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FOOTBALL PORTRAITS - Di Stéfano, gracias Viejo! (2005)

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di CHRISTIAN GIORDANO La Gazzetta dello Sport Home Video (2005) https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 «Maradona è stato il più grande negli ultimi 30 metri, Platini negli ultimi 50, Cruijff sui 60-70. E Di Stefano su tutti i 110», parola di Enzo Bearzot, uno che li ha visti tutti. E da vicino. È stato il più grande dei grandi perché esprimeva il meglio in ogni settore del campo, da una porta all’altra. Il calciatore totale, se ne esiste uno. Il tutto completato da un carattere da combattente, con il carisma del condottiero e qualità fisiche straordinarie per velocità e resistenza. Un leader nato per giocare calcio. A portarlo in Europa il destino ci prova già nel 1949, quando il River Plate di Stéfano, il 26 maggio, gioca un amichevole in memoria del grande Torino, perito il 4 maggio nella sciagura aerea di Superga. Al giocatore è interessata la Juventus, ma alla richiesta di 45 milioni di lire la trattativa sfuma...

IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Andy Hampsten, l'Amerikano buono

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https://www.amazon.it/FUGA-DAGLI-SCERIFFI-Saronni-ciclismo/dp/1087075408/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr= di SIMONE BASSO ©  IN FUGA DAGLI SCERIFFI Rainbow Sports Books © Campione e pioniere, Andy Hampsten nacque (a Columbus) in Ohio e rappresentò – poco dietro Greg LeMond – la frontiera americana. Nei primi anni Ottanta, il suo nome rimbalzava già qua e là sui periodici stile Miroir e Biesse . Due volte medagliato, da junior, nella Settanta chilometri iridata (1979 e 1980), crebbe – da dilettante – nella (piccola) Levi’s-Raleigh. Al battesimo del fuoco con i pro’ del vecchio continente – 1985 – si mise subito in evidenza. Firmò un contratto a tempo con la 7-Eleven, la compagine nordamericana che colmò le distanze, soprattutto culturali, con l’altra parte dell’Atlantico.  Hampsten, dei ragazzi del diesse Mike Neel, era il più futuribile. C’erano Ron Kiefel, che sorprese tutti, all’esordio ...

Compagni di Leo e di CR

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Un giorno anche loro potranno dire non solo "io c'ero" ma ci ho giocato: non soltanto contro, ma insieme.  Miralem Pjanic e Arthur, accento sulla u, sono gli ultimi ad aggiungersi a quella pulitissima dozzina di privilegiati che sono stati compagni di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo; in rigoroso ordine di Palloni d'oro: 6 a 5 per la Pulce. La peculiarità farà forse meno effetto forse Ángel Di María, che su assitò di Leo firmò con l'Argentina l'oro olimpico a Pechino 2008 (col Mondialino Under 20 gli unici trofei della Pulga con la Seleccion) e con CR al Real Madrid la Décima (magata di Carletto che per alzare la Champions lo arretrò a interno sinistro nel 433); il Fideo infatti - in carriera - oltre ai dioscuri ha avuto in squadra tutti i grandissimi di quest'epoca: Rooney allo United, Ibra, Neymar e Mbappé al PSG. Sul doppio binario club/nazionale hanno viaggiato altri tre argentini ex merengue: Fernando Gago, Ezequiel Garay e Gabriel He...

Johan van der Velde won 40 jaar geleden Dauphiné

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https://www-cyclingonline-nl.translate.goog/artikel/18638_johan_van_der_velde_won_40_jaar_geleden_dauphin%C3%A9.html?_x_tr_sl=auto&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=wapp interviste Johan van der Velde vinse il Delfinato 40 anni fa Sabato 27 giugno 2020 Interviste - Johan van der Velde è stato il primo e unico olandese a vincere la Dauphiné Libéré il 2 giugno 1980. Henk Lubberding dietro il tre volte vincitore Bernard Hinault (1979) e Steven Rooks dietro Phil Anderson (1985), è arrivato secondo in Provenza e Joop Zoetemelk (1973, 1975 e 1986) ha ottenuto il terzo posto tre volte nella corsa a tappe francese. Testo: Dan Rolandus Le corse a tappe come il Critérium du Dauphiné sono solitamente gare in cui gli scalatori vogliono mettersi alla prova e prepararsi per il Tour de France, per il grande lavoro che li attende sui Pirenei e sulle Alpi. Johan van der Velde ha fatto la storia 40 anni fa (!) chiudendo trionfalmente la 32a edizione della Dauphiné Libéré. ''Mi sono u...

Arjen di casa: Robben ricomincia col Groningen

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Quattrocentodiciannove giorni. Tanto è durata l'astinenza di Arjen Robben dal suo duplice addio, il 5 maggio 2019 col gemello diverso Franck Ribéry, al Bayern al solito campione di Germania e al calcio giocato. Sarà un caso, o un capriccio del Fato, ma proprio nel giorno in cui il Bayern si conferma al solito campione di Germania - ecco l'annuncio che era un po' nell'aria dopo le scorse settimane passate ad allenarsi coi vecchi compagni. Arjen Robben - a 36 anni, 18 dei quali giocati da professionista - torna a casa. Al suo Groningen. Il club nelle cui giovanili, nel 1996, tutto era cominciato.  Un ritorno che, complici le difficoltà post-Covid-19, ha un che di kennedyano: non chiederti cosa può fare il club per te ma cosa puoi fare tu per il club. Arjen se lo è chiesto, e si è dato "la" risposta. L'unica possibile. "Segui il tuo cuore", l'invito dei tifosi.  Anche quelli troppo giovani per ricordarlo spiccare il volo...

