L’ombra dell’estrema destra sulle elezioni in Svezia
(Afp) In fila Elettori che sfruttano la possibilità di votare in anticipo davanti a un seggio di Rosengard, quartiere di Malmoe in cui molti residenti hanno una storia di immigrazione
Il Paese scandinavo domani al voto: i Democratici puntano a entrare per la prima volta nel governo Parola d’ordine: no stranieri
12 Sep 2026 - Corriere della Sera
Dalla nostra inviata Irene Soave
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UDDEVALLA - Il menu del sindaco, che ci invita a pranzo, è quasi trumpiano: bistecca, patatine, pane imburrato. Si chiama husmanskost, ed è la cucina casalinga svedese a base di polpette, patate e panna. Qui a Uddevalla, 57 mila abitanti attorno a un fiordo a nord di Göteborg, è una scelta politica.
Martin Pettersson, ex costruttore, tesserato ai Democratici Svedesi dal 2013, a capo della giunta dal 2022, in corsa al voto di domenica per un secondo mandato, dice di aver voluto «risolvere i problemi della città più urgenti». Il reddito medio è di 3 mila euro al mese, i crimini sono sotto la media nazionale (tranne i reati sessuali: 160 nel 2025, quasi tutti tra le mura di casa), il sentiero sulla costa «la passeggiata più bella di Svezia» per una classifica social: di che problemi parlerà? «I menu a scuola. I bambini avanzavano tutto». Sottinteso: i menu vegani e halal.
Uddevalla è nota in Svezia come «vetrina» del partito più a destra del Parlamento, gli Sverigedemokraterna, dalle radici ben piantate in movimenti neonazisti del dopoguerra come il partito del Reich nordico, i cui leader chiamavano a casa degli ebrei per minacciarli e ancora nel 1996 si radunavano in uniforme per roghi di libri.
Jimmy Åkesson, leader dal 2005, ha fatto pulizia: i Democratici Svedesi sono in Parlamento dal 2010, e hanno come simboli un fiorellino e un’ape che valgono loro il 18-19% negli ultimi sondaggi.
Se dal voto di domani uscirà vincente la coalizione di centrodestra, ora al governo, sarà grazie a loro, che in queste elezioni ne sono il primo partito. Finora, in nome di un «cordone sanitario» analogo a quello che in Germania vige per l’ultradestra di AFD, sono stati esclusi dall’esecutivo, ma hanno dato al conservatore Ulf Kristersson il loro appoggio esterno nell’accordo di Tidö del 2022. Dovesse vincere di nuovo, Kristersson ha promesso di prenderli a bordo. Sarebbe la prima volta al governo di un partito con radici neonaziste.
Non è detto che accada. Il vantaggio del blocco di centrosinistra, guidato dai Socialdemocratici (27-29%), si è assottigliato durante la campagna elettorale, ma gli ultimi sondaggi danno la coalizione di centrosinistra tra il 49,3% e il 50,8%, e quella di centrodestra tra il 47,6% e il 49%.
I Democratici Svedesi amministrano già una dozzina di comuni. Tra questi, il più grosso è Uddevalla. È finito sui giornali — «la maggioranza dei giornalisti tende a sinistra, si sa» — perché Pettersson ha reintrodotto lo husmanskost nelle mense scolastiche. «I musulmani sono scontenti perché c’è il maiale», ammette Pettersson, «ma che vuol dire? Ci sono bambini a cui non piace il pesce, e a volte si trovano il pesce». Nella tranquilla città sul fiordo ha fatto notizia la settimana scorsa una studentessa dalla pelle scura che dal chiosco elettorale dei DS è scappata in lacrime.
Stessa storia per le case di riposo: «Ai nostri anziani non possono badare persone che a malapena sanno lo svedese. Ci sono state confusioni nei pronomi per cui alcuni pazienti sono morti». Di morti per cattivo svedese nelle cronache non c’è traccia; ma Pettersson ha introdotto test di lingua per i dipendenti delle case di riposo. Il 10% che non li ha passati ha perso il lavoro.
