POGACAR monumentale


Tadej Pogacar, 27 anni, ha vinto la Sanremo per la prima volta

MILANO-SANREMO DA LEGGENDA 
POGACAR ! SEI UN MITO

Cade, si scatena in salita, vince in volata 
«A terra pensavo fosse finita. Invece...»

Il bravo Andrea Vendrame, 6°, primo italiano.

22 mar 2026 - La Gazzetta dello Sport
RIPRODUZIONE RISERVATA

È calato il buio su via Roma, impalcature e transenne dell’arrivo della Sanremo non esistono già più, eppure l’eco dell’urlo di Tadej Pogačar su uno degli arrivi più iconici della storia del ciclismo ancora si sente. Non è suggestione, tantomeno fantasia, è che questo fuoriclasse magnifico ha scelto il modo più pazzo e imprevedibile per vincere la prima Classicissima della vita. E il modo di festeggiarlo resterà impresso per sempre nella memoria, compreso il braccio destro alzato a metà e il pugno strettissimo contro il cielo. «Ci metterò un bel po’ a realizzare, finalmente ce l’ho fatta a conquistare questa corsa incredibile», le prime parole del due volte campione del mondo, emozionato come poche altre volte. Nonostante i quattro Tour, il Giro, i 10 Monumenti già in salotto e tanto altro, sì: potere e magia della Sanremo.

Intenso 

A un certo punto, aveva perso. O almeno così sembrava. Quando Pogi è finito a terra in zona Imperia, a 32 chilometri dalla conclusione, l’hanno pensato in tanti. Gli è scivolata una ruota in curva a 50 all’ora, maglietta e pantaloncini sono rimasti a brandelli, un paio di biciclette altrui lo hanno colpito. Neppure gli è passato per la mente, però, di sedersi sul marciapiede e aspettare l’ammiraglia per salirci sopra. Ha fatto l’esatto opposto, cominciando a scatenare l’inferno riportandosi sul gruppo prima – monumentale il compagno McNulty, mentre aveva già perso Christen per caduta – e risalendo posizioni poi, in piena Cipressa. Quindi il primo vero affondo, dopo che del Toro come da previsioni gli aveva preparato il terreno, al quale hanno risposto Mathieu van der Poel e Tom Pidcock. Mentre a differenza del 2025 è mancato il nostro Filippo Ganna. Con record ufficioso di scalata in 8’47”, nonostante quanto accaduto e pure un po’ di vento contrario.

Emozioni 

È stato a quel punto che è partito un braccio di ferro magnifico, e sono cominciate le scariche di adrenalina che solo la Sanremo riesce a dare nei minuti finali. Pogačar, van der Poel e Pidcock davanti, l’avanguardia del gruppo dietro, tirato dalla Lidl-Trek per Mads Pedersen. Sul Poggio è toccato a van der Poel arrendersi: pure lui era caduto, ma non è un alibi, non era lo stesso del 2023 e del 2025 quando aveva trionfato. Da dietro ha tentato di riemergere un ritrovato Van Aert (un altro di quelli finiti a terra), che meritatamente si andrà a prendere il terzo gradino del podio, ma è pochi secondi avanti a lui che si è fatta la storia in via Roma. Pogi si era superato nella discesa del Poggio, rimanendo incollato a Pidcock che in bici è un acrobata (2 ori olimpici nella mountain bike, uno iridato nel cross), e si è concesso quello che sembrava un azzardo alla resa dei conti: impostare una volata di testa, come quella di vdP l’anno scorso, sul lato destro della strada. Il rivale ha avuto un attimo di esitazione, tentando comunque di rimontare sulla sinistra. Pogi però ha resistito e riscritto la storia al sesto assalto alla Classicissima trionfando di mezza ruota, 2,3 centesimi in termini di tempo per i cronometristi. «Sì, è davvero speciale – confermerà a mente un po’ più fredda, ma commosso -. Valeva la pena inseguirla così a lungo, e lavorare così tanto, se la felicità che provo adesso è questa. Totale». 

