Volkswagen: Ig Metall resiste. In fabbrica la svolta AfD non c’è


Il sindacato dei metalmeccanici conferma una schiacciante maggioranza
L’avanzata dell’estrema destra nei consigli d’azienda si ferma alle porte di Zwickau

GIORGIO DE GIROLAMO
Il Manifesto - Martedì 17 Marzo 2026
Pagina 12

Si ferma l’onda nera alle porte dello stabilimento Volkswagen di Zwickau, in una Sassonia in cui l’avanzata dell’AfD - dalle elezioni del Bundestag del 2025 prima forza politica con oltre il 37% dei consensi appare inarrestabile.

Le elezioni per il rinnovo dei consigli d’azienda (i Betriebsräte) - gli organi centrali di rappresentanza dei lavoratori nel sistema partecipativo di relazioni industriali tedesco, e dotati di ampi poteri in azienda di negoziazione e di codeterminazione su molte materie - vedono la riconferma anche in uno dei più importanti stabilimenti automobilistici della Germania orientale della lista di Ig Metall, lo storico sindacato dei metalmeccanici tedeschi. Rispetto al 93% del 2022, raggiunge infatti l’81% dei consensi, confermandosi in 29 dei 35 seggi del consiglio. La svolta a destra era stata invece paventata nel dibattito pubblico e da parte di alcuni organi di stampa: a contrastare da destra il monopolio della rappresentanza dei metalmeccanici nell’automotive è infatti impegnata da anni l’associazione para-sindacale Zentrum, molto vicina all’AfD. Un’organizzazione fondata nello stabilimento Mercedes di Stuttgart-Untertürkheim nel 2009 e originariamente troppo estrema perfino per AfD, che l’ha riammessa solo nel 2022 su pressione del leader del partito della Turingia, Björn Höcke. Da allora è riuscita a ottenere piccole percentuali e sparute rappresentanze in vari stabilimenti del settore automobilistico tedesco.

NEL CASO DI ZWICKAU si era presentata sotto le insegne di una “Alleanza dei consigli di azienda liberi” (BfB), candidando tra le proprie fila dirigenti locali di AfD e dichiarando espressamente di ambire ad «ottenere la maggioranza». Ha invece raccolto solo l’11% dei consensi e confermato soltanto 4 seggi nel Consiglio: gli stessi ottenuti nel gennaio dello scorso anno in un’elezione straordinaria tenutasi in seguito a una controversia giudiziaria avviata proprio da Zentrum, che aveva però ottenuto il raddoppio dei seggi.

FATTA ECCEZIONE per l’ingresso di Zentrum per la prima volta, ma con due soli membri, nel consiglio d’azienda dello stabilimento VW di Braunschweig, in Bassa Sassonia, nel complesso la svolta a destra nella rappresentanza sindacale del colosso automobilistico tedesco non si realizza in nessuno stabilimento, e Ig Metall conferma una schiacciante maggioranza in tutti i consigli di azienda, a partire da quello del quartier generale di Wolfsburg, in cui con il 74,8% dei consensi (circa il 10 in meno rispetto al 2022) si conferma in 52 dei 67 seggi del Consiglio. A Wolfsburg hanno votato oltre 60 mila occupati, che sono quasi la metà dei 130 mila dipendenti VW in Germania. L’intero Gruppo VW invece - che comprende anche Audi e Porsche e rappresenta il più grande datore di lavoro privato del Paese - conta nel complesso quasi 300mila dipendenti.

È SU QUESTI CHE ALEGGIA la crisi del settore e la minaccia di una riduzione di 50mila posti di lavoro nei prossimi anni, formulata dal ceo del gruppo Oliver Blume la scorsa settimana, motivata da un calo consistente dei margini di profitto ma alla quale non è stata affiancata alcuna proposta di taglio della distribuzione degli utili. La vittoria schiacciante dell’Ig Metall anche a questa tornata elettorale si inserisce in una fase in cui l’orologio sembra ritornare alla fine del 2024, quando dopo due scioperi di poche ore ma con larghissima adesione - nel poco conflittuale sistema tedesco di relazioni industriali cosiddetti “di avvertimento” - il sindacato riuscì ad arrivare alla vigilia di Natale a un accordo con la dirigenza del gruppo che ristabiliva la garanzia occupazionale (ovverosia il blocco dei licenziamenti economici) fino al 2030 verso la rispettiva rinuncia dei lavoratori ad alcuni aumenti e diritti. Pochi mesi prima i manager avevano infatti annunciato 35mila licenziamenti e il recesso dal contratto collettivo aziendale che prevedeva il blocco dei licenziamenti fino al 2030. Il risultato raggiunto fu criticato dalla sinistra dell’Ig Metall come un compromesso al ribasso, soprattutto perché apriva all’eliminazione entro il 2030 di ben 35mila posti di lavoro in forme “socialmente responsabili”, e quindi non con licenziamenti ma essenzialmente attraverso programmi d’incentivo all’esodo volontario e prepensionamenti.

L’EQUILIBRIO RAGGIUNTO con il contratto collettivo aziendale del dicembre del 2024 potrebbe quindi non reggere di fronte alle pressioni presenti e future sull’industria tedesca e sul settore automotive in particolare.

Nonostante la confermata leadership, Ig Metall potrebbe essere comunque costretto trasformare la propria strategia sindacale, anche per evitare che la svolta a destra sventata oggi sia al Bundestag che nelle fabbriche - riesca fra qualche anno a realizzarsi compiutamente.

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