A Uddevalla vivono 13 mila tra stranieri e cittadini «con background straniero», cioè nati in Svezia da due stranieri; è il 23% della popolazione. In Svezia è il 27,7%. I Democratici Svedesi hanno concentrato contro di loro la campagna elettorale, affiggendo nelle stazioni cartelli con volti di cittadini somali e lo slogan «Ti manca Mogadiscio? Ci puoi tornare».
I poster sono stati rimossi quasi subito, ma l’iniziativa a cui facevano riferimento non era un’idea degli Sverigedemokraterna: il governo svedese guidato dal conservatore Ulf Kristersson offre circa 35 mila euro a ogni straniero non europeo che voglia ritornarsene a casa sua. Finora hanno accettato in 171. Ma i piani sono di offrire somme simili anche agli stranieri con cittadinanza svedese, se accettano di rinunciarvi.
«Guardi che noi sull’immigrazione abbiamo posizioni ormai di centro», insiste il sindaco di Uddevalla. «Le hanno prese da noi tutti gli altri. Ma i cittadini tendono a dare fiducia a chi per primo si è occupato di un tema, e quelli siamo noi».
Dice il vero. Nel 2015, quando la Germania di Angela Merkel accolse quasi un milione di profughi in fuga dalla Siria, la Svezia fu travolta da 160 mila richieste d’asilo. I volontari si affollavano sui moli della Scania — regione dove ora i consensi ai DS superano il 40% — per offrire vestiti e aiuti a chi sbarcava. Ma l’impatto fu enorme. I Democratici Svedesi iniziarono una campagna feroce, a cui si accompagnò un’ondata di violenza anonima, con centri per richiedenti asilo dati alle fiamme. Il governo svedese, di centrosinistra, accettò un accordo di larghe intese per chiudere i confini.
Dal 2022, il governo Kristersson ha ristretto ancora le politiche migratorie. Le espulsioni — anche di bambini — sono quotidiane: «Non possiamo cambiare le leggi per migliorare il destino di questo e di quello», si difende Kristersson. In questo senso, per i più critici del governo —e i nostalgici degli anni in cui la Svezia accoglieva dissidenti dalle dittature del mondo — è come se i Democratici Svedesi governassero già.
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Il modello svedese alla prova del voto Destra e sinistra divise da un seggio
MONICA PEROSINO
La Stampa - Sabato 12 settembre 2026
Pagina 15
C'è stata una Svezia che si raccontava con solo un pronome: noi. Era la Svezia di Olof Palme, l'uomo che più di ogni altro incarnò la socialdemocrazia come identità nazionale, l'idea che una società forte dovesse accorciare le distanze invece di trasformarle in confini. «Non devono esistere "noi" e "loro", esiste soltanto "noi"», diceva.
Domani gli svedesi voteranno in un Paese che ormai guarda quella idea da molto lontano. L'immigrazione ha spostato a destra il baricentro della politica e ha costretto anche i Socialdemocratici a cambiare posizione su confini, cittadinanza e integrazione. Soprattutto, ha portato Jimmie Åkesson, leader dei Democratici Svedesi, partito di destra radicale dalle origini neonaziste, alle soglie di un passaggio storico: per decenni paria della politica nazionale, potrebbero entrare per la prima volta al governo.
Alla vigilia del voto, dopo mesi in cui il ritorno della socialdemocratica Magdalena Andersson sembrava scritto, Ipsos fotografa un Paese spaccato a metà: Socialdemocratici, Centro, Verdi e Sinistra sono al 49,3%, i quattro partiti della destra al 49. Tradotto nei 349 seggi del Riksdag significa 175 a 174.
I Socialdemocratici restano di gran lunga il primo partito, al 27,4%, ma alle loro spalle i Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson sono al 18,8% , praticamente appaiati ai Moderati del premier Ulf Kristersson.
A decidere tutto potrebbero essere i Liberali, che sembravano destinati a sparire dal Parlamento e ora sono al 5%. Se la destra conquistasse 175 seggi, il secondo governo Kristersson sarebbe molto diverso dal primo. Nel 2022 Åkesson aveva portato i SD al loro miglior risultato storico, ma era rimasto fuori dell'esecutivo, garantendogli dall'esterno i voti necessari attraverso l'accordo di Tidö. Questa volta non gli basterà più. I Democratici Svedesi vogliono ministri, potere e responsabilità dopo decenni ai margini della politica svedese.
