Merz, il cancelliere più impopolare. Con le elezioni a Est rischia il posto
(Epa) Cancelliere Friedrich Merz, 70 anni, è cancelliere
tedesco dal 6 maggio 2025. Dal gennaio 2022 è leader della CDU
«Bild»: «È un allenatore a tempo». E c’è già una rosa di possibili sostituti
Il Ct della nazionale Klopp: «Orgoglioso di essere tedesco, pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile»
18 Sep 2026 - Corriere della Sera
Dalla nostra corrispondente Mara Gergolet
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BERLINO La domanda nella Berlino politica è solo una: Friedrich Merz sarà ancora cancelliere dopo domenica sera? Dopo che i risultati elettorali a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, se andrà come predicono i sondaggi, daranno una sonora lezione alla sua CDU, facendole toccare uno dei punti più bassi della sua storia?
Da settimane Merz lotta per la sopravvivenza politica. «Arrendersi non è tra le opzioni», aveva detto dopo la Sassonia-Anhalt. Però è un fatto: la Germania rischia di bruciare il suo secondo cancelliere in due anni. E Merz, che si è insediato da 16 mesi, rischia di fare la fine del predecessore Olaf Scholz (Spd) che non arrivò a fine mandato. O di Keir Starmer a Londra, leader «normali» poco equipaggiati per tempi eccezionali, distaccati e impopolari pur senza aver commesso errori madornali, mentre procedono con una politica graduale di piccole riforme.
Comunque sia, Merz contrattacca. Ma qualsiasi tentativo di risalire a bordo, sembra tramutarsi immediatamente nel suo rovescio. Mercoledì, un gruppo di otto ministri-presidenti di Land (governatori) della CDU hanno espresso sostegno al cancelliere, chiedendo «stabilità». È stato però notato come il nome Friedrich Merz neppure compaia nel documento, solo un generico Bundeskanzler. E altra, fondamentale omissione: tra le firme manca quella del potente governatore della Baviera, Markus Söder, che è tra coloro che potrebbero fargli le scarpe. Sciocchezze, dicono dall’entourage dei bavaresi: Söder la solidarietà l’aveva già espressa in pubblico. Altra domanda: questa solidarietà varrà fino a domenica o anche oltre? Tanto che la ha ironizzato, dicendo che Merz è come l’allenatore che la società riconferma, ma non è detto che non lo esoneri dopo la prossima sconfitta.
Il totonomi sul sostituto impazza da settimane. La rosa si restringe a quattro. Il ministro dell’interno, il bavarese Alexander Dobrindt, rivelatosi affidabile e abbastanza popolare. E tre ministri-presidenti: Markus Söder (Baviera), che certo non augura a Dobrindt un posto che desidera per sé; l’eterno delfino di Merkel, Hendrik Wüst (Nord-Reno Vestfalia) e Boris Rhein (Assia). Su tutti, ci sono dubbi e controindicazioni.
Non è detto che domenica la débâcle sia completa, o che l’AfD replichi la Sassonia-Anhalt. La mobilitazione sta crescendo: Il Ct della nazionale Klopp, il cuore notoriamente a sinistra, dice: «Posso essere orgoglioso di essere tedesco, pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile». La SPD sta recuperando in Meclemburgo, trascinata da Manuela Schwesig, fino quasi a colmare il divario con l’AfD. Bisognerà attendere la chiusura dei seggi.
La Costituzione tedesca, dopo Weimar, ha reso il cancelliere forte, e soprattutto stabile. Non lo si può far dimettere controvoglia, o sfidare come in Gran Bretagna, deve essere lui a fare il passo indietro. Per «rimuoverlo» in Parlamento occorre la fiducia costruttiva, ossia avere già il sostituto, e per questo servono i voti e il consenso della SPD. Molto complicato. Queste sono in sostanza le migliori difese di Merz, se la pressione pubblica non diventasse insostenibile. I più raffinati osservano che potrebbe fare come Angela Merkel, nel suo finale di partita. Rinunciare a essere il presidente della CDU ma restare cancelliere: incarichi che nel partito sono sempre coincisi. Fu il segnale che Merkel avrebbe lasciato la politica. Potrebbe essere una via d’uscita per Merz: dire che andrà fino alla fine, ma non si ricandiderà una seconda volta.
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