Quadro 

Hanno tutti i brividi, l’apoteosi è completa. I più vicini al numero uno al mondo come la compagna Urška Žigart, il team manager della UAE, Mauro Gianetti, e il braccio destro Andrea Agostini, gli agenti Alex e Johnny Carera. Ma anche Vincenzo Nibali, Mark Cavendish e Carlos Sainz, l’ex pilota della Ferrari che spesso pedala con Pogi a Montecarlo. Ognuno consapevole di essere stato testimone di una impresa epocale. Impossibile fare una classifica delle emozioni, semmai impazzano numeri, statistiche, record da battere. Al fenomeno di Komenda, Slovenia, ormai manca solo la Roubaix per avere nel palmarès tutti i Monumenti: il fatto è che prima c’è il Fiandre, poi la Liegi e in autunno il Lombardia e sì, la possibilità che diventi il primo di sempre a fare lo “Slam” nello stesso anno non è peregrina, non più. Il tutto nella stagione dell’assalto al quinto Tour de France... Si chiama èra-Pogačar, e non poteva non farne parte una Sanremo come questa. Epica.

***


Il re e la grande paura: «A terra ho pensato: ora tutto è perduto»

"Credo sia stata la scivolata più lunga della mia vita, 
nemmeno in un parco acquatico..." 
   - Tadej Pogačar

22 Mar 2026 - La Gazzetta dello Sport
di FILIPPO CONTICELLO INVIATO A SANREMO
● RIPRODUZIONE RISERVATA

Mentre scivola via dalla sala stampa a Sanremo, emozionato fino allo stordimento dopo aver pianto, Tadej ha solo un comprensibile desiderio: «La prossima volta che passo da qua vorrei solo una... focaccia». Se la merita, fumante, lui che qui in via Roma ha addentato una corsa che è già leggenda: ha preso a morsi le salite e le discese, la caduta e il trionfo. La vita stessa, insomma. Tadej Pogacar, anzi “Tadej Focaccia”, come dice lui stesso giocando sull’assonanza buffa, sa che verrà raccontata per decenni questa impresa mostruosa. Smisurata. E, soprattutto, inattesa per come si erano messe le cose prima che la corsa alzasse il naso all’insù sulla Cipressa da percorrere col vento contrario. Lo ha ammesso lui stesso, dietro al ciuffo biondo e impertinente che omaggia Eminem: «Mentre ero a terra, ho pensato che fosse finita. Stop. Mi è passato in testa di tutto, anche il mio compagno Matthews, che aveva lavorato tanto per esserci e non è potuto venire per un’altra caduta. La squadra mi ha aspettato, dato fiducia e un’incredibile adrenalina. Non ho perso troppo tempo grazie a questi ragazzi incredibili: senza di loro non sarei neanche arrivato alla Cipressa...». NotSpavento La caduta che a 32 km dal traguardo di Sanremo ha coinvolto Tadej Pogačar, inquadrato nel tondo

Not Afraid, nessuna paura, cantava il rapper di Detroit che tanto gli piace, e con questo spirito è partita la risalita e poi il duello western con Pidcock: «Tom era in grandissima forma, non ero sicuro di aver vinto fino a circa venti metri dopo il traguardo. Adesso servirà tempo anche per metabolizzare una giornata incredibile e comprendere che finalmente ce l’ho fatta. Tra caduta, rientro e vittoria è stato tutto pazzesco, uno dei più bei successi della mia vita».

L’appello 

Nella drammaturgia della corsa, rimarrà anche la caduta a 32 km dall’arrivo, su cui adesso Tadej può perfino ridere: «C’erano troppe persone in uno spazio troppo stretto: quando ci sono strade difficili, corridori nervosi e può succedere. Probabilmente è stata la scivolata più lunga della mia vita, nemmeno in un parco acquatico... Mi sono trovato in mezzo, come in un sandwich. Per fortuna nessuno si è fatto male. Quando sono ripartito, pensavo che potesse arrivare un podio e ho rischiato il tutto per tutto. Era cinquanta e cinquanta, davvero sul filo». Adesso lo aspettano le Classiche del Nord, con l’altro gioiello mancante, la Roubaix incastonata tra Fiandre e Liegi («Andremo per vincerle...», il suo grido di battaglia): Tadej vuole inseguire la cinquina di Monumenti nello stesso anno da sempre proibita agli umani, ma forse rimpiangerà un po’ questa bruciante ossessione sanremese. Un giorno, magari, ricorderà l’inseguimento ostinato del limite che lo ha condotto al primo trionfo qui: «Sono venuto tante volte per fare pratica, sono anni di allenamento che mi mancheranno: è la gara più imprevedibile del mondo ed è un grande sollievo averla finalmente vinta». Qualcosa di queste strade, però, non gli mancherà di certo: «Ogni volta, si rischia la vita perché il traffico sulle strade italiane è un po’... “criminale” (ride, ndr), anche se non voglio offendere nessuno». Per questo, l’appello finale del campione andrebbe ascoltato: «Costruiscano bellissime piste ciclabili e magari tra qualche anno qui ci sarà una bellissima strada costiera».

