Normandia triste, solitaria e fuori stagione
Antoine Blondin tratteggia l’amicizia (silenziosa) tra due emarginati della società 11 Dec 2022 - Corriere della Sera / La Lettura Di SIMONE INNOCENTI Per quanto ci si possa girare attorno nella vita «quel che gli uomini si dicono si riduce a poche parole», si legge in Una scimmia in inverno , (Settecolori edizioni), il formidabile romanzo di Antoine Blondin che si svolge sui campi della disperazione e dell’inquietudine. Quella di Fouquet, un giovane che si ritrova a Tigerville, in una Normandia solitaria e completamente fuori stagione, un paese da studiare con le cartine topografiche. Lui è come una scimmia in inverno, di quelle che in Oriente ogni tanto fanno capolino nelle strade e nessuno sa bene come mai siano là. Là — per Blondin –— è in un albergo, senza clienti, gestito da Quentin, un passato da militare in Cina, uomo che ha 60 anni e una moglie che lo ama: Suzanne, che non è «una bellezza ma possiede la nobiltà che dà il dominio delle cose ». A differenza di quella di Fouque...