POGACAR già in giallo


Al debutto - Tadej Pogačar, 27 anni, 
due volte iridato, non aveva mai corso il Giro di Svizzera 

DOMINATORE A SONDRIO DOPO 71 KM DI FUGA: «SEGNALE PER IL TOUR»

Tadej dà spettacolo al Giro di Svizzera e si prende la maglia. Intanto Vingegaard perde Van Aert per la Grande Boucle

118 - I successi di Pogacar con 5 grandi giri e 13 Monumenti. Nel 2026 è a quota 10

«Partire così da lontano non era il piano, 
ma a volte le cose inaspettate sono quelle che vengono meglio...»
   - Tadej Pogacar

18 Jun 2026 - La Gazzetta dello Sport 
di CIRO SCOGNAMIGLIO INVIATO A SONDRIO

Nelle prime parole che Tadej Pogačar pronuncia, tutto sudato ma non esausto, quasi si coglie il tentativo di giustificarsi: «Dopo lo sprint ad abbuoni, io e il mio compagno McNulty ci siamo guardati e ci siamo detti “Andiamo”. In quel momento non avevo la radio, non sapevo che cosa stesse succedendo alle mie spalle. Non era questo il piano...». Che non lo fosse, importa il giusto: l’esito è stato comunque sensazionale. Pogi ha infatti letteralmente divorato la prima tappa del Giro di Svizzera, partito per la prima volta in 89 edizioni dall’Italia: erano 146 chilometri con via e finale a Sondrio, cuore di una Valtellina entusiasta (compresa l’olimpionica del ghiaccio Arianna Fontana) nonostante il gran caldo. Questo meraviglioso fuoriclasse ha attaccato a 72 km dalla conclusione, all’altezza di uno sprint ad abbuoni, e ai meno 71 è rimasto solo una volta ripreso e superato Frederik Dversnes Lavik, il norvegese vincitore della tappa di Milano al Giro d’Italia. Il resto del mondo, dopo una serie di salite brevi ma molto cattive (quasi 3000 i metri di dislivello), ha rivisto l’iridato solo al traguardo, con distacchi da tappone dolomitico: secondo a 2’14” Richard Carapaz, terzo a 2’29” il valtellinese Andrea Bagioli. Ed è toccato a quest’ultimo, da applausi per la prestazione solida e coraggiosa, esprimere il sentimento generale: «Tadej è di un livello superiore. Sì, in gruppo subentra un po’ di rassegnazione ma che dire, dobbiamo anche essere onorati di essere suoi contemporanei».

Andamento 

Un minimo di “contabilità”: Pogi è arrivato a 118 successi in carriera, 10 in stagione su 12 giorni di competizione. Non era in gruppo dal 3 maggio, conclusione del Giro di Romandia immancabilmente dominato, e si è subito rimesso quella maglia gialla (simbolo del leader, qui) che inseguirà dal 4 luglio al Tour de France, per uno storico quinto successo come Anquetil, Merckx (81 anni ieri), Hinault e Indurain. Giro di Svizzera – oggi si prosegue a Locarno, domenica conclusione in montagna a Villard-sur-Ollon – già ipotecato alla prima partecipazione, e un pieno di buone sensazioni: «A volte le cose improvvisate sono quelle che vengono meglio, ed è così che è andata – ha continuato il 27enne sloveno della UAE Emirates-XRG -. Quando ho saputo che il vantaggio era abbastanza ampio, sono andato fino alla fine, anche se è stata davvero lunga su un percorso particolarmente tecnico, soprattutto in discesa».

Sensazioni 

Solo Wout Van Aert è stato capace di battere Pogačar quest’anno, in volata alla Roubaix, quel Van Aert che ieri ha annunciato la rinuncia al Tour (infezione a un gomito). E si tratta di una perdita molto importante per la Visma e Jonas Vingegaard, il re del Giro d’Italia che sfiderà ancora una volta lo sloveno a luglio. Lui, Tadej, preferisce guardare in casa propria e rivela ciò che si era detto con i compagni martedì: «Ci siamo resi conto che nessuno di noi, tra quelli al via qui, aveva mai vinto una tappa di questa corsa. E dunque abbiamo pensato che fosse venuto il tempo di cambiare questa statistica». Continuano a non piacergli troppo numeri e cifre, semmai preferisce guardare alle sensazioni e al fatto che «con il forte caldo adesso vado molto più forte rispetto a prima. Un po’ fa parte della maturazione, un po’ dell’abitudine a pedalare ad agosto in Costa Azzurra, dove risiedo». La barra resta dritta in direzione Tour, sono quelle le tre settimane dove dare tutto: «Questa giornata mi ha fatto capire che sono sulla strada giusta. Non basta più essere al cento per cento nell’ultima settimana, bisogna esserlo a partire dal primo giorno. È ciò che ho in mente, sarà allora che arriverò al mio top».

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