AfD oltre ogni limite: «Il riarmo utile per le deportazioni»
I pericoli della corsa bellica. Nella CDU è geuerra intestina, Merz ostto assedio.
SEBASTIANO CANETTA
Il Manifesto - Sabato 12 settembre 2026
Pagina 5
Usare il riarmo della Germania per deportare i profughi. L’ultima terrificante idea immaginata da Ulrich Siegmund, aspirante primo ministro della Sassonia-Anhalt di Alternative für Deutschland, fa davvero paura a tutti; perfino ai politici più navigati che si candidano ad appoggiare il suo governo come la sovranista di sinistra Sahra Wagenknecht, leader del BSW.
Senza più freni inibitori, gonfiato al massimo dal trionfo elettorale di domenica scorsa che spera di replicare fra otto giorni in Meclemburgo-Pomerania, Siegmund la spara grossa, e non per vedere l’effetto che fa: «Non condanniamo la fabbricazione di armi perché avremo bisogno di questi prodotti per la nostra offensiva sui rimpatri. Ovviamente, tutto ciò rientra nell’interesse della sicurezza interna, stabilità del Paese, difesa nazionale».
IL GOVERNATORE IN PECTORE della Sassonia-Anhalt lo dice la prima volta dopo aver chiuso la prima riunione del Gruppo parlamentare di AfD a Magdeburgo, rispondendo alla domanda di un cronista sull’apertura nella regione dello stabilimento del colosso israeliano di armamenti Elbit. Ma lo ripete pochi minuti dopo all’agenzia DPA (*) confermando che si tratta di un piano approvato ai massimi vertici del partito. «L’industria bellica comprende non solo armi ma pure equipaggiamenti, veicoli e tecnologie dai quali dipendono le forze armate e la polizia. Questa produzione deve essere rafforzata per far rispettare la legge, ovvero procedere con le espulsioni nel modo più efficiente».
Spetta al deputato del Bundestag, Rüdiger Lucassen, rilanciare sul piano nazionale la proposta di usare il mega-riarmo varato dal governo Merz per «remigrare» i milioni di profughi presenti nella Repubblica federale: «Mi pare ovvio che la Bundeswehr (**) possa essere impiegata per i voli di deportazione nell’ambito dell’assistenza tecnica alle autorità amministrative. In fondo si tratta solo di utilizzare aerei da trasporto militari anziché noleggiare aerei privati come si fa ora».
INSORGONO in Parlamento tutti i partiti democratici, per una volta compatti contro il rischio sempre più concreto che la AfD possa mettere le mani sulla montagna di armi che serve a trasformare la Germania nella prima potenza armata convenzionale d’Europa, come da obiettivo dichiarato del cancelliere Friedrich Merz. «Siamo scioccati. AfD vuole imporre la propria agenda aggirando lo stato di diritto e usando la forza armata contro chi non si conforma alla sua visione politica nazionalista. Le parole di Siegmund dipingono il quadro della sua idea di stato arbitrario che non vogliamo lasciare ai nostri figli» denuncia la capogruppo dei Verdi, Irène Mihalic. «Le dichiarazioni di Ulrich Siegmund segnano un nuovo livello» le fa eco Katja Pähle, leader parlamentare della SPD nel Landtag di Magdeburgo notando come «chiunque tiri in ballo le armi in relazione alle espulsione di massa di persone nel nostro Land sta usando la violenza come strumento politico. Non siamo di fronte a sparate verbali ma a una vera minaccia da parte della AfD».
INFINE TUONA CONTRO i fascio-populisti Fabio Di Masi, co-presidente del BSW, con questa chiave di lettura politica della mossa di Siegmund. «AfD appoggia il riarmo, proprio come l’establishment di Berlino, e giustifica il business di Elbit con il suo impegno per la remigrazione. Ciò dimostra che in realtà AfD non vuole davvero governare e cerca disperatamente una via d’uscita attraverso la provocazione». Contemporanei alla bordata di AfD, in Germania si registrano sempre più forti le scosse del sisma intestino che scuote la CDU dopo la sconfitta elettorale in Sassonia-Anhalt costata la perdita di metà dell’elettorato locale.
