Balla, balla BALLERINI


GETTY - Che soddisfazione Davide Ballerini, 
31 anni, esulta sul traguardo di Napoli

Ballerini a Napoli 
Ora il Blockhaus pesa Pellizzari

Esame montagna 
Oggi si fa dura: arrivo in salita, il Blockhaus chiama all’appello Pellizzari e Vingegaard

"I momenti duri nel ciclismo sono molti, quelli felici pochi. 
Bisogna goderseli fino in fondo"
   - Davide Ballerini

15 mag 2026 - La Gazzetta dello Sport
Di ARCOBELLI, SCOGNAMIGLIO
RIPRODUZIONE RISERVATA

Momenti, istanti, frazioni di secondo: quanto basta per orientare il destino. «Vai, vai, vaiiiiii che sono caduti. C’è il buco!», urla in radio Matteo Malucelli a Davide Ballerini, correndo il rischio di spaccargli un timpano. Ma ne vale la pena: c’è una tappa del Giro d’Italia da vincere, sul traguardo prestigioso di Napoli nella magnificenza di Piazza del Plebiscito. E Ballerini esegue: lascia tutto se stesso sulla bici e con una progressione da applausi riesce a tenere dietro Jasper Stuyven e Paul Magnier. Si mette la mano sul casco per l’incredulità, prima di potersi stendere a terra a uno sguardo dal teatro San Carlo: «Ancora non me ne rendo conto» ammetterà un bel po’ dopo, ed è naturale: ce ne vuole di tempo, quando la realtà supera il sogno più bello.

Il primo successo di tappa per l’Italia – al sesto tentativo - è arrivato così, in coda a una giornata scattata da Paestum che si è conclusa in volata come previsto (lasciando Afonso Eulalio in maglia rosa), mentre impossibile da immaginare era l’inqualificabile episodio che ha messo a rischio il gruppo, di cui parliamo a fianco. Ma è stato uno sprint atipico, e leggendo prima le note esplicative del “Garibaldi”, la mitica guida della corsa rosa, lo si poteva immaginare: a 650 metri dall’arrivo, ecco una curva a sinistra immettere in una salitella al 4% su basolato; ai 400 metri, curva a 90° a destra e poi un’altra a “U” ai 300 metri conducono sul rettilineo finale in pavé. Nella preparazione della volata si mette molto in evidenza il treno nella Unibet Rose Rockets, al lavoro per Groenewegen: peccato che inizi di nuovo a piovere e ai meno 400 metri finisca a terra il “pesce pilota”, Elman Reinders, assieme allo stesso olandese, poi Tobias Lund Andresen stende involontariamente Malucelli. Insomma, le carte si rimescolano - resta tagliato fuori pure Jonathan Milan, a cui il disegno del finale proprio non è piaciuto - e Ballerini si ritrova al posto giusto al momento giusto. Ma ci mette tanto del suo e si merita l’apoteosi.

Emozione

Davide è professionista dal 2017, nessuno più si chiede e gli chiede se sia parente di Franco Ballerini, re di due Roubaix e grande ct azzurro morto nel 2010 in un rally. Eppure, un legame c’è: «Ero troppo piccolo per ricordarmi il Franco corridore, però a casa ho sempre una foto di lui che vince nell’Inferno del Nord, perché è quella la corsa dei miei sogni». Prima di ieri il suo successo più importante era arrivato sulle pietre del Belgio nel 2021, all’Omloop Het Nieuwsblad. Il pavé lo esalta: l’ultima tappa del Tour 2025, passata per lo strappo di Montmartre, era vissuta sul duello Van Aert-Pogacar. Lo vinse il belga che si impose per distacco sui Campi Elisi, però fu Davide a piazzarsi secondo. Ballerini è un ragazzo serio e profondo: «I momenti duri nel ciclismo sono moltissimi, quelli felici pochissimi rispetto alle ore in sella, al tempo passato via da casa. Bisogna goderseli fino in fondo. Sono velocista, però atipico. Stavolta la fortuna è stata dalla mia parte, mi chiedevo da tanto quando sarebbe successo (prima del Giro si era imposto in Turchia, non esultava da fine 2022; ndr)». Prima di abbracciare il ciclismo aveva fatto il bagnino, con il brevetto di nuoto di salvamento: era stato Gianni Savio a credere in lui, lanciandolo nel ciclismo che conta. Poi ha fatto parte pure del treno di Mark Cavendish, era presente quando l’inglese nel 2024 raggiunse il record di 35 successi di tappa al Tour. “Ballero” è passato attraverso momenti molto difficili: era compagno - al Giro di Polonia 2020 - di Fabio Jakobsen quando l’olandese rischiò la vita in seguito a un incidente in volata. «Quella volta – ricorda – avevo faticato pure a prendere sonno. Però fu la famiglia di Fabio a chiederci di proseguire la gara, e io riuscii a vincere l’ultima tappa».

Chiave 

Intanto oggi il Giro sale sul Blockhaus (dal versante più duro, di Roccamorice) che nel 1967 vide trionfare Eddy Merckx e che attende il duello tra Jonas Vingegaard e Giulio Pellizzari. L’ultima volta, nel 2022, in cima vinse Jai Hindley, che di Pellizzari ora è compagno. Magari è un buon auspicio per questa Italia rilanciata dal canturino Davide Ballerini: non perdete tempo a cercare qualcuno in gruppo che non sia contento del suo successo, non lo trovereste.

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IDENTIKIT

Dodici vittorie
In dieci stagioni da professionista

Nato a Cantù (Como) il 21 settembre - stesso giorno di Tadej Pogacar - del 1994, è passato pro’ nel 2017 con l’Androni e ora è alla XDSAstana. Corridore versatile, molto veloce allo sprint, Ballerini vanta dodici vittorie: prima di ieri, la più importante era l’Omloop Het Nieuwsblad (2021) che apre la stagione in Belgio. Nel 2020 si era piazzato 2° al Tricolore in linea, battuto da Giacomo Nizzolo.

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Arrivo

1. Ballerini
2. Stuyven (Bel)
3. Magnier (Fra)
4. Plowright (Aus)
5. Turner (Gb)
6. Segaert (Bel)
7. Mozzato
8. Magli
9. Zanoncello
10. Van Uden (Ola)
40. Vingegaard (Dan)
54. Pellizzari

Classifica

1. Eulalio (Por)
2. Arrieta (Spa) a 2’51’’
3. Scaroni a 3’34’’
4. Raccagni Noviero a 3’39’’
5. Kulset (Nor) a 5’17’’
6. Ciccone a 6’12’’
7. Christen (Svi) a 6’16’’
8. Stork (Ger)
9. Bernal (Col)
10. Arensman (Ola) a 6’18’’
11. Pellizzari 
15. Vingegaard (Dan) a 6’22’’

Oggi 7ª tappa
FormiaBlockhaus, 245 km

In tv
Rai Sport 9.50, Rai 2 dalle 14, Eurosport 1, HBO Max, Discovery+ dalle 10.30

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