Pogacar l’imbattibile

22 Aug 2026 - La Gazzetta dello Sport - Milano
Di CIRO SCOGNAMIGLIO @CIROGAZZETTA OCCHIOA...

Sette arrivi in salita
Due crono
4 Moscon,

L’81a edizione della Vuelta misura 3299,2 km, divisi in 21 tappe. Quattro i paesi coinvolti: Monaco, Francia, Andorra, Spagna. Circa 58.000 i metri di dislivello.

Font Romeu (3a tappa); Aramon Valdelinares (7a); Alto de Aitana (9a); Calar Alto (12a); Sierra de la Pandera (14a); Peñas Blancas (19a); Collado del Alguacil (20a)

La prima crono è quella inaugurale di oggi a Monaco (9,4 km, diretta Eurosport 1 alle 16) per buona parte sul circuito di F.1. Pogacar parte per penultimo alle 19.19, tra i favoriti Van Aert e Tarling.

Poi la 18a tappa, 32 km da El Puerto de Santa María a Jerez de la Frontera.

Le grandi corse di un giorno le può anche perdere. Raramente, per la verità, ma sì: per restare alle ultime tre stagioni, compresa questa, Tadej Pogacar non ha vinto le Sanremo 2024 e 2025, e le Roubaix 2025 e 2026. Invece nei giri – brevi, oppure di tre settimane che siano – il fuoriclasse sloveno è riuscito a rendere concreta l’utopia dell’imbattibilità. Sì, perché Pogi lo è stato davvero, imbattibile, negli ultimi tre anni: dopo la sconfitta da Jonas Vingegaard al Tour de France 2023, ha partecipato a 9 giri – compresi i successivi tre Tour, e il Giro d’Italia 2024 – e ha sempre vinto. Nove su nove. Naturale che voglia mettere la decima tacca di una serie pazzesca alla Vuelta, che scatta oggi dal Principato di Monaco a uno sguardo da casa sua: «Pronto a dare il meglio», dice il 27enne sloveno della Uae-XRG, più che mai il faro della corsa che ritrova dopo il debutto del 2019 (3° con tre successi di tappa, da neopro’). Dopo, non c’era più tornato: stavolta, l’occasione per diventare il nono di sempre ad aver vinto Giro, Tour e Vuelta è troppo ghiotta.

L’annuncio ufficiale è arrivato qualche giorno dopo aver conquistato il Tour, ma in realtà era da dicembre che Pogi aveva deciso che sarebbe lo scozzese di Netcompany-Ineos reduce da una stagione travagliata per gli infortuni, ma capace di chiudere quarto il Tour lo scorso anno. Il Tadej visto nelle ultime stagioni però non lascia molti margini di speranza: al Tour il margine sul secondo – 6’26” su Remco Evenepoel – è stato il più alto di sempre. Al suo fianco: Almeida, Novak, Oliveira, Sivakov, Torres, Vermaerke e Vine. L’orizzonte più vicino, una volta passata la cronometro inaugurale di oggi, è l’arrivo in salita di lunedì a Font Romeu. «Dovrò correre in maniera furba», ha detto Pogi: e magari potrebbe davvero cercare di costruire un vantaggio consistente nella prima parte, per poi gestire e salvare qualche energia verso Mondiale, Europeo e Lombardia. Perché sul suo regno il sole non tramonta mai.

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