Achi ha detto stop, e ci mancherà
Il destino nel nome, e il suo non è solo "Achille".
È pure "Achi". O, per Beli, Della Valle e mille altri compagni di battaglie - in campo e fuori - "Achillooo".
Con una sfilza di "o" infinita come l'amore per lui in chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. O di stargli accanto E non solo l'orgoglio di giocarci con o contro.
Ora quel primo campionato della vita si chiude. Alla sua maniera: dritto a canestro, senza fronzoli.
Il "momento che mai avrebbe voluto arrivasse", è arrivato: e la sirena, come sempre, l'ha fatta suonare lui.
Con un post minimalista su instragram, essenziale com'è sempre stato sul parquet.
"È ora di dire basta al basket giocato perché non sarò più il giocatore di prima e voglio che mi ricordiate per quel che ero".
E cioè molto più che - per dirla con parole sue - "un BRAVO giocatore, ma soprattutto un Uomo".
Ala forte, per non dire fortissima, classe d'acciaio '91, da 596 punti in 94 partite in 13 anni di azzurro.
In 9 club e 17 stagioni da pro: scudetto alla Virtus alzato in ospedale e due supercoppe italiane, il titolo in Spagna, il double campionato e coppa in Turchia e Lituania, la Europe Cup con Sassari, proprio là dove - dopo il trapianto di midollo per una leucemia mieloide - ha provato a tornare il campo.
Gli è mancato solo un successo, con la nazionale; e solo sfiorato in finale a Euro 2011 con l'Under 20 di coach Pino Sacripanti contro la Spagna dell'MVP Nikola Mirotic.
Era la "giovine Italia" sua, del "fratellone" De Nicolao (compagno anche a Varese e a Reggio Emilia), di Ale Gentile, Melli, Fontecchio, Michele Vitali.
E sua era anche quella più matura, a Euro25: lui c'era anche se non c'era.
La retorica del guerriero non ti è mai piaciuta. E non ci avrà. Ma quella dell'esempio sì.
"Mi mancherai palla a spicchi".
Anche tu a "lei", e a noi, Achi.

Commenti
Posta un commento