Lampard è pronto per una grande stagione

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Dopo le esperienze complicate con Chelsea ed Everton, l'ex centrocampista ha riportato il Coventry City in Premier League dopo 25 anni: adesso vuole dimostrare di essere finalmente pronto per la massima serie
21 ago 2026 - 10:30
Roberto Gotta - Sky Sport Insider ©
Era dal 2020, dall’arrivo in Premier League del Leeds United di Marcelo Bielsa, che nella massima serie inglese non saliva una squadra con un allenatore il cui nome fosse riconoscibile da tutti, senza bisogno di ulteriori qualifiche o dettagli. Accade ora con Frank Lampard, che apre la nuova stagione visitando con il Coventry City l’Emirates Stadium dei campioni in carica dell’Arsenal. Pronostici foschi, come è logico che sia per un confronto del genere, ma che Lampard, 48 anni compiuti il 20 giugno, neppure considera, rendendosi conto della loro inutilità. Del resto, la stagione del Coventry, la prima in Premier League dal 2001, nasce con premesse che non possono limitarsi a solo una, difficile partita ma abbracciano temi di ampio respiro, evidenziati ad esempio dal titolo più importante del quotidiano locale nell’edizione di giovedì 20 agosto: “Nel giro di un anno il ritorno del City nella massima serie cambierà la città in meglio, anche se odiate il calcio”.
Vero che si tratta in parte di un estratto dalle dichiarazioni di un consigliere comunale, quindi potenzialmente viziato da tifo, propaganda e autocompiacimento (“Abbiamo un alto livello di professionalità e gruppi di persone che lavorano assieme in modo straordinario”), ma è anche vero che dal recupero del posto al vertice del calcio inglese Coventry trarrà una spinta fortissima, da curare e custodire, come Sunderland lo scorso anno e Leeds in quel 2020 (o dodici mesi fa), al netto del fatto che nella considerazione generale la reputazione delle due, come passione e profondità storica, è decisamente superiore a quella del City, ed è forse un errore: lo dicono i risultati e i titoli vinti ma lo pretende anche un pizzico di retorica, nata nel caso del club biancorosso dal celebre documentario di alcuni anni fa e per quello dello Yorkshire dalle riconosciute capacità di spostare masse di tifosi, al punto che creare una sorta di meme ironico per cui a ogni foto di pubblico, fosse anche di un concerto, partiva il commento “Leeds would have taken more”, il Leeds avrebbe portato più gente.
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la storia
Lampard e il Coventry: rinascere insieme


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Lampard e il Coventry: rinascere insieme
Il Coventry City torna in Premier League al termine di una stagione fatta di cadute e ripartenze....

Lampard e il Coventry hanno vinto la
Championship con 95 punti (+11 sulla seconda) - ©Getty
SUPER FRANK
A gestire questo minestrone di speranze, sensazioni, stereotipi a rovescio c’è appunto Lampard, che allena dal 2018 ma è solo al quarto inizio di stagione alla guida di una squadra di Premier League: Chelsea nel 2019 e 2020 ed Everton nel 2022, prima di essere sostituito da Thomas Tuchel nel gennaio 2021 e da Sean Dyche due anni dopo. Al Chelsea, poi, era tornato il 6 aprile 2023 a gestire il finale di stagione dopo l’esonero di Graham Potter, un mese e mezzo catastrofici con solo una vittoria in 11 partite, prezzo da pagare per aver accettato di fare - parole sue - da babysitter a un gruppo in rapido deterioramento. Il Chelsea resterà sempre il club della sua vita, come ammette a ogni intervista in cui il tema venga toccato, ma l’affetto per la squadra con cui da giocatore ha vinto tre campionati, quattro Coppe d’Inghilterra, una Champions League e una Europa League resta un compartimento emotivo separato da tutto il resto, specialmente dal compito che lo attende.
È vero che le già citate Sunderland e Leeds, lo scorso anno, hanno spezzato la recente tradizione di retrocessione immediata e ignominiosa delle neopromosse, ma è anche vero che ogni squadra è mondo a sé e quanto fatto da altre non influirà sull’andamento del City. Lampard lo sa, lo ha ribadito più volte, è pronto e consapevole, grazie anche alle esperienze sulle panchine precedenti: “Sì, lo so, è una frase fatta, ma davvero bisogna prendere una partita alla volta ed essere competitivi in quella, senza guardare troppo avanti. Però voglio che i miei ragazzi credano in se stessi e abbiano quel tipo di carica emotiva che può avere solo chi in Premier League non ha mai giocato e non vedeva l’ora di farlo, parlo di gente come Ephron Mason-Clark, Brandon Thomas-Asante, Matt Grimes, che per tanti anni si sono chiesti se sarebbero mai stati all’altezza”. Lampard sa bene quale mondo nascondano le ultime parole della sua frase finale, perché appartengono anche alla sua esperienza personale come allenatore: scelto tra 20 candidati, nel 2018, da Mel Morris, presidente del Derby County, aveva subito ricevuto critiche di nepotismo e favoritismo, critiche legittime considerando che aveva sì il patentino ma non aveva mai allenato ad alcun livello, e aveva trascorso la stagione 2017-18, dopo il ritiro dall’attività di calciatore, come commentatore televisivo. Quel Derby, costruito con buonissimi giocatori in prestito - Fikayo Tomori, Ashley Cole, Mason Mount, Harry Wilson - arrivò alla finale dei playoff, perdendo contro l’Aston Villa di cui era viceallenatore John Terry, e lo lanciò verso la panchina del Chelsea, appena lasciata da Maurizio Sarri. Un passo forse prematuro ma inevitabile, concluso con quell’esonero a gennaio 2021, dopo un quarto posto in campionato e una finale di FA Cup persa contro l’Arsenal e anche dissidi con la dirigenza sulle operazioni di mercato, compresa quella con cui Lampard avrebbe voluto riportare in maglia Blues Declan Rice, che all’epoca era ancora più difensore centrale che centrocampista, e che secondo Lampard sarebbe stato poi il capitano del Chelsea per almeno dieci anni.