***

IDENTIKIT
Tadej Pogačar

Nato a Komenda (Slovenia), il 21 settembre 1998, corre per la Uae-XRG e ha un contratto fino al 2030. È pro’ dal 2019 e vanta 110 successi, fra cui spiccano 4 Tour de France, un Giro d’Italia, 1 Sanremo, 2 Giri delle Fiandre, 3 LiegiBastogne-Liegi, 5 Lombardia, 4 Strade Bianche, 2 Freccia Vallone, una Amstel Gold Race, 2 Mondiali in linea (2024 e 2025). È stato bronzo olimpico ai Giochi del 2021 a Tokyo. Ormai tra i grandi appuntamenti oltre alla Roubaix gli manca solo la Vuelta (3° nel 2019 da neopro’)

***

Pidcock: «Ho perso dal migliore» 
E van der Poel: «Ne aveva di più»

22 Mar 2026 - La Gazzetta dello Sport

Mentre scendeva in picchiata dal Poggio e praticava l’arte più cara a uno specialista bicampione olimpico di mountain bike, Tom Pidcock immaginava già la volata da improvvisare. L’inglese è stato eccellente pure lì, in un terreno sconosciuto, e ha ceduto solo per una questione di dannati centimetri: «Sono deluso, è difficile essere così vicini e non vincere — ha ammesso alla fine il 26enne, secondo al traguardo —. Quando hai queste occasioni che passano una volta nella vita, devi sfruttarle… Forse, in futuro, con una prospettiva più ampia, potrò essere davvero orgoglioso». Da lì, l’onore delle armi dato al cannibale di questa era: «Ho perso contro uno dei migliori di tutti i tempi: il modo in cui ha lottato dopo la caduta, la mentalità che ha mostrato, Tadej è incredibile».

Per chiudere, l’aggiunta di Pidcock sull’onda del momento, un po’ prematura forse: «Tadej mi ha detto che non verrà più qua...». Chissà, intanto l’unico volto più deluso di Tom, è quello di Mathieu Van der Poel, il vero sconfitto sulla Riviera dei Fiori: sognava il tris di Sanremo e, invece, è stato fragorosamente riportato sulla Terra. L’olandese ha pagato la stessa caduta dello sloveno, che gli ha lasciato una mano sinistra insanguinata e dolorante, ma da campione non ha voluto accampare scuse: «Una bici veniva nella mia direzione e non potevo spostarmi. Comunque, anche Tadej è caduto e poi è andato fortissimo... Non mi sentivo al meglio quando noi tre siamo scattati e sul Poggio ho capito che dovevo salire al mio passo», ha concluso MVdP. (Cont.)

***

11 Classiche mito: davanti a Tadej c’è solo Merckx

Grazie alla Sanremo conquistata ieri, Tadej Pogačar è arrivato a quota 11 Monumenti: oltre alla Classicissima, 2 Fiandre, 3 Liegi e 5 Lombardia. Ha raggiunto così Roger De Vlaeminck e davanti ha solo Eddy Merckx, che è a 19: 7 Sanremo, 2 Fiandre, 3 Roubaix, 5 Liegi e 2 Lombardia.

***

Trionfi da iridati: è il quinto a riuscirci a 43 anni da Saronni

Dopo l’impresa firmata Pogačar, Giuseppe Saronni non è più l’ultimo ad avere vinto la Classicissima in maglia iridata (19 marzo 1983). Si tratta di un club molto esclusivo che comprende Alfredo Binda (1931), Eddy Merckx (1972 e 1975) e Felice Gimondi (1974).

