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HOOPS PORTRAITS - Datome ai Pistons: ball don't lie

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"Ball don't lie", la palla non mente. E' il mantra del suo nuovo assistente allenatore, Rasheed Wallace. A pensarci bene non sorprende più di tanto che Gigi Datome sia finito proprio lì, a Detroit. Ai Pistons. Ma scordatevi i "Bad Boys", versione uno e due. Gigi è uno che le dà e le prende, vedi Moss in finale-scudetto. Ma "bad boy" no: non lo è mai stato né mai lo sarà. Nemmeno nella squadra che a Est è sempre stata l'epitome del gioco duro, aggressivo, della difesa spinta al limite e spesso oltre. Ma molto, in campo e fuori, è cambiato nella "Motown" dei titoli NBA back-to-back '89 e '90, con il guru Chuck Daly. E pure da quella dell'anello 2004, vinto da (e alla) Larry Brown, con il suo basket giocato "in the right way", nel modo giusto. Sono lontani i tempi di Isiah Thomas, Joe Dumars, Mark Aguirre, Dennis Rodman, Vinnie johnson, John Salley, Rick Mahorn e soprattutto Bill Laimbeer. Ma di quella squadr...

Marianne Vos: la piccola Cannibale (2013)

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http://www.cyclemagazine.eu/cycle/2013/06/bentornata-in-italia-piccola-cannibale/ In Italia si svolge la gara a tappe più importante del ciclismo femminile, il Giro rosa , che partirà domani da Giovinazzo, in provincia di Bari e si concluderà il 7 luglio, a Cremona. Tutte le migliori atlete del mondo saranno al via di questa competizione di assoluto valore, ma la più forte, la più attesa, la più temuta, è ancora una volta lei, Marianne Vos, alla quale dedichiamo un ritratto speciale. di Christian Giordano © Cycle magazine, 30 giugno 2013  L’aspettavano da trent’anni il nuovo Merckx. Figuratevi le facce, in Belgio, quando han scoperto che è olandese e pure donna. Marianne Vos, la Cannibale. A 26 anni, forse già la più forte di sempre. Come il Cannibale. KILLING ME SOFTLY In gruppo t’accorgi subito del vento che spazza via un’epoca. Eddy Merckx era diverso, non era “umano”. A sentire Vittorio Adorni «Anquetil spuntava senza preavviso. Mortifero come una...

HOOPS PORTRAITS - James, il destino del Re

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A 28 anni sua maestà Michael Jordan festeggiava il primo dei suoi sei titoli di campione NBA e di MVP delle Finals. Alla stessa età, sei stagioni dopo la sua prima Finale, persa con Cleveland proprio contro gli Spurs, LeBron James ha già conquistato - da miglior giocatore della stagione e delle Finali - il secondo anello NBA consecutivo. Lo ha fatto da dominatore, contro tutto e contro tutti. In particolare la critica più gratuita, cattiva e superficiale: i cosiddetti "Miami Haters", gli odiatori di professione dei Big Three , lo stesso LeBron, Dwyane Wade e Chris Bosh), le stelle "colpevoli" di esagerata, arrogante, sfacciata superiorità. E il discorso del re, alla fine, è già nella storia. Come questa meravigliosa serie finale di sette partite.  "Non posso preoccuparmi di ciò che dicono di me.  Io sono LeBron James, da Akron, Ohio.  Vengo dal ghetto.  Neanche dovrei esserci, qui.  E tanto basta.  Ogni sera quando entro in spogliatoio e vedo la ...

Evasione fiscale: non solo Messi, quanti precedenti...

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di Christian Giordano ©, 13 giugno 2013 Prima, la fotocopia del gol del siglo , quello al Getafe col Barcellona in semifinale di Copa del rey 2007. Due mesi dopo, il bis della mano de Dios , nel derby con l'Espanyol, 37esima giornata di quella Liga. Adesso, i problemi col Fisco: il terzo indizio di un'analogia fra i due Diez  che comincia a farsi inquietante. L'Agenzia delle entrate catalana contesta a Lionel Messi, e a suo padre Jorge, una - per ora presunta - evasione da 4 milioni nelle dichiarazioni relative al triennio 2007-2009. E in particolare, alla gestione dei proventi dei diritti d'immagine.  Secondo l'accusa, che la procuratrice Raquel Amado ha presentata presso la sezione istruttoria di Gavà, dove l'attaccante argentino risiede, la gestione dei diritti d'immagine sarebbe stata affidata a società con base in paradisi fiscali come Belize e Uruguay; e queste società a loro volta avrebbero sottoscritto accordi di licenza o di fornitura di servizi c...