Nemmeno una vittoria dell'altro blocco consegnerebbe però automaticamente le chiavi del governo ad Andersson, che potrebbe vincere le elezioni e scoprire il giorno dopo di non avere una coalizione.
A rendere ancora più singolare questa partita è il terreno sul quale si sta combattendo. Quattro anni fa Kristersson e Åkesson vinsero promettendo di riprendere il controllo di un Paese traumatizzato dalle gang, dalle sparatorie e da una politica migratoria considerata fuori controllo. Le sparatorie sono crollate dalle 276 dei primi otto mesi del 2022 alle 53 dello stesso periodo di quest'anno, ma il successo rischia di avere prodotto un effetto inatteso. La criminalità arretra nelle preoccupazioni degli elettori, mentre avanzano sanità, scuola, assistenza agli anziani, pensioni.
È tornata la domanda più antica della politica svedese: non più soltanto chi possa dirsi svedese, ma quanto la Svezia sappia ancora prendersi cura di chi lo è. La destra rischia così di perdere proprio dopo avere ottenuto risultati sul terreno che l'aveva portata al governo.
Persino il voto dei giovani racconta una Svezia meno prevedibile di quanto suggerisca l'ascesa di Åkesson. Nel 2022 quasi due giovani uomini su tre sostenevano i partiti della destra. Quattro anni dopo la sinistra ha conquistato un leggero vantaggio anche fra i maschi tra i 18 e i 29 anni, in controtendenza rispetto all'immagine di una generazione maschile che in gran parte dell'Occidente si sposta verso la destra radicale. E a votare per la prima volta saranno quasi mezzo milione di svedesi (su 8 milioni di elettori).
Con gli arrivi migratori molto più bassi rispetto agli anni della crisi, la domanda si è spostata da quanti possono entrare a chi può diventare svedese.
Su questo terreno Åkesson ha già ottenuto una vittoria culturale molto più ampia dei suoi voti. Anche i Socialdemocratici hanno abbandonato gran parte del linguaggio aperturista del passato e difendono oggi controlli e regole sull'immigrazione che dieci anni fa sarebbero sembrati propri della destra. È anche per questo che uno degli ultimi scandali della campagna ha colpito SD in un punto particolarmente delicato. La Svezia affronta la sua prima elezione nazionale da membro della NATO (***) mentre Gustav Gellerbrant, capo dell'ufficio di coordinamento di SD presso la Cancelleria di governo e uno degli artefici dell'accordo di Tidö, è stato coinvolto in uno scandalo perchè la compagna, funzionaria del partito, ha diffuso propaganda filorussa e preso parte a eventi collegati ad attori statali russi. Un problema non secondario per un partito che da lunedì potrebbe rivendicare accesso diretto ai ministeri e alle informazioni statali più sensibili.
L'unica cosa certa è che sulla politica estera, invece, le fratture quasi scompaiono: sostegno a Kyiv e fermezza verso Mosca attraversano l'intero arco parlamentare, mentre l'appartenenza alla NATO è ormai una scelta largamente consolidata.
Domani, dunque, gli svedesi non sceglieranno semplicemente fra Andersson e Kristersson. Decideranno se affidare per la prima volta il governo anche alla destra di Åkesson oppure riportare al potere una socialdemocrazia che per farlo ha dovuto cambiare se stessa. Il "noi" di Palme non è scomparso. Ma non è più, da molto tempo, l'unica idea possibile di Svezia.
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Ludvig Aspling - "Prenderemo il ministero alla Migrazione Se vivi di sussidi devi andare altrove"
SIMONE MARTUSCELLI
La Stampa - Sabato 12 settembre 2026
Pagina 15
STOCCOLMA - Ludvig Aspling è parlamentare dal 2018, eletto nelle file dei Democratici Svedesi ed è responsabile del partito per la Migrazione.