***

Sanremo donne: successo Kopecky Gasparrini terza

Due Mondiali, tre Fiandre, due Strade Bianche, una Roubaix... Lotte Kopecky ha aggiunto anche una Sanremo Women, la seconda Classicissima in rosa. La 30enne belga della SD Worx, guidata da Mondini, ha battuto Noemi Ruegg (Ef) e Eleonora Gasparrini (Uae-Adq). Nella discesa della Cipressa caduta per Debora Silvestri (Laboral Kutxa), catapultata oltre il guardrail sulla strada più in basso, picchiando la schiena. «Sto abbastanza bene, 5 costole rotte e una microfrattura alla scapola», ha scritto su Instagram

***

LE PAGELLE

Van Aert e Via Roma troppo corta... 
Ganna senza la gamba per resistere

22 Mar 2026 - La Gazzetta dello Sport
di FILIPPO CONTICELLO

Tadej Pogačar 10 - La sfida estrema, inseguita fino all’ostinazione, vinta con addosso le ferite della caduta e staccando perfino MVdP, nemesi di questi anni: tra tutti i capolavori di casa, questa è la Gioconda di Tadej. Si racconterà nei decenni a venire di quegli ultimi suoi 32 km di passione e resurrezione, del colpo di cannone sul Poggio, casa del rivale olandese, e della folle discesa con Pidcock. Ma pure della volata ondeggiando al momento opportuno: nel genio c’è coraggio ma pure lucido realismo.

Tom Pidcock 9 - Commovente nel duello western, manca solo mezza ruota all’arrivo: “Che fastidio”, cantavano qui all’Ariston un mesetto fa.

Filippo Ganna 5,5 - Quando si inizia a ballare, resta seduto: non ha la gamba dell’anno scorso per “resistere” a una Sanremo tanto estrema

Andrea Vendrame 7 - Il primo degli italiani è anche quello spesso meno considerato: sesto posto di nobiltà meritato pedalando a testa alta

Wout Van Aert 8,5 - L’enorme Wout, campione di sfortuna, risale fino a 4” dalla vetta: se solo via Roma fosse stata lunga 100 metri di più...

Isaac del Toro 7,5 - Il predestinato che diventa luogotenente : la sua corsa sta tutta in pochi minuti, quanto basta per lanciare Pogacar nella stratosfera

Brandon McNulty 7,5 - L’altro gregario del reèun marine americano: si ammazza di fatica per Christen, uomo chiave UAE caduto troppo presto

Mathieu van der Poel 5 - Ferito a una mano (la sinistra, ndr) e da un cortocircuito: ha tenuto benone sulla Cipressa, ma è stato spazzato via proprio sul “suo” Poggio

Mads Pedersen 7,5 - Quarto, il primo degli umani, e dopo un mese e mezzo lontano dai giochi: questo 30enne danese ha la tempra dei vichinghi

Mirco Maestri 6 - Onora la maglia gialloverde del vecchio team Polti cara ai nostalgici e lui stesso si infila nella prima fuga sognante di giornata

***

CON L’AMICO SAINZ - Tadej Pogacar, 27: ha il Trofeo della Sanremo e indica l’amico Carlos Sainz, 31. Lo sloveno è molto legato all’ex pilota della Ferrari, ora alla Williams. Pedalano spesso assieme a Montecarlo.

***

8 ANNI DA NIBALI - L’ultimo successo italiano alla Classicissima (in tutto sono 51) resta di Vincenzo Nibali nel 2018, dopo un attacco iniziato sul Poggio. Le vittorie straniere, con quella di Tadej Pogacar, salgono a 66.

***

4 PODI PER VAN AERT - Wout Van Aert ieri ha chiuso la Sanremo per la quarta volta sul podio in carriera: 1° nel 2020, 3° nel 2021, 2023 e 2026. Per Van der Poel, 2 volte re, un ottavo posto: dal 2021 ha sempre chiuso nei primi 10.

Commenti

Post popolari in questo blog

I 100 cattivi del calcio

Echoes' Cycling Biography #4: Jean-Pierre Monseré

Chi sono Augusto e Giorgio Perfetti, i fratelli nella Top 10 dei più ricchi d’Italia?