DOPPIO VOTO, MERZ RISCHIA TUTTO. LA CDU PREPARA GIÀ IL “DAY AFTER”


Domenica si vota a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania. La Cdu teme il terremoto a Est
 
FRANCESCA PACI
La Stampa 
Venerdì 18 Settembre 2026 

Lo slogan dell'aspirante sindaco della CDU che campeggia sulla facciata di Konrad Adenauer Haus, la sede dei cristiano-democratici nel cuore della capitale tedesca, non ha più lo smalto originario. "Berlin, bleib stabil!", "Berlino, resta salda!", incita tuttora l'immagine dell'ex responsabile delle finanze Stefan Evers, con un sorriso che vorrebbe far dimenticare i pesanti tagli imposti per risanare il bilancio. Ma per il partito del Cancelliere Friedrich Merz, che da due anni e mezzo guida la città-stato, il terreno balla sotto i piedi con un'intensità tale da rendere quell'incoraggiamento un allarme. Gli ultimi sondaggi hanno gelato qualsiasi residua ambizione centrista sul duplice voto di domenica: la CDU è data al 7% in Mecleburgo-Pomerania Anteriore, dove Alternative für Deutschland veleggia verso il 36%, sotto le vette della Sassonia-Anhalt ma testa a testa con i socialisti della SPD (35-37%) e soprissima alla Linke (10%), con i Verdi sul crinale (5%). Anche le previsioni per Berlino non sono rosee per i custodi della stabilità: CDU tra il 15% e il 20% (-9% rispetto al 2023), AfD 18% (+9%), SPD 12% (-6%), Linke 20% (+8%) e Verdi 16%. Al netto del cordone sanitario ancora possibile nella capitale, il tracollo dei cristiano-democratici appare inevitabile e il futuro del Cancelliere, che porta sulle spalle la storia di Adenauer, di Kohl e di Merkel, più che mai in bilico.

«Hanno paura di non raggiungere il 5%, la soglia esistenziale sotto la quale andrebbero fuori dal Parlamento regionale e sarebbe un terremoto» spiega a La Stampa la politologa Ulrike Guerot.

Non a caso ieri, dopo aver annullato la sua partecipazione all'Assemblea Generale dell'ONU prevista mercoledì a New York, Merz ha convocato i ventidue pesi massimi del partito per un comitato esecutivo d'emergenza domenica sera, l'ora prevedibilmente più buia, quando i primi risultati del voto diranno se può ancora contare sulla fiducia dei suoi oppure no.

«Lontano dai riflettori la discussione riguarda in questo momento il day after, se c'è o no un governatore di Land che possa prendere il posto del Cancelliere, considerando che i possibili candidati non sono molti e che l'operazione dovrebbe avere il via libera della SPD» ragiona una fonte interna. Ufficialmente nessuno parla di sostituire Merz e, continua la fonte, «l'argomento non sono le sue capacità, bensì l'instabilità che deriverebbe dal cacciarlo via dopo appena diciotto mesi di governo».

Solo pochi giorni fa Markus Soeder, leader della CSU, la gamba bavarese della CDU, ha messo in guardia il partito da una crisi che «sarebbe un rigore a porta vuota» per AfD. E sebbene si moltiplichi il toto-nomi – dal leader dello Schleswig-Holstein Daniel Günther al ministro-presidente del Nord Reno-Westfalia Hendrik Wüst – gli undici primi ministri dei Länder a guida cristiano-democratica hanno firmato nelle ultime ore una dichiarazione di sostegno a Merz.

Il Cancelliere, sotto il fuoco incrociato dei colleghi più conservatori che gli rimproverano l'eccessiva freddezza con l'estrema destra di Alice Widel e degli altri che al contrario lo accusano di appeasement, è lo specchio di tutte le paure tedesche.

«C'è chi nella CDU dipinge l'apocalisse in termini quasi positivi, senza sentirsi responsabile in prima persona» osserva Ursula Münch, direttrice dell'accademia per la formazione politica di Tutzing. Ce l'ha con quello che vede come il tentativo per ora accantonato di spodestare il Cancelliere: «La colpa è di AfD e del suo estremismo scelto deliberatamente, spero che i politici moderati mantengano la calma».

Lo spettro che spaventa gli analisti non è Weimar, quel pericoloso basculare della democrazia verso il suo opposto, non ancora almeno, ma, dice Münch, l'Italia del 1994, l'instabilità sistemica proiettata nel presente degli estremismi nazionalisti.

Il Land di Berlino e quello di Mecleburgo-Pomerania Anteriore. Da un lato la capitale più underground, dove al posto del Muro c'è il solco politico-economico che divide gli eredi dell'est da quelli dell'ovest, e dall'altra l'ex DDR inquieta di quella Rostock in cui trent'anni fa scoppiavano le prime rivolte xenofobe: tessere di un puzzle che le urne compongono come il verdetto dell'oracolo.

Nella capitale, al netto delle svastiche con cui è stata imbrattata la sede della Linke e dell'accademia politica annunciata da AfD per formare i propri quadri l'estrema destra non è pericolosamente in partita, la posta in gioco per la CDU è la poltrona del sindaco che, in caso di sconfitta, andrebbe, con l'appoggio di SPD e Verdi, a Elif Eralp, la Mamdani tedesca, figlia di sindacalisti turchi e candidata appunto di quella Linke balzata al 21% grazie alla campagna per il diritto alla casa e alle mobilitazioni per Gaza. In Mecleburgo-Pomerania Anteriore si gioca invece la rincorsa della SPD guidata dalla ministra-presidente uscente Manuela Schwesig che, data dai sondaggi sul filo di lana con AfD, difende, insieme con l'eredità socialista di ventotto anni al governo regionale, l'ultima diga contro l'avanzata dell'estrema destra nell'Est.
«Lunedì mattina capiremo com'è andato quello che sembra sempre più un referendum su Merz – confida Peter Rhein, 48 anni, grafico berlinese –. La preoccupazione è per il piazzamento di AfD ma, sebbene io detesti la CDU, mi è chiaro che una batosta del partito e magari perfino l'uscita di scena del Cancelliere aprirebbe uno scenario imprevedibile».

Nella sua zona, Treptow-Köpenick, vincerà, anche grazie a lui, la sinistra radicale, quella che vagheggia estremi rimedi per il male stremo del caro casa. Il resto però, è l'orizzonte dei pionieri: tutti.

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