Non chiamatela “remigrazione”, chiamatela per quello è: deportazione.


di Udo Gümpel
 
Non chiamatela “remigrazione”, chiamatela per quello è: deportazione.

L’AfD chiede a gran voce la "remigrazione", ovvero la deportazione di milioni di persone che oggi vivono in Germania. Lo afferma al congresso federale dell’organizzazione giovanile dell’AfD, Generation Deutschland, il suo presidente Jean-Pascal Hohm: «Milioni devono lasciare nuovamente questo Paese.» La Germania, ha aggiunto, deve «rimanere il Paese dei tedeschi» e questo principio «non è negoziabile». Poi, durante lo stesso evento, il deputato AfD del Brandeburgo, Dennis Hohloch, ha pronunciato una frase che dopo queste elezioni non dovrebbe essere dimenticata: «La Germania non ha bisogno di 80 milioni di abitanti, può vivere anche con 60 milioni».

Oggi la Germania conta circa 84 milioni di abitanti. Tra questi 84 milioni e la Germania da 60 milioni immaginata da Hohloch c’è dunque una differenza di circa 24 milioni di persone. Chi sarebbero questi 24 milioni? Non è difficile da capire, basta consultare l’ente di statistica tedesco Destatis. Attualmente vivono in Germania 25,765 milioni di persone con “background” di immigrazione, 13,500 milioni dei quali hanno la cittadinanza tedesca, gli altri 12,266 milioni sono in larghissima parte cittadini stranieri con il permesso di soggiorno illimitato. Più chiaro di cosi.

Sarebbero dunque da deportare tutti coloro che hanno il benché minimo background migratorio. Notate bene, amici italiani dell’AfD: tra i quali non si trovano solo 1,28 milioni di persone con radici nella Siria, oppure 515mila di radici afghane, ma pure 812mila italiani: fate spazio per i remigranti.

Una Germania senza migranti, il sogno dei nazisti da sempre. I nostri nonni e bisnonni dovevano mostrare, tramite lunghe ricerche genealogiche, di non avere ebrei nell’albero genealogico per almeno tre generazioni. Ora non solo ebrei, ma tutti gli stranieri. Pure il sottoscritto cadrebbe sotto le scure, avendo una discendenza danese materna, ma forse farebbero un’eccezione, essendo alto biondo con gli occhi chiari, ma purtroppo anche laureato in fisica, che non depone a mio favore.

Chi dovrebbe provvedere alla deportazione? Anche a questo hanno già pensato: una milizia popolare, che dovrebbe “affiancare” la polizia. A noi ricorda tanto le SA.

Oltre alla gravissima violazione della Legge Fondamentale della Germania, che vieta – un ricordo del 3. Reich – di togliere la cittadinanza a un cittadino tedesco – e la violazione di tutte le leggi tedesche, bisognerebbe anche considerare il gravissimo danno, io direi il colpo mortale che la deportazione di massa provocherebbe alla Germania: un disastro ecnomico di dimensioni epiche, a un Paese che dipende da decenni dall’immigrazione. 

Erano gli immigrati turchi, italiani e portoghesi soprattutto, dall’inizio degli anni 60, chiamati come “Gastarbeiter”, lavoratori ospiti, hanno fondato la Germania, le fabbriche, Volkswagen in primis. Poi sono arrivati dall’Est, poi, come ultimi, dai Paesi in gravi crisi, dalla Russia tre milioni, dalla Siria, Afghanistan

Per darvi dei numeri: nel 2024 lavoravano nel Paese 121mila medici arrivati dall’estero – quasi un quarto dell’intera categoria. 64mila medici avevano una cittadinanza straniera

Un altro dato è particolarmente significativo: quasi la metà dei medici stranieri ha meno di 35 anni; tra i medici tedeschi la quota è appena del 18%. Nella sola Sassonia-Anhalt, alla fine del 2025, risultavano iscritti all’Ordine dei medici 2.035 con cittadinanza straniera: 164 azeri, 159 ucraini, 153 siriani, 152 russi, 151 romeni, 85 bulgari, 83 turchi e 81 indiani.

Non sono numeri astratti di una statistica sull’immigrazione. È il medico del pronto soccorso. È la dottoressa in terapia intensiva. È lo specializzando che fa il turno di notte. E poi ci sono infermieri, terapisti e gli altri lavoratori della sanità. 

Già prima delle elezioni, migranti e appartenenti a minoranze in Sassonia-Anhalt avevano raccontato di temere un governo dell’AfD. Anche studenti stranieri e lavoratori del settore sanitario avevano espresso preoccupazione per il proprio futuro nel Land. Perché una giovane dottoressa indiana dovrebbe scegliere proprio la Sassonia-Anhalt, se può andare altrettanto bene ad Amburgo, Colonia, Monaco o Zurigo? Perché un medico siriano dovrebbe rilevare uno studio di medicina generale nella campagna della Sassonia-Anhalt se ha l’impressione che una parte considerevole della società che lo circonda non lo consideri parte di questo Paese? Da qui può nascere un circolo vizioso quasi perverso.

Poi c’è altro fatto che i nazisti non vogliono vedere: la correlazione tra migrazione e benessere in Germania. Basta nuovamente uno sguardo nei dati dell’ente di statistica. Pur essendo vero, lo dico da scienziato, “correlation is not causation”, ma osservate i dati: per tutti i 16 Laender della Germania esiste una correlazione estremamente forte tra il numero di migranti nella regione e il benessere, misurato in PIL pro capite. Al posto più basso, con la percentuale di migranti più basso, si trovano la Sassonia e Sassonia-Anhalt, ca 10% della popolazione, con il PIL pro capite di 36k euro. All’altro lato della statistica si trova Amburgo, con un tasso di persone con background di migrazione di 41% dell’intera popolazione amburghese, ma un PIL pro capite di 84k Euro. I migranti di Amburgo sono per grandissima parte integrati, sono in media parecchio più giovane della media dei tedeschi antichi. Sono i migranti, da decenni, uno dei motori della creazione della ricchezza della Germania.

Lo ripeto agli amici italiani: farsi amico un partito che vuole fare del male ai propri familiari, agli italiani, che ridurrebbe la Germania alla fame, e di conseguenza anche il suo primo partner commerciale, è davvero da cretini autolesionisti. L’hanno pure capito i lepenisti. Non vi basta il paracadutista?

Poi non parliamo delle altre cose, l’abolizione dell’obbligo scolastico, nel programma per Sachsen-Anhalt, la lotta dichiarata da altri dirigenti AfD, al “Bauhaus”, la culla dell’architettura moderna, come “non-tedesco”.

Con tutta la giusta critica per il governo Merz, e per quelli precedenti che hanno visto arrivare l’ondata neonazista, scusate, sono abituato a dire pane al pane, vino al vino, allora sono dei nazisti, per me. E credetemi, chi mi segue lo sa, ai nazisti - quelli vecchi, non i “neo” - ho dato la caccia per anni, per fare la mia parte di giornalista investigativo, per tirarli fuori dal dimenticatoio organizzato, per dare alla Giustizia ancora la possibilità di processarli.

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