- Voi avete sostenuto questo governo negli ultimi quattro anni. Quali sono state le cose principali che avete ottenuto sulla politica migratoria?
«Tutti i numeri sono in calo. Il numero di persone che richiedono asilo, gli asili concessi, il numero di lavoratori non qualificati... Praticamente tutto ciò che è misurabile va nella direzione giusta».
- Quali misure ritiene siano state più efficaci?
«Abbiamo aumentato il requisito di stipendio per chiedere un permesso di lavoro, e inasprito le regole per il ricongiungimento familiare. Ma è cambiata anche la narrazione. Se – come Merkel o la nostra precedente premier di sinistra – dici "Wir schaffen das", ce la faremo, o che non dovremmo costruire muri e che dovremmo essere aperti, ovviamente la gente arriverà. Dobbiamo avere il coraggio di dire che se vuoi vivere di sussidi, devi andare altrove».
- Quest'estate in Italia c'è stato molto dibattito sui cosiddetti "dublinanti". Un governo con i Democratici Svedesi aumenterà il numero di migranti che verranno rimandati in Italia?
«In base al patto UE per l'asilo e la migrazione l'Italia deve adempiere ai propri obblighi. Il che significa accogliere queste persone. Inoltre, raccomando vivamente all'Italia di iniziare a lavorare sui centri di rimpatrio verso Paesi terzi. Penso anche che dovremmo ricevere fondi UE per questo. Italia e Svezia dovrebbero cooperare sui centri di rimpatrio, per dividere i costi».
- L'Italia ha un centro simile che ha avuto alcuni problemi.
«Quello in Albania non è un vero centro di rimpatrio, è solo per le operazioni di ricerca e soccorso, non per gli arrivi irregolari. E allora non c'era ancora un quadro giuridico come il regolamento europeo sui rimpatri. Inoltre, so che i tribunali italiani sono pieni di giudici politicizzati».
- La Svezia sta lavorando a un modello come questo?
«Non al momento, ma se vincessimo sarebbe in cima alla nostra lista».
- Ci sono 5 Paesi UE che stanno già lavorando per istituire hub di rimpatrio. Cooperereste con loro?
«Assolutamente (sì, ndr). Serve una "coalizione dei volenterosi" su questo. Si può pensare ad esempio di riempire insieme i voli e collaborare per portare le persone a destinazione».
In Europa i Democratici Svedesi sono nello stesso gruppo politico di Fratelli d'Italia. Qual è il suo giudizio sul loro lavoro al governo?
«Penso che Fratelli d'Italia stia facendo un buon lavoro. Ma ho sentito che in Italia c'è un nuovo concorrente alla destra di Meloni».
- Sì, Vannacci.
«Posso dire che se c'è una sfida a destra, allora ovviamente devi guardare a cosa stai facendo».
- Per molti, uno dei motivi principali del risultato del voto in Sassonia-Anhalt è la politica migratoria. Crede che una dinamica simile possa aiutare anche voi?
«Non credo che quello che è successo in Germania influenzerà il voto qui. Ma in Germania la sinistra ha fatto l'errore di insultare gli elettori. È la prima lezione della politica: non insultare le persone che dovrebbero votarti».
Se doveste entrare nel governo, rivendichereste il ministero per la Migrazione?
«Sì. Un partner della coalizione, i Moderati (il partito del premier Ulf Kristersson, ndr), ci ha già rassicurato dicendo che sarebbe naturale che accada».
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(***) La Svezia fa parte della NATO dal 7 marzo 2024, giorno in cui è diventata ufficialmente il 32º membro dell'Alleanza Atlantica.
L'iter formale si è concluso a Washington con il deposito dei documenti di adesione da parte del governo svedese.
L'11 marzo 2024, si è tenuta la cerimonia ufficiale del sollevamento della bandiera svedese presso il quartier generale della NATO a Bruxelles.
Questo ingresso storico, avvenuto insieme a quello della vicina Finlandia, ha sancito la fine di oltre 200 anni di neutralità e non allineamento militare della Svezia, una svolta strategica impressa a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina.


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