DE VLAEMINCK E QUEL GIRO DI LOMBARDIA INFINE FATTO SUO NEL 1974

di Nicola Pucci
Conviene raccontare qualcosa del recente passato, prima di dar dettaglio del Giro di Lombardia del 1974. Innanzi tutto, che il “Cannibale” Eddy Merckx, fresco di titolo mondiale (il terzo della serie) colto a Montreal, cerca il riscatto dopo che l’anno precedente, primo sul traguardo di Como davanti a Felice Gimondi, è stato squalificato per la positività alla norefedrina, causata dall’utilizzo di Mucantyl, un farmaco prescrittogli dal medico della Molteni. Poi, che se il bergamasco beneficiò della vittoria, anche un certo Roger de Vlaeminck, beffato in volata, a sua volta ha qualche buon motivo per cercare la sua rivincita sulle strade della “Classica delle foglie morte” che chiude la stagione del grande ciclismo.
I tre campionissimi sono pronti a dare battaglia, ed è bene aggiungere che De Vlaeminck, che tra qualche capoverso troverà soddisfazione, è un fenomeno in divenire, visto che da quando è diventato professionista nel 1969, già colse un secondo posto alla Milano-Sanremo al primo approccio, anticipato di 12″ proprio da Merckx, per poi negli anni a seguire trionfare nel 1970 alla Liegi-Bastogne-Liegi (12″ su Frans Verbeeck), nel 1972 e nello stesso 1974 alla Parigi-Roubaix (distanziando rispettivamente André Dierickx e Francesco Moser) e nel 1973 alla Milano-Sanremo (2″ su Wilmo Francioni), completando poi nel 1977 con la vittoria al Giro delle Fiandre in volata su Freddy Maertens la cinquina nelle classiche monumento riuscita in carriera solo agli illustrissimi connazionali Eddy Merckx e Rik Van Looy. Già, perché nel 1974, quel Giro di Lombardia, il grande Roger lo vince con il timbro di una classe eccelsa.
Per l’edizione numero 68 del Giro di Lombardia si parte, come sempre, da Milano, alle ore 8.44, e se il cielo grigio e nuvoloso fa da cornice alla fatica dei 125 forzati del pedale che dovranno coprire 266 chilometri fino al traguardo di Como, resi complessi dal Muro di Sormano, dal mitico Ghisallo, dal Colle Balisio e nel finale di gare dal Passo d’Intelvi, dalla salita di Schignano e dal San Fermo della Battaglia, il gruppo rimane a lungo compatto.
Sul lungolago comincia a piovere e la corsa si anima per merito di Fabbri che transita a Lecco con 1’35” di margine ma a Colico viene raggiunto. A Porlezza iniziano le prime schermaglie importanti, si mettono in evidenza Tino Conti, che difende i colori della Zonca, Miro Panizza e Ole Ritter, danese della Filotex, che attaccano e transitano nell’ordine in vetta con 15″ di vantaggio sul gruppo dei migliori.
I tre fuggitivi vengono riassorbiti in discesa, al comando si forma un gruppetto di una ventina di unità, con tutti i grandi favoriti presenti e sulle prime rampe della salita di Schignano attacca Merckx. Il campione del mondo, fasciato nella sua bella maglia arcobaleno, impone un forcing insistente ma alla sua ruota resiste Conti mentre anche De Vlaeminck e Verbeeck si mantengono a poche lunghezze. In vetta transitano al comando Merckx e Conti ma il loro margine è risicato e sul tratto di falsopiano prima di Castiglione vengono raggiunti da Panizza e De Vlaeminck, compagni di squadra alla Brooklyn, Verbeeck e dall’altrettanto indomito Giuseppe Perletto, che veste maglia Sammontana; a 1’05” Moser, Gimondi, Bitossi, Maertens, Thévenet, Ovion, Danguillaume e Ritter.
La corsa è combattuta e aperta, e se Merckx teme inevitabilmente un eventuale arrivo in volata per la velocità di De Vlaeminck e Verbeeck, non può che progettare l’attacco risolutivo sulle rampe disegnate nel finale di gara per liberarsi della scomoda compagnia. Per ora, comunque, i battistrada si controllano e temporeggiano, Panizza è stanco e cede, così a Como il ritardo dei primi inseguitori è sceso a 45″.
Comincia la salita del San Fermo della Battaglia e Merckx si porta subito in testa a forzare l’andatura. Verbeeck non resiste e perde presto terreno mentre dietro attacca deciso Moser insieme con Thévenet. Merckx è scatenato ma De Vlaeminck non molla e, pur soffrendo visibilmente, si mantiene a ruota del “Cannibale” in compagnia dei bravissimi Conti e Perletto. In vetta i quattro fuggitivi mantengono 1’02” su Moser, Thévenet e Verbeeck mentre il gruppo di Gimondi e Bitossi si trova ormai irrimediabilmente tagliato fuori a 2′.
Gli uomini al comando appaiono irraggiungibili e infatti arrivano sulla pista in cemento dello stadio Sinigaglia di Como a giocarsi la vittoria in volata. Perletto entra per primo in pista, alla sua ruota nell’ordine Merckx, De Vlaeminck e Conti; le posizioni non mutano fino al rettilineo opposto a quello d’arrivo quando Merckx rompe gli indugi e lancia la volata in progressione. De Vlaeminck lo tallona e lo affianca, i due lottano gomito a gomito all’ultima curva ma De Vlaeminck si dimostra più veloce ed entra in testa sul rettilineo finale, tagliando nettamente per primo il traguardo davanti a Eddy Merckx e Tino Conti.
E se per Roger, infine, il tabù Giro di Lombardia è infranto, per Eddy è un boccone davvero amaro da digerire. Belle le storie di ciclismo, vero?
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