POGACAR E L'ALIMENTO SEGRETO


Tadej Pogacar, 27 anni, ha vinto 4 Tour sui 6 disputati dal 2020, oltre a 24 tappe. 
Ha anche conquistato 2 Mondiali e 13 grandi classiche 
EPA/GUILLAUME HORCAJUELO.

COSIMO CITO
La Repubblica  - Venerdì 17 luglio 2026 
Pagina 41
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Nell'era dell'iperciclismo tutto quello che Pogacar lascia va raccolto.

Le poche tappe per velocisti sono diventate un terreno di caccia per tutti, e ieri, tra Magny Cours e Chalon sur Saône si è corso a 49 di media, e tanti hanno provato a portare via un gruppetto prima che l'inevitabile sprint accadesse. Il fiammingo Tim Merlier è il Pogi dei velocisti: sono tre le tappe vinte e sul difficile rettilineo finale lungo la Saona ha evitato la scivolata di Gaviria che ha portato sull'asfalto almeno sette corridori. Il coltello tra i denti è inevitabile se in una corsa a tappe le frazioni appena mosse, per non dire di quelle di montagna, sono già prenotate dall'inafferrabile maglia gialla. «Il caos è la nuova normalità» ha sottolineato lo sloveno Matej Mohorič, «ed è fisiologico andare a 50 fissi tutto il giorno». Le bici aerodinamiche, i caschi, il vestiario ridotto ai minimi termini, i tubolari filanti, i guadagni marginali garantiti dalla nutrizione curata al grammo.

Proprio all'interno di questo fronte, la UAE di Pogačar utilizza al Tour una novità destinata forse a fare epoca. Il team della maglia gialla ha in dotazione un nuovo prodotto nutrizionale a base di acido lattico sviluppato da Enervit, con cui è partner. Il progetto poggia sul lavoro decennale di un fisiologo dell'università di Berkeley, George Brooks. Un tempo considerato un sottoprodotto della fatica, si è scoperto che il lattato — ossia la molecola prodotta dai muscoli sotto sforzo — è in realtà una delle fonti energetiche naturali del corpo. Il prodotto, da sciogliere in acqua, è composto da 90 grammi di carboidrati (glucosio e fruttosio in rapporto 2:1) e 10 grammi di lattato di sodio e vitamina B1. «La nutrizione è uno dei pilastri della preparazione nei grandi giri» è la spiegazione dello specialista della UAE Gorka Prieto, «e siamo lieti di aver contribuito ad affinarne lo sviluppo». La sperimentazione è durata due anni: test in laboratorio, in allenamento e in gara hanno portato a questa scelta. Si utilizza nelle fasi più impegnative delle tappe e offre ai corridori una fonte di energia aggiuntiva.

Non è doping, ovviamente, ma solo un passo in avanti nel rapporto tra scienza e sport di endurance. Le voci sull'uso del lattato esogeno si rincorrevano da inizio Tour. Alcuni maratoneti, come l'etiope Yomif Kejelcha, uno dei soli due uomini capaci di scendere sotto le 2 ore sui 42 km e 195 metri, l'hanno usato con ottimi risultati. Un segreto di Pogačar non è più tale, adesso.

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