Comaneci: "Dopo 50 anni sono ancora la bambina di quel giorno perfetto"
Angelo Cozzi/ Nadia Comaneci, 64 anni, ai Giochi ha vinto 5 ori, 3 argenti e 1 bronzo
tra il 1976 e il 1980 Avevo quattordici anni nessuno mi aspettava e ai Giochi
violentai un immaginario: le bamboline non esistevano più.
l'intervista
Nadia Comaneci - Comaneci "Dopo 50 anni sono ancora la bambina di quel giorno perfetto"
Il 18 luglio 1976 alle Olimpiadi di Montreal la ginnasta romena alle parallele asimmetriche ottenne il primo 10 nella storia. Il pc non era programmato a registrarlo
EMANUELA AUDISIO
La Repubblica - Sabato 18 luglio 2026
Pagina 41
Miss Perfezione è a Bucarest. Dove oggi inaugura un impianto sportivo che porta il suo nome. L'Arena Comaneci, progettata dalla Fondazione Tiriac e costata 6 milioni di dollari, sarà riservata alla ginnastica. Oggi è sempre ieri. È cinquant'anni fa: il primo 10 della storia. Bastava il nome: Nadia. Non c'era bisogno di altro per la bambina che sarebbe diventata l'atleta rumena più famosa del mondo. Aveva 14 anni e mezzo, ma faceva cose da grande. Le diedero 10, voto mai usato prima nella ginnastica, per sette volte. Nadia oggi ha 64 anni e quel giorno a Montreal non l'avrebbe detto che sarebbe rimasta per sempre lì.
Attaccata con le puntine sulla memoria.
Dopo mezzo secolo nessuno dimentica.
«Incredibile. A fine luglio tornerò a Montreal per i festeggiamenti, mi hanno preparato molte sorprese, incontrerò tutte le donne che sono state chiamate Nadia in mio onore.
Se penso che oggi la gente non ricorda quello che ha fatto ieri, tanto va di fretta, e io invece resisto a ogni cancellazione, me la spiego così: ero sconosciuta, venivo dalla Romania, paese comunista ignoto, da Onesti, un piccolo villaggio, ero povera, papà era meccanico, mamma casalinga. Nessuno mi aspettava, violentai un immaginario, anzi lo uccisi: le bamboline non esistevano più».
- Che cosa le chiedono oggi i ragazzi?
«Sono andata a inaugurare una palestra a due ore e mezza da Bucarest. Età dei giovani: 8-12 anni.
Pubblico di mille persone. Arriva uno di 11 anni e mi chiede: come fai a reggere questa pressione? Mi ha fatto impressione, già parlava di stress. E allora gli ho detto: parla sempre con i tuoi genitori, non ti vergognare, se vuoi che non vengano alle tue gare diglielo apertamente, se invece preferisci averli accanto va bene lo stesso, ma tieni sempre aperto un canale di comunicazione, se pensi di averli delusi, affronta il problema, fai uscire ansie e frustrazioni, altrimenti dentro ti resterà un buco che ti inghiottirà».
Malinin, il pattinatore americano, ai Giochi di Milano Cortina è crollato.
«Ma per carità, tutti l'avevano già incoronato re a 21 anni. Doveva ancora debuttare e già sembrava avesse vinto. Non c'è niente di scontato in un'Olimpiade. Il 14 luglio sono stata invitata all'ambasciata francese a vedere la partita di calcio contro la Spagna. L'atmosfera era frizzante, sembrava solo una formalità da sbrigare, sono andata via che erano tutti distrutti, incapaci di dare una spiegazione alla sconfitta. Devi giocartela sempre, questo insegna lo sport. Perché c'è sempre qualcuno che vuole più di te, basta guardare l'Argentina com'è arrivata in finale».
La ginnastica ha alzato a 16 anni per le donne l'età minima per le competizioni.
«Io a Montreal non ne avevo ancora 15 e stavo benissimo. Nessuno si aspettava nulla da me, nemmeno conoscevo l'importanza delle Olimpiadi, non è che ai tempi di Ceausescu in tv passasse di tutto, non partecipai nemmeno alla cerimonia d'inaugurazione, era troppo vicina alle gare. Però dico che la ginnastica la inizi a sei anni e che negli altri sport l'età minima varia, per nuoto e tuffi è 14, nello skateboard a Tokyo ha vinto una tredicenne, quindi sarebbe meglio uniformarla altrimenti non si capisce perché puoi allenarti e non gareggiare».
Anche lei si lamenta delle nuove generazioni?
«Per niente. A Norman in Oklahoma dove vivo con mio marito Bart Conner, anche lui ex ginnasta e campione olimpico, abbiamo un'accademia. Il lavoro non è cambiato, ma la comunicazione sì. Io da bambina a casa saltavo tanto, sfasciai quattro divani e mamma per calmarmi mi portò a fare ginnastica. Era l'unica scelta. Se il nostro coach Bela Karolyi diceva di fare 35 piegamenti, tutti eseguivamo e nessuno fiatava. Oggi se lo chiedo in palestra c'è sempre qualcuno che mi domanda: perché? E tu devi spiegare: perché caro mio, se fai less non ottieni more e non migliori. Essere bravi tecnici significa non imporre la tua esperienza ma saper comunicare il lavoro che hai fatto per essere da 10».
Cosa porta alla perfezione?
«Gli sbagli, i fallimenti, tutte le volte che sei caduta. Alla mia prima gara regionale sono scivolata dalla trave due volte, mi sono molto vergognata e mi sono ripromessa mai più. Ai Giochi di Mosca nell'80 nelle qualificazioni ho sbagliato l'esercizio alle parallele asimmetriche, allora in finale ci si portava dietro il punteggio, ora non più. Inutile lamentarsi: se sei da 10 non puoi dare di meno.
Sono i dettagli a fare la perfezione».
A Los Angeles 2028 ci sarà l'intelligenza artificiale ad aiutare i giudici.
«Bene, credo nell'algoritmo umano, ma un supporto in più non è male. Soprattutto per gli sconfinamenti dal tappeto che alla grande Simone Biles a Parigi sono costati penalità e per valutare meglio le capriole».
Suo figlio Dylan non ha fatto il ginnasta.
«Ha 20 anni, si è messo a restaurare auto storiche, fa il meccanico come mio papà. Ha aperto un'officina ed è andato a vivere da solo, ha provato molti sport: portiere in una squadra di calcio, arrampicata sportiva e ginnastica. Quando è venuto a dirmi che lasciava gli ho detto: fai bene. Aveva troppa concorrenza in casa».
Ha il privilegio di essere rimasta sempre la Nadia del '76.
«Sì, la ginnastica è andata avanti e io non sono rimasta indietro. Come Ali, Spitz, Navratilova ho segnato un'epoca e forse un'età dell'innocenza. L'anoressia per noi era la fame. Faccio ginnastica mezz'ora al giorno, qualche volta mi concedo una birra e una cioccolata, alle donne dico camminate, correte, fate esercizi a casa, non c'è bisogno di arricchire l'industria del fitness, mangiate meno, una corretta nutrizione può fare molto. Abbiate sempre una presa salda sulla vita, quella che da cinquant'anni io non ho mai mollato. Vi aiuterà a volare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA di emanuela audisio

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