IL MISTERO IRRISOLTO DELLA PDM




22 novembre 2024

Il Tour '91 parte da Lione il 6 di luglio.

Tra i favoriti, oltre al vincitore uscente Greg LeMond, Gianni Bugno, Claudio Chiappucci, Laurent Fignon, Charly Mottet e Pedro Delgado scortato dal promettente coequipier  Miguel Indurain alla Banesto, vi è l'elegante cronoman olandese Erik Breukink, terzo l'anno prima con 2 vittorie a cronometro e già protagonista più volte sulle strade italiane, in virtù del terzo posto al Giro '87, il secondo al Giro '88 (l'anno del suo successo sotto la bufera di neve del Gavia) e il quarto al Giro '89.

A scortarlo vi è una delle migliori squadre del lotto: l'olandese PDM.

Tra le sue fila vanta il micidiale cacciatore di classiche irlandese Sean Kelly (7 Classiche Monumento a cui ne agggiungerà altre 2 in seguito, la Vuelta '88, diverse tappe e top 5 o 10 al Tour più 4 maglie verdi), il forte cronoman messicano Raúl Alcalá, già 3 volte in top 10 in Francia e giustiziere dei vari LeMond, Indurain, Breukink e Bugno nella lunga crono di Épinal del Tour '90, e uno dei migliori velocisti in circolazione, ossia l'olandese Jean - Paul van Poppel, vincitore di svariate tappe nei 3 grandi giri.

La PDM schiera altresì in quel Tour l'eccellente gregario irlandese Martin Earley, i tedeschi Boden e Raab e gli olandesi Van Aert e Verhoeven. Non militano invece più nella compagine in questione i "gemelli" Rooks e Theunisse, scalatori mattatori sulle Alpi nei Tour di fine anni '80.

Tuttavia il capitano Breukink ha certamente più chance di loro di imporsi sui Campi Elisi, visto che il chilometraggio a cronometro individuale di quell'edizione è pari a 135 km e le tappe di montagna sono solo 5 (di cui un paio non certo irresistibili).

Breukink, già vincitore del prologo al Tour '89 nel giorno dell'assurdo ritardo di Delgado, chiude la mini crono inaugurale al secondo posto alle spalle del super specialista francese Thierry Marie.

La prima tappa in linea si corre ancora a Lione e quella che sembra una banale frazione per velocisti si trasforma in un inferno per tanti big. La PDM in pianura è spaventosa: tende un agguato, mena le danze e sbriciola il gruppo. Davanti resta un gruppetto di soli 11 corridori, tra cui Kelly (secondo di tappa dietro ad Abdoujaparov), Breukink, Alcalá e LeMond, unico uomo di classifica ad accodarsi, vista la sua brillantezza tattica. A 1'44" giungono, con le ossa rotte già alla prima frazione in linea, Bugno, Chiappucci, Indurain, Delgado, Fignon, Mottet e compagnia.

Il giorno dopo la Ariostea di Argentin e Ferretti vince la cronosquadre, che la PDM chiude al quarto posto. L'unica squadra di un uomo di classifica a fare meglio è la Castorama di Fignon, Leblanc e Guimard, seconda. La situazione si mette decisamente bene per Breukink.

Alla settima frazione la PDM conquista il suo primo successo grazie allo sprint di van Poppel ad Argentan. Resterà l'unico di quella Grande Boucle.

All'ottava tappa è in programma la maxi crono di 73 km da Argentan ad Alençon: l'outsider Indurain, poi vincitore finale, vince la prima crono della sua vita al Tour davanti a LeMond (a soli 8"), Bernard (a 53") e proprio Breukink ( quarto a 1'14"), che comunque fa meglio di Bugno (quinto a 1'31"), Delgado (ottavo a 2'05"), Leblanc (a 2'55"), Fignon (a 3'39"), Chiappucci (a 4'04"), Hampsten (a 5'59") e Mottet (a 6'01"). Deludono invece Alcalá (a 3'25") e Kelly (a 4'02") in una prova adatta a loro.

Al termine della decima tappa a Quimper, un paio di giorni prima dei Pirenei, LeMond è in giallo e precede in classifica il velocista Abdoujaparov (là grazie a fughe e abbuoni) e proprio Breukink, terzo a 1'13" e secondo tra gli uomini di classifica. Il più vicino a lui è Indurain, lontano 1'14" dall'olandese. Gli altri sono tutti più indietro.

Il buon Erik, 27enne, ha puntato tutto sul Tour e ha lavorato molto per migliorare in salita, dove peraltro non demeritava nemmeno nelle annate precedenti: è convinto di mettere nel sacco LeMond, individuato come il rivale numero uno, entro la fine della corsa.

Restando in casa PDM, pure Kelly (sesto a 3'51") e Alcalá (nono a 4'14") occupano posizioni interessanti della generale. I due sono pronti a scortare il loro leader, senza disdegnare un bel piazzamento finale, come più volte accaduto.

Tuttavia già nel corso di quella tappa, partita da Rennes, sono tornati a casa in 5 della squadra (Raab, Boden, Van Poppel, Verhoeven ed Earley), fatto alquanto insolito e preoccupante. Improvvisamente il mattino dopo, come un fulmine a ciel sereno, una notizia scuote il Tour: la PDM si è ritirata in blocco dalla gara.

Non ne è rimasto uno, nemmeno quello che la stampa alla vigilia considerava come il vero rivale di LeMond. 

Che cosa è successo per giustificare una simile fuga? Sono rimasti tutti vittime di preoccupanti malesseri.

Inizialmente la causa viene individuata in un'intossicazione alimentare per una salsa scaduta fornita ai corridori nell'albergo di Rennes.
Poco dopo emerge un'altra tesi interna alla squadra: un farmaco lecito conservato male in frigo.
Nel mentre si fa inevitabilmente strada pure la tesi di una somministrazione sbagliata di EPO, il famigerato prodotto dopante la cui pericolosa diffusione in gruppo (ve ne erano state tracce già nelle 2 stagioni precedenti) risale proprio a quella Grande Boucle.

Sembra un rompicapo destinato dopo anni a trovare la sua risoluzione. Invece no.
Mentre Rooks e Theunisse, membri di altre squadre a partire dal 1990, hanno ammesso il consumo di doping già negli anni in PDM (EPO per il primo, corticosteroidi per il secondo), nessuno degli atleti della compagine oranje del 1991 è mai stato coinvolto in inchieste né, in effetti, le prestazioni di costoro erano schizzate all'improvviso. Anzi, Breukink ha più volte attribuito al suo costante rifiuto di assumere EPO i suoi improvvisi scarsi risultati a partire dal 1993, quando ormai tale sostanza dilagava.

Il famoso e ormai sepolto caso PDM nell'albergo di Rennes del Tour '91 è destinato a rimanere irrisolto.

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