Oscar, la mano santa del basket che fece diventare grande Caserta
Oscar Schmidt aveva 68 anni.
Il campione brasiliano è morto a 68 anni. Stella della nazionale verdeoro, in Italia segnò oltre 34 punti di media a partita
WALTER FUOCHI
La Repubblica - Sabato 18 aprile 2026
Pagina 49
Era la Mano Santa. Così lo chiamavano in Brasile, Oscar Schmidt, il migliore di tutti loro a infilare canestri anziché gol. Da vicino e, soprattutto, da lontano. Non c'era distanza, per Oscar. Osava e segnava. A 68 anni se n'è andato, a San Paolo, data la notizia dalla famiglia, diffusa dalla CNN brasiliana, arrivata in ogni angolo del pianeta. Non era Pelé, ma era il basket brasiliano. La faccia, meglio il sorriso di quel paese di sport e allegria. Conquistava anche perdendo. Gli capitò spesso: fu più titanico che vincente. Ad esempio, non giocò mai nella NBA, che oggi lo coprirebbe di dollari e ai tempi non dragava altri mondi sconosciuti.
Scelto dai Nets, nell'84, con un anonimo numero 131 al sesto giro, fece il professionista altrove. E da qui fu risarcito, entrando nella Hall of Fame statunitense (nel 2013), di nuovo anni dopo che l'America l'aveva scoperto, quella volta dolorosamente.
Essa sconfitta, lui medaglia d'oro, ai Giochi Panamericani dell'87.
E fu così che a diventare Oscar venne in Italia. Lo importò Caserta, all'alba della sua parabola. Stravinse l'A2, incantò anche in A1, per otto stagioni. Non ebbe lo scudetto, e di nuovo prevalse il destino beffardo.
La Juve Caserta ci arrivò privandosi di Oscar, sacrificandolo agli italiani che gli crescevano accanto: Gentile ed Esposito, geni locali. Quel titolo del '91, raccontato da poco in Scugnizzi per sempre, un bel docufilm, rimase il suo cruccio, confessato ancora nelle recenti interviste. Sentirsi un ostacolo, da ammirato dio in terra, dev'essere dura. Ritirarono la sua maglia numero 18, la ferita restò. Non la medicò una Coppa Italia, né altre stagioni furenti a Pavia.
Oscar ha numeri fragorosi, in 26 anni di carriera. Il record mondiale di punti segnati (49.737) gliel'ha tolto LeBron James meno di due anni fa. Non gli ha levato cinque Olimpiadi, da Mosca '80 ad Atlanta '96. In Italia, faceva frequenti partite da 40, talvolta da 50, spesso anche da 60 punti. Tra i match più belli visti da questa parte dell'Oceano, ne onorò un altro, indimenticabile e perso: la finale di Coppa delle Coppe dell'89, ad Atene, quando Caserta cedette al supplementare al Real Madrid (117-113) e Oscar (44), nel loro personale OK Corral, a un divino Drazen Petrovic (62). Si batté con temporaneo successo anche contro la malattia, colpito da un tumore al cervello, che gli venne rimosso con un primo intervento nel 2011 e con un secondo nel 2013, a San Paolo, affrontando poi anni di chemioterapia. Riuscì a sorridere e a convincere tutti che anche quel canestro impossibile era riuscito a infilarlo. Al male si è arreso ieri. Non verrà dimenticato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Posta un commento