La Roubaix di Van Aert: "Il capolavoro della mia vita in memoria di Goolaerts"


Sul traguardo l'emozione dei figli Georges e Jerome: 
"Festeggeremo con le patatine fritte".

Prima vittoria del belga che nel 2018 vide morire in corsa l'amico: "Da allora avevo un solo obiettivo" Pogačar si arrende in volata

COSIMO CITO
La Repubblica © - Lunedì 13 aprile 2026
Pagina 38

Era un appuntamento fissato da tempo, una dedica che Wout Van Aert ha tenuto nel cuore per otto anni. La Parigi-Roubaix gli era sempre sfuggita. E sulle strade della Regina delle classiche, Van Aert aveva perso un amico e compagno di squadra, Michael Goolaerts, morto per un attacco di cuore nelle prime fasi della corsa nel 2018. Correvano insieme nella Vérandas Willems-Crelan: quel giorno Wout arrivò 13°. La notizia della scomparsa di Goolie arrivò nella notte. 

«Questo è il capolavoro della mia vita», ha esordito ieri Van Aert dopo aver battuto Pogačar in uno sprint a due nel velodromo (André) Pétrieux. «Le persone che mi sono vicine sanno quanto io abbia dovuto raccogliere i pezzi. Mi sono sempre rialzato. La prima volta che ho gareggiato qui ho perso il mio compagno di squadra. Da allora il mio obiettivo era vincere e puntare il dito verso il cielo. Per Michael, per la sua famiglia».

Otto anni di grandi vittorie e grandissime sconfitte, di terribili infortuni e capolavori per sé e per i suoi compagni di squadra. Eternamente battuto da van der Poel, ieri ha ricevuto dal neerlandese il primo abbraccio dopo l'arrivo. Pogačar ha assistito in prima fila alla volata di Van Aert: «Ero cotto, alla fine non c'è stata storia, avevo le gambe come spaghetti». Lo sloveno, che ha forse sprintato con la ruota posteriore bucata (l'ha notato a fine gara Morgado, suo compagno di team), deve rimandare l'appuntamento con la Roubaix. Tornerà: due secondi posti nelle due partecipazioni dicono che, presto o tardi, sarà sua.

Una corsa selvaggia, condizionata dai guai meccanici capitati, a turno, a tutti i grandi protagonisti. La differenza l'hanno fatta il dove e il come. Pogačar ha forato due volte, ma in momenti non determinanti della corsa. Van der Poel si è invece dovuto fermare nella Foresta di Arenberg: è tornato indietro a piedi, ha preso la bici di (Jasper) Philipsen, l'ha cambiata, è finito a due minuti e, per pochissimo, due ore più tardi, non è riuscito a riprendere Van Aert e Pogačar. Anche Wout (che a poche ore dal via ha dovuto rinunciare al sistema di regolazione automatica (della pressione) degli pneumatici, vietato dalla UCI) ha avuto problemi meccanici. (Filippo) Ganna ha forato due volte ed è anche caduto (25° alla fine). Sul traguardo la moglie di Van Aert, Sarah De Bie, ha tifato con i (loro) due bambini, Georges e Jerome: «Festeggeremo con un bel piatto di patatine fritte. Questa vittoria ci ripaga dei sacrifici e delle tristezze che abbiamo vissuto. A volte è stata davvero dura, ma i bambini sono stati decisivi per riportare sempre il sereno».

Hanno festeggiato tutti, compagni e avversari: il pubblico al velodromo è esploso quando Van Aert ha aperto il gas all'ultima curva. È lui, spesso, l'anti-Pogi: lo batté a Parigi nell'ultima tappa del Tour 2025, ne causò la storica débâcle al Tour 2022, da gregario di (Jonas) Vingegaard. E nel 2021 vinse in una settimana la tappa (con doppia scalata) del Ventoux, la crono, la volata sugli Champs-Élysées. Gli mancava una grande classica del pavé. Il suo contratto con la Visma è a vita. Come la gioia della doccia nel ventre del velodromo, quando conquisti la Regina.

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