GERMANIA - Coercizione federale per tutelarsi dai fascio -populisti


«Bundeszwang»: la misura proposta dalla CDU, sostenuta da SPD, Verdi e Linke, per arginare il nascente governo in Sassonia-Anhalt

SEBASTIANO CANETTA
Il Manifesto - Martedì 15 settembre 2026
Pagina 14

A Berlino è l’«ultima ratio per fermare AfD» ed è davvero l’arma finale con tutte le conseguenze politiche, sociali e istituzionali del caso. Si chiama Bundeszwang, traducibile con «coercizione federale», la drastica misura proposta dalla CDU e appoggiata da Spd, Verdi e Linke per impedire al nascente governo della Sassonia-Anhalt di assumere decisioni in contrasto con l’interesse nazionale. In pratica permetterebbe al governo Merz di stringere un recinto intorno al premier in pectore di AfD, Ulrich Siegmund, ancora impegnato a trovare una maggioranza per formare il suo primo esecutivo.

Disciplinata dall’articolo 37 della "Legge fondamentale" (Grundgesetz, ndr) si applica quando un Land «non adempie ai propri obblighi costituzionali o federali» e ha come finalità di «ristabilire l’ordine legale e l’unità dell’ordinamento quando i normali canali di cooperazione sono falliti».

FINORA QUESTA SPECIE di super-Brandmauer non è mai stata applicata ma il cartello di partiti democratici sta studiando l’iter che porterebbe all’approvazione della Bundeszwang. Prevede che il governo Merz ottenga la maggioranza al Bundesrat (la Camera nella quale sono rappresentati i 16 Länder della Repubblica Federale) e dichiari formalmente qual è il tema in conflitto.

«Se necessario, se in Sassonia-Anhalt si costituisse il governo di AfD, siamo pronti a introdurre la Coercizione federale» è la linea del cartello di partiti antifascisti ribadita da Dirk Wiese, responsabile parlamentare della SPD che avverte anche gli eventuali partner dei fascio-populisti, come l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW). «Qualora una coalizione formata da AfD e BSW a Magdeburgo dovesse favorire l’ingresso di un estremista di destra alla carica di ministro-presidente potremmo perfino introdurre la Bundeszwang per decreto».

SULLA STESSA LINEA I VERDI: «Il recente annuncio di Ulrich Siegmund di voler usare armi da guerra contro i cittadini del nostro Paese che non si conformano alla sua visione nazionalista dimostra che l’AfD è fuori dalla legge. Le forze democratiche sono quindi chiamate a utilizzare tutti gli strumenti per difendere la democrazia» rammenta la capogruppo del partito, Irene Mihalic.

Soprattutto a Magdeburgo la proposta è accolta dal locale ministro della Giustizia mentre la Linke apre all’idea pur ritenendo insufficiente l’intervento federale. «Ora dobbiamo utilizzare tutti i mezzi legali, ma le misure anti-AfD andavano decise e preparate molto tempo fa. Il governo Merz sbaglia se crede di poter continuare a discuterne per altri mesi» avverte la deputata Clara Bünger.

E insorge anche l’influente Associazione dei Riservisti della Bundeswehr. «AfD rappresenta un gravissimo pericolo» scandisce il presidente Bastian Ernst, politicamente vicino ai democristiani. «Se l’ultradestra dovesse assumere il governo a Magdeburgo, le informazioni di rilevanza per la sicurezza del nostro Paese finirebbero quasi certamente nelle mani della Russia. Non possiamo quindi permettere che AfD abbia accesso al Piano Operativo Germania» precisa Ernst in riferimento al piano top-secret di oltre 1.000 pagine predisposto per la difesa di emergenza della Germania in caso di attacco nemico.

Il documento è in possesso dei governatori dei 16 Länder per la parte di loro competenza e attualmente viene considerato come il dossier della Repubblica federale più riservato, dal momento che delinea fin nei minimi particolari tutte le modalità di dispiegamento della Bundeswehr.

Secondo i media tedeschi il ministro della Difesa, Boris Pistorius (SPD) avrebbe già espresso il suo pieno appoggio al «recupero» del piano dalla Sassonia-Anhalt.

