alla seconda tappa per una protesta strisciante e mandò a casa 125 corridori, se ne salvarono solo 47. Le regole e il rispetto erano punti irrinunciabili della sua vita, e li ha applicati sempre.
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