CHI NON SALTA INGLESE È
Argentina-Inghilterra non sarà soltanto una semifinale. In mezzo, ci sono le Malvinas, la guerra, la dittatura, Maradona che segna con «la Mano de Dios» e Messi con la sua maglia
Nicolás Rapetti
Il Manifesto - Mercoledì 15 luglio 2026
Pagina 16
In pochi Paesi al mondo una partita dei Mondiali può trasformarsi in un fatto politico. In Argentina accade ogni volta che l’avversario è l’Inghilterra. Da giorni un coro torna a risuonare con particolare intensità negli stadi, ai concerti e nelle piazze: «Chi non salta inglese è». Non si tratta soltanto di folklore calcistico. È il riflesso di una memoria collettiva che unisce gli argentini attorno alle Malvinas, alla Selección e a Diego Maradona, tra le poche identità ancora condivise in un Paese profondamente spaccato.
LA GUERRA delle Malvinas (1982) non fu soltanto un conflitto internazionale: rappresentò l’ultimo tentativo di recuperare legittimità di una dittatura militare ormai travolta dalla crisi economica, dalla crescente mobilitazione popolare e dalle denunce per le sistematiche violazioni dei diritti umani. I generali erano consapevoli che la rivendicazione delle isole, occupate dalla Gran Bretagna dal 1833, godeva di un consenso trasversale nella società argentina. E infatti, almeno inizialmente, migliaia di persone riempirono Plaza de Mayo, sostenendo la loro riconquista. Ma a combattere quella guerra furono soprattutto ragazzi di leva di diciotto e diciannove anni, mandati al fronte senza equipaggiamento adeguato, esposti al freddo, alla fame e, in molti casi, anche alle violenze dei propri superiori. Numerosi reduci hanno infatti denunciato torture, estaqueamientos – la pratica di legare i soldati mani e piedi a picchetti conficcati nel terreno – e altri trattamenti disumani inflitti dagli ufficiali argentini, episodi che ancora oggi attendono un pieno riconoscimento giudiziario come violazioni dei diritti umani. Si trattò di una guerra profondamente irresponsabile e improvvisata: la Junta Militar trascinò il Paese in un conflitto con una potenza membro della NATO, e che naturalmente ricevette il sostegno delle principali nazioni occidentali – inclusi gli Stati Uniti, promotori delle dittature del Cono Sur nel quadro della loro crociata anticomunista continentale. La guerra durò appena settantaquattro giorni e la sconfitta militare accelerò la caduta della dittatura, ma lasciò una ferita destinata a segnare intere generazioni. Quasi settecento giovani morirono nel conflitto; migliaia tornarono profondamente segnati sul piano psicologico, alcuni dei quali si suicidarono, abbandonati dallo Stato. Da allora le Malvinas sono diventate qualcosa di molto più profondo di una controversia territoriale: rappresentano una componente essenziale dell’identità nazionale. Parlare di Falkland, in Argentina, significa già assumere una posizione politica: quella dei colonizzatori.
«CON LA MANO! Quel dio ha segnato con la mano! Ha vendicato il grande popolo argentino, vessato dall’ignobile aggressione imperialista alle Malvinas. È un genio! È un atto politico. È la rivoluzione. Li ha umiliati, capisci? Li ha umiliati».
Così il personaggio di zio Alfredo, nel film È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, interpreta il significato del primo dei due gol con cui Diego Armando Maradona eliminò l’Inghilterra ai quarti di finale del Mondiale del 1986. Appena quattro minuti dopo arrivò quello che molti considerano il gol più bello nella storia del calcio, segnato dopo aver attraversato metà campo, dribblando l’intera difesa inglese. Ma fu soprattutto la Mano de Dios a entrare nell’immaginario argentino come una rivincita simbolica contro la sconfitta delle Malvinas. «Fu come sfilare il portafoglio agli inglesi», dichiarò in seguito Maradona, richiamando il proverbio dei «cent’anni di perdono». Quella partita rappresentò inoltre una rivendicazione dei ragazzi morti nelle Malvinas: poco prima del fischio d’inizio, Maradona invitò i compagni a ricordarli, dando voce al sentimento con cui milioni di argentini avrebbero vissuto quella sfida. È probabilmente questo l’aspetto di Maradona meno compreso fuori dell’Argentina. In Europa il suo nome resta spesso associato agli eccessi personali e agli scandali pubblici: molti dicono di amare il calciatore, ma non l’uomo. In Argentina, al contrario, una parte fondamentale del suo prestigio nasce proprio fuori dal campo, dalla sua capacità di interpretare il sentire popolare.
NON FU SOLTANTO un fuoriclasse: utilizzò la propria popolarità per prendere posizione, parlare di politica, diritti e giustizia sociale, diventando una delle voci più autorevoli dei settori popolari. «Lo feci con la testa di Maradona ma con la mano di Dio», disse su quel gol, consegnando quel gesto alla memoria collettiva come una rivincita simbolica di un popolo che, almeno una volta, era riuscito a beffare il proprio aggressore. Lionel Messi mercoledì affronterà per la prima volta l’Inghilterra in un Mondiale. E lo farà con la maglia azzurra come quella indossata da Maradona nel 1986. (Il Ct argentino, ndr) Lionel Scaloni continua a ripetere che si tratta soltanto di una partita di calcio, ma gli argentini sanno che questo è impossibile. Per milioni di persone – compresi i giocatori – quella sfida continua a essere il luogo in cui si intrecciano sport, memoria, identità nazionale e una ferita storica mai rimarginata. Anche il presente contribuisce a rendere inevitabile questa lettura. (Il presidente argentino, ndr) Javier Milei non ha mai nascosto la propria ammirazione per Margaret Thatcher. Per molti argentini il suo nome non richiama soltanto la vittoria britannica del 1982, ma anche il modello economico che Milei rivendica nella pratica, lo stesso che fu imposto in America Latina dalle feroci dittature militari degli anni Settanta, lasciando un saldo di migliaia di morti senza tombe e un continente profondamente disuguale. «Per le Malvinas, per Diego, per l’ultima di Leo» cantano i giocatori negli spogliatoi e migliaia di tifosi sugli spalti. È il ritornello nato durante il Mondiale del Qatar, nel 2022. A cantarlo sono giovani nati molti anni dopo la guerra, gran parte dei quali nemmeno hanno visto Maradona giocare. Questo mercoledì avranno però la possibilità di vedere Messi, campione mondiale, giocare la sua partita più importante. Perché Argentina-Inghilterra non sarà soltanto una semifinale.

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