Addio Schmidt, leggenda del basket
Capocannoniere in tre Olimpiadi con il Brasile, è lo straniero con più punti in Italia.
Si è arreso a un tumore
MATTEO DE SANTIS
La Stampa - Sabato 18 aprile 2026
Pagina 37
Adesso piange tutto il mondo del basket. Al suo arrivo in Italia, nel 1982, Boscia Tanjevic lo descrisse così: «Ho preso un camion brasiliano che tira da tre, segna sempre e piange in continuazione». Le lacrime, da ieri notte, sgorgano dagli occhi di chi lo ha visto con un pallone in mano o anche solo sentito i racconti: Oscar Schmidt, la Mão Santa (mano santa) capace di disegnare parabole che sembravano guidate dal destino, se n'è andato, all’improvviso, a 68 anni. Il miglior marcatore della storia olimpica dei canestri, con 1093 punti in 5 edizioni dei Giochi (da Mosca 1980 ad Atlanta 1996 e capocannoniere olimpico nel 1988, nel 1992 e nel 1996) e straniero con più punti in Italia, si è spento in un ospedale di Barueri, in quel Brasile che aveva eletto unica patria sportiva, preferendo il pallone da basket a quello del calcio, rifiutando per una vita le sirene dorate della NBA pur di non rinunciare alla maglia verdeoro della Seleçao dei canestri.
Brasiliano purosangue, ma anche italiano per undici anni: otto anni indimenticabili, ma senza titoli, a Caserta e tre a Pavia. Oscar, in quei favolosi anni dal 1982 al 1990, era il "re di Caserta". Al Palamaggiò, teatro degli anni d'oro dell'epopea in Serie A1, ogni domenica il profeta sudamericano officiava il suo rito, che tra i devoti nel pubblico (quando il Napoli permetteva) comprendeva anche un certo Diego Maradona. Oscar ha trasformato la Juvecaserta in una superpotenza, portandola a sfidare i giganti di Milano, Roma, Bologna e in una finale di Coppa delle Coppe (persa al supplementare) anche quelli del Real Madrid, partita diventata leggendaria per i 62 punti siglati da una parte da Drazen Petrovic, altro eroe dei canestri scomparso troppo presto, e i 44 del totem brasiliano all’ombra del quale fiorirono i futuri “scugnizzi” campioni d’Italia nel 1991 Gentile, Esposito e Dell’Agnello.
Il basket di Schmidt non era solo tecnica, ma pura trance agonistica che contagiava i compagni e terrorizzava gli avversari. Tra i suoi 49.737 punti segnati in carriera — primato che ha resistito decenni prima di essere scalfito da LeBron James nel 2024 — i più importanti, forse, sono i 46 segnati nella Finale dei Giochi Panamericani contro gli Stati Uniti a Indianapolis nel 1987. Brasile campione, Usa finalmente battuti e i general manager NBA in ginocchio da Oscar: lui ascoltò, ma per coerenza e amore verso la sua Nazionale, non accettò mai le chiamate delle franchigie americane, New Jersey Nets in testa. Ritiratosi dal basket giocato a 45 anni, riapparso qualche volta a Caserta per mettere i puntini sulle i con i compagni dell’epoca, negli ultimi anni aveva lottato contro un tumore al cervello.
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