In Brandeburgo 33 autorevoli esponenti locali del Partito Democristiano hanno scritto una lettera di fuoco a Merz chiedendogli di «tornare a esercitare la leadership», mentre montano i malumori interni per la riforma fiscale presentata dal ministro SPD delle Finanze, Lars Klingbeil, in cui spicca la tassa sullo zucchero invisa a molti della CDU. Si sommano alla cattiva gestione del recente rimpasto di governo da parte del cancelliere, come prova il caso di Christina Stumpp, vicesegretaria generale della CDU, la cui posizione era stata creata su misura per permettere a Merz di poter vantare una donna nella sua squadra per diventare il leader del partito.
IL CAPO DEL GOVERNO le ha comunicato che (Christina Stumpp) non farà più parte del suo entourage, creando sorpresa, caos e una bella grana relativa alla sua futura collocazione. «Perché Merz non ha assicurato prima un incarico successivo a una donna che aveva lavorato nella dirigenza? In questo modo non ci sarebbe ora questa disperata ricerca di una via d'uscita» sintetizza la stampa.
(*) DPA: La Deutsche Presse-Agentur (DPA) è la principale agenzia di stampa tedesca e una delle più grandi reti di informazione indipendenti al mondo. Nata nel 1949 con sede centrale ad Amburgo, non riceve fondi da governi o partiti così da garantire notizie imparziali e verificate. Ha più di 50 sedi in Germania e oltre 80 uffici nel mondo.
(**) Bundeswehr (letteralmente "difesa federale") è il nome ufficiale delle forze armate della Repubblica Federale di Germania e della loro sezione civile.
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NEL MUNICIPIO DI ZIESENDORF, IN MECLEMBURGO-POMERANIA
I fascio-populisti conquistano il primo sindaco
Il Manifesto - Sabato 12 Settembre 2026
Pagina 5
Senza neppure passare per le urne i fascio-populisti conquistano - per la prima volta - un comune del Meclemburgo-Pomerania, il Land in cui fra 8 giorni, il 20, si vota per il rinnovo del Parlamento.
Sul municipio di Ziesendorf, borgo di 1.425 abitanti a 12 chilometri da Rostock, dalla settimana scorsa sventola la bandiera di Alternative für Deutschland dopo che il sindaco della lista civica ha deciso di prenderne la tessera. Eletto due anni fa come indipendente, Thomas Witt ha «iniziato a considerare l’iscrizione» al partito di ultradestra l’anno scorso quando ha preso atto che solo grazie all’aiuto di AfD era riuscito a bloccare il piano di costruzione di un centro per richiedenti asilo con 120 posti-letto nell’area di uno stabilimento dismesso. Prima di allora la sua campagna contro la struttura di accoglienza aveva avuto poco ascolto da parte dei cittadini e zero supporto dai partiti democratici, a parte l’ala destra della CDU. Finché è arrivata la mano tesa di AfD a sbloccare lo stallo. E l’aiuto è diventato contagioso: dopo il borgomastro a Ziesendorf un altro consigliere comunale ex civico si dice pronto a passare con i fascio-populisti.
Proprio il più basso livello amministrativo si dimostra cruciale per misurare fino a dove è penetrata l’onda nera che da Magdeburgo si sta riversando nel resto della Germania. Lo stesso giorno del voto in Meclemburgo-Pomerania e a Berlino si aprono anche le urne delle Comunali in Bassa Sassonia. Al voto oltre sei milioni di tedeschi (il quadruplo rispetto alla Sassonia-Anhalt) preoccupati anzitutto per la crisi Volkswagen che ha sede e stabilimenti nel Land. A pesare non sarà dunque il voto di opinione ma il grande problema locale, e in più difficilmente i candidati di AfD riusciranno ad arrivare primi o superare il ballottaggio.
Tuttavia resta, comunque, la paura che il boom del partito di ultradestra possa risuonare anche da queste parti, che non sono un pezzo di ex Ddr ma il cuore produttivo della Germania dell’Ovest.
(se. can.).


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