FIN QUI IL FRONTE PUBBLICO; mentre per il campo privato che appoggia AfD non resta che il boicottaggio. Inizia a farsi sentire il Brandmauer dei consumatori sugli scaffali dei supermercati per isolare gli yogurt del gruppo Müller. L’86enne proprietario dell’azienda di prodotti lattieri, Theo Müller, nei giorni si è congratulato con la leader di AfD, Alice Weidel per il «colpo di fortuna» in Sassonia-Anhalt esortando il cancelliere Friedrich Merz a formare un governo di minoranza con i fascio-populisti. Del resto lo chiede anche la tesoriera della Junge Union, l’organizzazione giovanile della CDU, specificando laconica: «Noi cristiano-democratici non vinceremo mai più un’elezione».

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AL VOTO DOMENICA 20
Casa e rifiuti, la Linke ha un piano per Berlino

Elif Eralp in testa davanti a CDU, al partito di Alice Weidel e ai socialdemocratici

Il Manifesto - Martedì 15 settembre 2026
Pagina 14

Tetto massimo agli affitti, task-force municipale contro gli speculatori immobiliari e raccolta gratuita dei rifiuti ingombranti, una delle peggiori piaghe della città. Ma anche incontri periodici nei 56 quartieri cittadini per «raccogliere critiche e suggerimenti dai residenti» e un piano per assicurare condizioni di vita dignitose ai 64mila senzatetto (di cui 6.000 mila per strada) che popolano la capitale tedesca.

Sei giorni prima del voto per il rinnovo del Parlamento della Città-Stato di Berlino la Sptizenkandidatin della Linke, Elif Eralp, presenta i «cinque punti del programma di governo da avviare immediatamente». Spinta dall’ultimo sondaggio che restituisce il suo partito al 23% davanti a CDU (21%), AfD (17%), Verdi (16%) e SPD (10%), l’aspirante sindaca-governatrice della Sinistra svela per la prima volta le sue carte sul tavolo della campagna elettorale. Accompagnata dalla co-leader nazionale della Linke, Ines Schwerdtner, Eralp apre la conferenza stampa nella Karl-Liebknecht Haus con lo slogan «Per Berlino più sociale» prima di elencare le priorità del suo programma.

Primo: «Gli affitti sono il problema sociale di base del nostro tempo. Dobbiamo, e possiamo, influenzare direttamente le società immobiliari che si occupano di edilizia popolare emanando direttive per i loro azionisti.

Parliamo di imprese che ospitano 400.000 persone, quasi un quarto di tutti gli inquilini di Berlino» ricorda la candidata della Linke. Soluzione: «Se governerò io, per cominciare, metterò il limite per gli alloggi pubblici; sarà consentito solo l’adeguamento massimo all’inflazione pari all’1% l’anno. Ciò avrà ripercussioni anche sulle locazioni private perché il nostro freno produrrà l’effetto di contenere tutto il mercato». Il programma di Eralp non contiene l’esproprio degli alloggi dei grandi proprietari immobiliari ma è solo - dice - una scelta di realismo politico. Dopo la sentenza della Corte di Karlsruhe che ha smontato il tetto sugli affitti introdotto dal Land di Berlino nel 2020 in seguito a referendum popolare (perché la competenza sul tema spetta al Bundestag) Eralp ha accantonato il congelamento del prezzo per concentrarsi sull’obiettivo del limite di massimo aumento. «L’idea degli espropri non è abbandonata, ma non si può fare tutto domani» si giustifica la candidata governatrice. Pronta a mettere in piedi la «task force» per indagare le violazioni della legge sugli affitti. «I berlinesi vengono multati per parcheggio illegale, non vedo perché gli speculatori immobiliari  debbano farla franca» chiosa Eralp.

«Rendere un po’ più pulita Berlino», è il secondo punto all’ordine del giorno nella lista di cinque misure da attuare «dal primo giorno». La sporcizia incontenibile della capitale tedesca, anche per via dello smaltimento selvaggio dei rifiuti ingombranti, è diventata fra i più sentiti problemi dai berlinesi.

Per Eralp servono giornate aggiuntive per la raccolta «ma bisogna andare incontro ai cittadini: i punti di raccolta devono essere comodi e vicini alle loro abitazioni. Questo migliorerà il paesaggio urbano». Così l’approccio non punitivo sui rifiuti. A sentire la Sptizenkandidatin della Linke è utile almeno quanto l’“orecchio” istituzionale che intende aprire in ogni angolo della città.

«Con me i problemi e le preoccupazioni dei berlinesi entreranno nel Municipio Rosso. Sono madre, immigrata e inquilina, dunque mi confronto personalmente con molti dei problemi quotidiani della capitale. Voglio parlare di persona con la gente» sottolinea Eralp che fra i punti-chiave prevede di «assumere personale pubblico aggiuntivo per gestire le obiezioni dei cittadini» nei 56 rioni di Berlino.

