Oscar Schmidt (1958-2026) - Era “mano santa”


Tiratore divino Per Caserta disse no alla Nba 
E incantò l’Europa

Il brasiliano è morto a 68 anni per un tumore al cervello contro cui lottava da tempo. 
Con i suoi canestri ha scritto la favola di una città 
Una Coppa Italia con la Juvecaserta 
5 volte ai Giochi 

18 Apr 2026 - La Gazzetta dello Sport
di GIUSEPPE NIGRO 

Dici più grande tiratore di sempre e pensi a lui. Il sorriso mansueto negli occhi, testimone di un’umanità con cui è entrato nei cuori più che con i suoi canestri, Oscar Schmidt. E il fuoco divino in quella mano, “Mão Santa” come era soprannominato, che con una carezza dei polpastrelli e la frustata del polso ha bucato le retine come nessun altro o quasi: 49.737 punti, undicimila in più di Kareem Abdul-Jabbar, per dare una misura, dal 2013 nella Hall of Fame del basket a Springfield pur non avendo mai giocato in Nba. Ciuf. Il mondo e il suo Brasile, lo sport e il basket, Caserta e Pavia che aveva benedetto col suo passaggio in Italia tra il 1982 e il 1993, lo hanno perso ieri, all’età di 68 anni. Da una quindicina d’anni Oscar combatteva con la malattia che lo aveva costretto a due operazioni al cervello per un nodulo nella parte frontale sinistra, nel maggio 2011 e nell’aprile 2013, da cui si era ripreso brillantemente. Negli ultimi tempi si era presentata una recidiva, chi gli era vicino racconta che di recente non volesse neanche più curarsi: pochi giorni fa era stato il figlio Felipe ad andare a ritirare un tributo con cui l’aveva omaggiato il Comitato olimpico brasiliano. Fatale un malore all’Ospedale Municipale Santa Ana, a Santana de Parnaíba, nello Stato di San Paolo, dove era stato ricoverato nelle ultime ore dopo essersi sentito male a casa. La notizia ha travolto Caserta, la sua seconda casa, attorno alle dieci della sera, arrivata per telefono da Francisco Bandeira, quel Chicao con cui era cresciuto insieme nelle giovanili in patria e che ne aveva preso il posto in maglia Juve nel 1990. «Per oltre 15 anni Oscar ha affrontato la sua battaglia contro un tumore al cervello con coraggio, dignità e resilienza, rimanendo un esempio di determinazione, generosità e amore per la vita», le parole del comunicato della famiglia a cui sarà riservata la veglia funebre. «Era un eroe e ha lasciato un’eredità nel mondo del basket che pochi hanno raggiunto», la parte più pubblica dell’addio molto personale che gli ha riservato con un post il figlio Felipe, con cui aveva anche giocato insieme negli ultimi anni di carriera al Flamengo e che è nato a Napoli, mentre l’altra figlia Stephanie è nata a Pavia.

La carriera

C’è l’imbarazzo della scelta a cercare i numeri per raccontarne la grandezza. In undici anni in Italia ha segnato 13.957 punti tra A-1 e A-2, secondo solo ad Antonello Riva (14.397), ma in 403 gare alla media spaziale di 34,63 punti a partita, che furono addirittura 38,6 nel 1991-92 a Pavia, la più alta di sempre per il nostro campionato, di cui è stato capocannoniere per sette stagioni il giocatore che ha superato più volte (28) quota 50 punti segnati, e poi anche i 60.