Confederations Cup Story: prove di Mondiale

La tormentata storia di un torneo che ha faticato a ritagliarsi spazio e credibilità. Oggi è un'anteprima, un check-up per squadre e organizzazione a un anno dal mondiale. Ma nella memoria collettiva resta per la tragedia di Foe, il più televisto di troppi morti in campo di Christian Giordano, Guerin Sportivo Un mini-mondiale. Ecco cos'è, oggi, la Confederations Cup: una prova generale a un anno dal mondiale. I sei campioni continentali, la nazionale del paese organizzatore e la detentrice. Ma non è stato sempre così, anzi. La storia del torneo è lunga. E travagliata.  MUNDIALITO A CHI? In principio, è il Mundialito. Sì, la Copa de Oro de Campeones Mundiales, la World Champions’ Gold Cup. Si gioca dal 30 dicembre 1980 al 10 gennaio 1981 ed è il primo tentativo di riunire le nazionali dei paesi vincitori di un mondiale: Uruguay, Italia, Germania Ovest, Brasile, Inghilterra (che rinuncia per il calendario e forse contro Pinochet, sostituita dall'Olanda finalist...

Michelotto e la guerra delle “cucine”

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http://www.giornaletrentino.it/sport/michelotto-e-la-guerra-delle-cucine-1.790822 Amarcord. Il trentino della Scic perse il Giro per gli attacchi di Gimondi (Salvarani) di Carlo Martinelli Il Trentino , 23 maggio 2013 La scritta c'è ancora, tracciata con vernice nera. Sta lì da oltre quarant'anni, lungo la strada che da Ora ed Egna porta alla valle di Fiemme. Fu vergata in occasione del Giro d'Italia del 1971 : "La mafia ha battuto la Scic". Racconta una pagina a suo modo ancora misteriosa della storia del ciclismo, racconta di un corridore trentino coriaceo quanto schivo, capace di imprese importanti quanto deciso – a carriera finita – nello scivolare in un anonimato che assume a volte il tratto della scontrosità.  Si racconta di Claudio Michelotto , il ciclista di Roveré della Luna (classe 1942), che nel suo palmarès annovera vittorie nella Tirreno-Adria­tico, nel Giro di Sardegna, alla Milano-Torino, al Giro di Campania, al Trofeo Laigue­g...

FOOTBALL PORTRAITS - Ciao Becks, bend & brand

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 Bend e brand . Sono le parole magiche che meglio raccontano, nel bene e nel male, le 718 partite da professionista del calciatore peggio valutato e meglio pagato d'ogni epoca. Sottovalutato nel rendimento in campo. Sopravvalutato da chi, abbagliato da glamour e marketing, pretendeva che risolvesse da solo le partite. David Beckham è stato, sempre e prima di tutto, un giocatore. Un giocatore vero, di squadra. Un campione. Non un fuoriclasse. Bend it like Beckham . Per quel suo modo unico di calciare curvo col destro, piegando l'interno-piede per punizioni e cross perfetti. Il suo marchio di fabbrica, un brand, appunto, che l'adolescente Keira Knightley ha trasformato in cult-movie per ragazzine di tutto il mondo. Ma lì Becks, o Spice Boy, per il matrimonio del secolo con l'ex Spice Girl Victoria Adams, era già un'icona globale. Ne aveva fatta di strada il ragazzino lond...

HOOPS PORTRAITS - La prima volta di Jason Collins

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di CHRISTIAN GIORDANO ©, SKY SPORT 24 © 30 aprile 2013 «Ho 34 anni, sono nero e sono gay». Jason Collins è il primo sportivo a fare coming out, ancora in attività, in uno dei maggiori sport americani: il basket NBA. In un mondo ideale sarebbe cane che morde uomo, una non-notizia. In quello reale, dominato anche dal marketing, nello sport è la notizia dell’anno subito dopo le bombe alla maratona di Boston. E come quella copertina del 22 aprile, anche quella del prossimo 6 maggio è già nella storia di Sports Illustrated , la rivista-culto che da 59 anni racconta - e forgia - una bella fetta d'America. Collins è passato da Boston, da luglio a febbraio, prima di Washington, per ora l'ultima di 12 stagioni nei pro'. Per nove volte è andato ai playoff e in due, con i Nets, sino in fondo: due finali perse, contro Lakers e Spurs. Proprio dall'uomo-simbolo dei Lakers è arrivato uno dei primi e più forti messaggi di sostegno. «Non nascondetevi a causa dell'i...