LA LEGGENDA DI ROGER BROWN

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https://www.sport-e-cultura.com/2020/06/26/la-leggenda-di-roger-brown/?fbclid=IwAR0LcdzuapvjgEag7TXtEhzlnDh5ktWtmOR2bTcfH_FEcMeRjWyyKdpYDkQ di SIMONE BASSO Sport e cultura - 26 giugno 2020 Pubblicato da Indiscreto il 9 settembre 2011 “They called him The Man Of 1000 Moves, but I don’t know about all that. He probably had 500, but they were all good. “ (Connie Hawkins) Roger Brown viveva a Bedford Stuyesant, New York. Da adolescente l’unica cosa che gli importava era il playground, ma capì che con quelli più grandi e grossi non si poteva scherzare. Così imparò, di notte, a scavalcare i cancelli. Miope, avrebbe passato la carriera a chiedere ai compagni di squadra il punteggio e il cronometro delle partite: ma non sembrava fregargli granché. Apprese il segreto giocando nel crepuscolo, illuminato appena dai lampioni. Siccome sentiva il canestro, non aveva bisogno di vederlo. Divenne, senza saperlo, il primo di una nuova specie. Il corpo di un’ala con la t...

FOOTBALL PORTRAITS - Park Ji-Sung, il Maratoneta

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di CHRISTIAN GIORDANO,  ©   Guerin Sportivo © Rainbow Sports Books “Three-Lung Park”, Park tre-polmoni. Così all’Old Trafford chiamano il primo coreano giunto in Premier League. Scontato quanto azzeccato nickname per uno che sulla corsa (ma non solo) ha costruito una carriera in apparenza preclusa a un fisichino da calcio d’altri tempi. Minuto e inesauribile sì, ma spesso rotto. Proprio i frequenti infortuni infatti hanno frenato l’ascesa di Park Ji-Sung, tuttofare che il Manchester United ha pescato nel 2002 dal PSV Eindhoven, fucina estera prediletta da cui Sir Alex, un anno prima, aveva prelevato il bomber Ruud van Nistelrooy. Il vero uomo della Provvidenza, per il calciatore più popolare in Corea del Sud, è però Guus Hiddink, il mago olandese artefice – da Ct - dello storico quarto posto mondiale della nazionale sudcoreana nel 2002. Fu lui a dirottare su binari esterni un sin lì discreto centrocampista difensivo. E a farne così la fortuna prima di portarselo d...

Ciclismo, Stephen Roche e il Giro ‘87: ‘A Sappada fu Visentini a farmi arrabbiare’

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https://it.blastingnews.com/sport/2020/06/ciclismo-stephen-roche-e-il-giro-87-a-sappada-fu-visentini-a-farmi-arrabbiare-003161436.html?fbclid=IwAR0JEwd5opG8-8QZkshA26RVgrrOzhtfK25yYWLnrmR0Uz1oaPHS4059lno Il corridore irlandese ha replicato alle accuse del suo ex compagno-rivale della Carrera di Alessandro Cheti (articolo) e Michele Caltagirone (video) 23 giugno 2020 Sono passati ormai 33 anni, ma la tappa di Sappada del Giro d’Italia ’87 fa ancora scaldare gli animi nel mondo del Ciclismo . In quella giornata si consumò, tra mille polemiche, una clamorosa rottura in casa Carrera, lo squadrone che stava comandando la corsa con la maglia rosa saldamente sulle spalle di Roberto Visentini. Tra la sorpresa generale l’altro big della Carrera, l’irlandese Stephen Roche, partì all’attacco nelle fasi centrali della corsa, mandando su tutte le furie Visentini che andò in crisi di nervi e lasciò la strada libera al compagno-rivale. Ciclismo, la storica tappa di Sappada ...

Sweden’s Jan Olsson pays tribute to Johan Cruyff, his great tormentor

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http://www.theguardian.com/football/2016/mar/24/sweden-jan-olsson-joan-cruyff-turn-holland-1974-world-cup Full-back played top-level football for 18 years but is best remembered for being left standing by Holland’s brilliant No14 at the 1974 World Cup by Press Association Jan Olsson, the Sweden defender fooled by Johan Cruyff’s brilliant dummy at the 1974 World Cup, has revealed how he and his team-mates exploded into laughter after witnessing the Dutch forward’s most famous skill. Cruyff’s mesmeric turn at the Westfalenstadion in Dortmund has gone down in history as one of football’s most stunning moments as he feigned to go one way but twisted the other, leaving a befuddled Olsson staring into space. Cruyff died of cancer on Thursday, aged 68. The Group Three match finished 0-0 but the “Cruyff turn” would become a defining image of that Holland side, who lost to West Germany in the 1974 final and are considered one of the most exciting and inventive teams of all time. Ol...

In fuga dagli Sceriffi -- Preface by Herbie Sykes

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https://www.amazon.it/FUGA-DAGLI-SCERIFFI-Saronni-ciclismo/dp/1087075408/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr= IN FUGA DAGLI SCERIFFI Oltre Moser e Saronni: il ciclismo negli anni '80 Rainbow Sports Books by Herbie Sykes  I first met Simone Basso at the 1999 Giro d’Italia. He turned up wearing an old Système U jersey in deference to Laurent Fignon, and he saw Pantanismo for what it was. Simone, who seldom forgets anything, had forgotten more about cycling than I would ever know, and he alone refused to subscribe to this pandemic of catholic idiocy. This was the age of Epo and Pantani, brilliant climber or otherwise, had a very low natural haematocrit. He was an extremely good rider, but ultimately nought but a clown. He’d neither the intellect nor the emotional ballast to cope with the circus they were building around him, and how could he? A needy, cloying media, a delirious and deluded public in need of a sporting David, all those classical Ita...