Ala, 205 centimetri, Oscar ha disputato col Brasile cinque edizioni consecutive delle Olimpiadi, da Mosca 1980 ad Atlanta 1996, unico atleta di sempre a superare quota 1000 punti ai Giochi (1093), e fa effetto ancora oggi rivedere che a Seoul 1988 ne segnò 42,3 di media. Nella leggenda la finale di Coppa delle Coppe del 1989 dei suoi 44 punti in maglia Snaidero contro il Real Madrid di Drazen Petrovic, che ne segnò 62, vincendo dopo un tempo supplementare. Per giocare a Caserta rifiutò le offerte dei Nets, che lo avevano scelto nel 1984, perché avrebbe significato non poter più giocare con la maglia dell’amata nazionale brasiliana, e del Real Madrid, trattenuto all’ombra della Reggia dal carisma del cavaliere Giovanni Maggiò, che pure dopo nove partite voleva mandarlo via: «Piuttosto mandi via me», gli disse Boscia Tanjevic.

La storia

Di quella Caserta che ha scritto la storia del basket con la favola degli è stato la chioccia, il mentore che portava Gentile agli allenamenti quando non aveva ancora la macchina perché abitava nella stessa strada dove la mamma di Nando aveva il negozio. Così umano, così sovrumano, non per caso grande amico di un’altra mano, la mano de Dios, Diego Armando Maradona. Il grande rimpianto di Oscar era aver conquistato, nelle otto stagioni casertane prima del triennio a Pavia, “solo” la Coppa Italia del 1988, comunque il primo trofeo nella storia del club, con in mezzo la promozione in panchina di Franco Marcelletti. E che lo scudetto con cui la Juve ha scritto il proprio nome negli annali del basket è arrivato non nelle due finali di cui è stato protagonista, nel 1986 e nel 1987 contro Milano, nella stagione immediatamente successiva a quando il club nel 1990 decise di cambiare gli stranieri, puntando su Frank e Shackleford: quando nel 2023 c’è stata una reunion per le riprese del meraviglioso docufilm su quella fiaba, i compagni di allora consegnarono a lui e all’altro straniero Glouchkov una maglia col tricolore sul petto perché in quello scudetto c’era tantissimo di Oscar. Caserta gli ha dato la cittadinanza onoraria quando è tornato in città a 13 anni di distanza dall’addio al basket del dicembre 2003 a 45 anni, 26 stagioni dopo gli inizi al Palmeiras. In mezzo è salito sul tetto del mondo vincendo l’Intercontinentale nel 1979 col Sirio, ha vissuto a lungo a Orlando, ha incontrato Papa Francesco a Rio, ha coltivato gli affetti, ha commosso e si è commosso tanto, con la gioia genuina delle proprie emozioni. Per chi l’ha conosciuto, idolatrato, goduto, è proprio questo che significa vita da Oscar.

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IDENTIKIT

Nato il 16 febbraio 1958 a Natal, è morto ieri a 68 anni a Santana de Parnaíba (Brasile). 
È stato uno dei più grandi tiratori della storia. 
Nel 1982 è arrivato in Italia, dove ha giocato per 11 stagioni. 
A Caserta due finali scudetto perse e un trionfo in Coppa Italia. 
Poi (dal 1990) a Pavia, prima di chiudere la carriera tra Spagna e Brasile. 
Per 7 volte re dei marcatori della A1, è stato inserito nella Hall of Fame di Springfield (2013), in quella FIBA (2010) e in quella italiana (2017). 
Con il Brasile ha partecipato a 5 Olimpiadi e conquistato l’oro ai Panamericani del 1987. 
Suo il record di punti segnati (49.737) fino al 2024, quando è stato superato da LeBron James.

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La finale più bella con il Real Madrid di Drazen Petrovic

Il 14 marzo 1989 la Snaidero Juvecaserta gioca ad Atene contro il Real Madrid quella che venne definita la finale più bella di sempre. In palio la Coppa delle Coppe. Drazen Petrovic segnò 62 punti nel 117-113 per gli spagnoli (dopo un supplementare). Oscar chiuse con 44 punti

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Il numero

49.737 - Punti  segnati da Oscar Schmidt in 26 anni di carriera. Di questi, 13.957 li ha realizzati nelle sue 11 stagioni italiane, tra serie A-1 e A-2

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