YOU ALWAYS MAKE IT THERE, YOU MAKE IT ANYWHERE
SIMONE BASSO - I Godoari nella Casse Déserte
doimenica 14 giugno 2026
1.
Abbiamo visto i Knicks vincere un anello.
L'ultima volta avevamo i pantaloncini cortissimi, iniziavamo a parlare e camminare: la tivù era in b/n, la NBA era un mondo lontanissimo e sconosciuto, Eddy Merckx avrebbe stravinto il Giro, Nereo Rocco era il direttore tecnico del Milan, qualche mese più in là ci sarebbe stata la guerra nel Kippur.
2.
Tre uomini tre rappresentano tout court questa New York.
Mike Brown ha illustrato al (giovanissimo) collega Mitch Johnson la gestione, non solo tattica, delle partite.
La lettura del flusso, del momentum, i time out, persino i challenge.
Veterano di mille battaglie, esonerato un anno e mezzo fa dai (Sacramento) Kings (una franchigia gestita dall'algoritmo della stupidità), figlio "tecnico" di Greg Popovich, vice-chiave della Golden State dinastica.
La sua Spray Offense, bella anche esteticamente, ha smontato la difesa funneling degli Spurs, super atletica e postmoderna.
3.
MVP-ombra dei playoff, ritratto muscolare del 2-way, il giocatore della lega più sottovalutato.
OG Anunoby è il leader (silenzioso, efficiente) di una difesa dove almeno 4 sul parquet chiudono e raddoppiano su tutti.
Un team con OG, Hart, Bridges è costruito su quell'idea.
Se anche Karl-Anthony Towns, un principe in attacco, per eoni afasico in difesa, viene convinto a far quei close out e scivolamenti...
Con le dovute proporzioni, il mantra è sempre lo stesso.
Una volta chiesero a Dick Versace, scienziato del gioco, cosa servisse per vincere un anello NBA.
"Datemi cinque Scottie Pippen."
4.
La storia di Jalen Brunson non pare vera.
In rete girano le sue foto, bimbo, con la canotta Knicks del babbo.
Big Body è uno dei tre più grandi go-to-guy visti nella storia (infinita) dei Knicks.
Sta insieme con Walt Frazier e Bernard King.
Il banner issato lo trasforma, all'istante, in una leggenda.
Ha rinunciato a 113 milioni di dollari, roba che al Barba (James Harden, ndr) o al Giannis (Antetokounmpo) prende un coccolone, perché voleva vincere a New York.
Big Body, artista dell'uno-contro-uno, padrone del clutch, una macchina da canestri e nella lettura dell'angolo (ferro e tabella), dimostra che la NBA sta nuovamente cambiando.
Il mid-range, vedi SGA (Shai Gilgeous-Alexander, ndr), sta tornando il tiro che spacca le partite.
Come ai tempi di Michael Jordan.
5.
Che la NBA funzioni lo dimostra questo 2025-2026 inenarrabile.
Gara-4 rimane un vertice (folle) del fascino del basket.
Neanche un Harold Pinter avrebbe immaginato la sceneggiatura, in diretta, di quel film.
I Knicks negli ultimi 2 anni di post season, sotto di 20 sono 5-3.
Il resto della NBA è 4-71.
6.
San Antonio, fortissima e giovanissima (quindi pollastri), tornerà spesso - toccando legno - alle NBA Finals.
È stato un 2007 reverse (sigh).
Pensiamo che un'eventuale dinastia dipenderà, oltre che dalla salute dell'alieno francese (Victor Wembanyama, ndr), dall'evoluzione tecnica di Dylan Harper; che promette di diventare un Brandon Roy sano (...), quindi una big guard di livello jordaniano (kobiano).
7.
A New York nessuno frega un cazzo della Coppa del mondo di calcio.
"I'm in a New York state of mind", pure noi.

Commenti
Posta un commento