Eralp infine si sofferma sul piano d’azione per i senzatetto, a partire dal ricevimento annuale che il Municipio Rosso offrirà a chi vive per strada o in uno dei tanti dormitori pubblici. «Non si tratta di tartine e champagne ma di stare insieme ai nostri concittadini che non se la passano bene. Un modo per dire anche a loro: a Berlino con la fine dell’anno inizia pure una nuova era». Più fattibile che a New York. L’altra America a cui guarda l’aspirante borgomastra di Berlino con lo stesso background del sindaco della Grande Mela. (se. can.)

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NEL LAND CHE OSPITA I PRINCIPALI STABILIMENTI VOLKSWAGEN TIENE LA CDU, MA SI ALZA L’ONDA NERA

Crisi dell’auto, alle comunali in Bassa Sassonia cresce AfD

Giorgio De Girolamo
Il Manifesto - Martedì 15 settembre 2026
Pagina 14

L’Ig Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, non può restare con le mani in mano. Non di fronte a 40 mila posti di lavoro persi nel settore automobilistico soltanto nella prima metà dell’anno (secondo l’Istituto Nazionale di Statistica), con livelli occupazionali paragonabili a quelli del 2005, e una spirale negativa che non accenna ad arrestarsi.

È per il 21 settembre, quindi, che ha convocato una giornata di mobilitazione nazionale con azioni diffuse in molte città e stabilimenti, in cui la segretaria Christiane Benner - la prima donna a guidare dal 2023 il più grande sindacato europeo - si aspetta «almeno 100 mila partecipanti».

Le principali rivendicazioni sono rivolte contro le aziende del settore, Volkswagen in particolare. Ma il sindacato non risparmia neanche la politica. Le critiche sono rivolte soprattutto verso le annunciate riforme di flessibilizzazione della legislazione lavoristica, tra cui in particolare la discussa proposta di abolizione della settimana di 35 ore e della giornata lavorativa di 8: del resto è stato il cancelliere Merz che alcuni mesi fa aveva detto, pur con qualche parafrasi, che i tedeschi erano pigri e andavano troppo in malattia. Da parte sindacale si lamenta anche l’assenza di piani di investimento federali nel settore dell’auto.

È l’intreccio della crisi dell’automotive e dei risultati elettorali però che, anche questa settimana, dovrebbe far preoccupare Berlino (e non solo). Se nelle elezioni comunali svoltesi domenica in Bassa Sassonia - il Land che ospita tutti i principali stabilimenti della Volkswagen, tra cui il quartier generale di Wolfsburg, con ancora oltre 60 mila occupati - la CDU si conferma primo partito subito sopra l’SPD, l’AfD triplica complessivamente i propri consensi passando dal 4,6% del 2021 al 15,9% di oggi. E a trainare l’aumento dei voti all’ultradestra sono le città nei pressi delle quali si trova uno stabilimento Volkswagen che rischia, come tutti del resto, se non la chiusura, un drastico ridimensionamento.

È il caso di Salzgitter, stabilimento con oltre 7 mila occupati, in cui alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, AfD ha ottenuto oltre il 27% dei consensi, piazzandosi primo partito sopra l’SPD (25,85) e la CDU (23,23).

La stessa candidata dell’AfD, Patricia Mair, va al ballottaggio con il sindaco uscente della CDU, Frank Klingebiel, che resta però favorito con oltre il 45% dei consensi, contro poco meno del 26% della prima. A Wolfsburg il ballottaggio non è in discussione per il sindaco uscente della CDU Dennis Weilmann (che ha raccolto oltre il 50% dei voti), ma AfD ottiene comunque un ottimo risultato superando il 17%.

Un’analoga tendenza è osservabile anche in molti altri comuni legati agli stabilimenti della VW nel Land, da Gifhorn a Helmstedt - dove AfD resta sopra il 20% - fino a Braunschweig e Hannover, in cui i fascio-populisti festeggiano comunque un considerevole aumento dei consensi. È il ministerpräsident SPD della Bassa Sassonia, Olaf Lies, a lanciare l’allarme: «Neanche la Bassa Sassonia si sottrae del tutto alle tendenze politiche delle ultime settimane a livello federale. La fiducia nei partiti tradizionali è in crisi, e questo flusso di voti va verso gli estremismi».

Se l’onda nera non arriva al governo, dovrebbe comunque far riflettere sia Berlino sia i colossi dell’auto e le associazioni datoriali. A meno che non sia proprio questo che vogliono.

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