Garritano, ragazzo di Calabria

di Gianluca Di Marzio, gianlucadimarzio.com 06-04-2013 11:30 Chiamateli “emigranti del pallone”. Sono quei ragazzi che nell’età dell’adolescenza abbandonano la loro famiglia, i loro affetti inseguendo un sogno: affermarsi nel mondo del calcio. E sono tanti. Si alternano sacrifici e soddisfazioni, nell’eterna lotta della difesa della propria giovinezza e la consapevolezza che certi percorsi impongono di maturare in fretta.  Luca Garritano, attaccante della Primavera dell’inter, era già a conoscenza di ciò perché fa parte di una famiglia di calciatori: suo padre Adolfo ha giocato nelle giovanili di Torino e Ternana, suo zio Paolo nella primavera della Reggina, suo cugino Manolo Mociaro gioca in Serie D nel Cosenza ma soprattutto suo zio Salvatore ha vinto uno scudetto con il Torino di Pulici e Graziani nel 1975-76.  Ma chi è Luca Garritano? Un ragazzo del Sud, precisamente della Calabria. Comincia a giocare a calcio a sei anni al Real Cosenza, dove resta fino ai ...

FOOTBALL PORTRAITS - Vicini, 80 di quelle notti magiche

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 di Christian Giordano La nazionale più bella. La più simpatica. La più seguita. Quella che non ha vinto niente, sì, ma come giocava. Notti magiche, inseguendo un gol. Quello decisivo è sempre mancato sul più bello. Sempre ai rigori. Con lui, per la prima volta "maledetti". In finale a Euro '86 con la Spagna Under 21 di Suarez, all'unico successo da allenatore. In semifinale contro l'Argentina di Maradona, capopopolo per una volta "spaccanapoli". In un Mondiale, Italia 90, che non si poteva perdere. E che invece chiudemmo al terzo posto davanti all'Inghilterra. Tempi lontani, quelli di Vicini. Dopo il disastro di Messico 86, il suo quinto Mondiale da vice, subentrò allo stanco Bearzot. Promosse il blocco della Under senza perderne l'incanto: Zenga, Bergomi, Maldini e Ferri; De Napoli, Donadoni e Giannini; e là davanti Mancini & Vialli. I ...

FOOTBALL PORTRAITS - Giggs, le mille notti del Mago gallese

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 di CHRISTIAN GIORDANO In Premier ha più presenze lui, Ryan Giggs, che l'intero Manchester City come club: 652 a 609. A 22 anni esatti dall'esordio, quella all'Old Trafford contro il Norwich City sarà la millesima da professionista: 932 con lo United, 64 in nazionale, 4 con la selezione britannica all'Olimpiade di Londra 2012. In quello stesso stadio, al 35' della sconfitta per 2-0 contro l'Everton, subentrando all'infortunato Denis Irwin, il mago gallese scrisse l'incipit della favola che ancora non vuol saperne dell'inevitabile lieto fine. Quella del giocatore con più successi nella storia del football UK: 12 Premier League, 4 FA Cup, 3 Coppe di Lega, 8 Community Shield, 2 Champions League, una Supercoppa Europea, una Coppa Intercontinentale e un Mondiale per club. Con quello della sua vita, il Manchester United, ha appena rinnovato per un altro a...

Roche on McQuaid and Kimmage

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https://www.cyclingnews.com/news/roche-on-mcquaid-and-kimmage/ Decries personal element in acrimony by Barry Ryan cyclingnews.com - February 22, 2013 Not since the halcyon era of the 1980s did Irish cycling enjoy a day comparable to Thursday. Shortly after the official confirmation that Belfast would host the start of the 2014 Giro d’Italia, Martyn Irvine claimed Ireland’s first gold medal at the track world championships in 117 years by winning the scratch race in Minsk, scarcely an hour after he had taken silver in the individual pursuit. Of course, some of Irish cycling’s most notable figures have already claimed their share of column inches in the international press in recent months, albeit for quite different reasons. Pat McQuaid’s position as UCI president has been called into question in the wake of the Lance Armstrong affair and no small amount of the pressure has been applied by two of his fellow countrymen, Paul Kimmage and David Walsh. The pos...

FOOTBALL PORTRAITS - Io Balo da solo (2013)

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 di CHRISTIAN GIORDANO © Guerin Sportivo © (febbraio 2013) Un bambino. Mario Balotelli non ha potuto esserlo quando doveva, lo è ora che non può più. «Hungry e foolish» non per editto di marketing, ma per diritto naturale. Ancestrale. Non facili i suoi primi due anni. La metà in ospedale per interventi all'intestino il cui ricordo gli marca, oggi, la tartaruga scolpita; la povertà; l'abbandono da parte dei genitori naturali, ma anche l'amore infinito di quelli d'affido. Tutto, e molto altro, scoppiato in lacrime nell'abbraccio con “mamma” Silvia dopo la doppietta in semifinale alla Germania a Euro2012. Un pianto diverso da quello triste, solitario y final dello 0-4 con la Spagna. E già storia. Del calcio e di un potenziale fuoriclasse nato per dividere. Io Balo da solo. NERO ITALIANO Mario Balotelli non è un «nuovo italiano». È italiano. Di passaporto, dal 18° ann...