Il Chelsea era 9° in classifica al momento dell'esonero - ©Ansa
RILANCIO. O QUASI
Gennaio, mese di dentro e fuori, e nel 2022 Lampard fu chiamato da Farhad Moshiri, proprietario dell’Everton, a sistemare la situazione che lo stesso Moshiri aveva creato con la bizzarra scelta di Rafa Benitez come allenatore, un abbinamento che era subito parso illogico e forzato a tutti tranne che appunto al proprietario, noto per la sua generosità ma anche per gli slanci spesso contraddittori rispetto alle politiche chieste ai vari general manager e direttori sportivi alle sue dipendenze. Lampard aveva salvato i Toffees ma otto giorni prima dell’anniversario alla guida della squadra era stato esonerato per i cattivi risultati, accettando poi d’istinto e con sprezzo del pericolo quel periodo di disagio al Chelsea. Ecco perché il suo arrivo al Coventry, un anno e mezzo dopo, era parso un tentativo di ricucire strappi emotivi e professionali, un modo per dare un po’ di bianco alla reputazione.
Anche perché negli stessi anni in cui Lampard cercava una sua strada da allenatore, Steven Gerrard e Wayne Rooney, protagonisti assieme a lui di edizioni della nazionale inglese contrassegnate dalla ripetuta incapacità di mantenere altissime promesse, non si segnalavano per i successi: bene ai Rangers, certo, Gerrard, ma malino all’Aston Villa, mentre Rooney infilava una esperienza negativa al DC United, una retrocessione al Birmingham City e una al Plymouth Argyle, da lui lasciato dopo pochi mesi, all’ultimo posto. Meno rilevante la retrocessione del Derby County nel 2021-22, causata principalmente dai 21 punti di penalizzazione. Pur comprendendo l’accostamento mediatico agli ex compagni di nazionale, Lampard era sempre stato convinto di avere più risorse e lo spirito giusto, necessario dal primo momento: al Coventry infatti arrivò per sostituire Mark Robins, che in sette anni aveva portato il club dalla quarta alla seconda serie, perdendo solo ai rigori contro il Luton Town la finale 2023 per i playoff di Championship e, un anno dopo, la semifinale di FA Cup contro il Manchester United, dopo una straordinaria rimonta da 0-3 e l’annullamento di un gol per un fuorigioco microscopico. Il City era però partito malino nel 2024-25 ed ecco la scelta del proprietario Doug King, raro caso, nel calcio moderno, di padrone unico e locale di un club importante. Alcuni tifosi in realtà non erano molto convinti: temevano che Lampard fosse alla disperazione e non si rendevano conto che proprio quell’estremo desiderio di mostrare di essere all’altezza poteva rappresentare la fortuna di club e allenatore. E, oltretutto, alla disperazione Lampard non era: “Dopo quelle settimane al Chelsea volevo dimostrare qualcosa, perché le critiche che avevo ricevuto a mio avviso erano esagerate… Ne ero uscito un po’ più tenace ma anche con la consapevolezza che il mio incarico successivo avrebbe dovuto essere in una situazione in cui avrei potuto influire in modo costruttivo. E la speranza, se le cose vanno bene, è quella di poter finalmente dare una risposta a certe perplessità. Certo, non si può passare la vita a cercare di smentire i dubbi altrui, visto che non potrai mai convincere tutti, ma come motivazione secondaria non è male”.
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l'analisi
Cara Premier, quanto ci servi

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Cara Premier, quanto ci servi
Il lavoro al Coventry, con l’aiuto degli assistenti storici Chris Jones e Joe Edwards, fu prima di tutto quello di ridare fiducia alla squadra: convocò una riunione non solo con i giocatori ma anche con tutti i dipendenti del club, compresi gli addetti alla mensa e alle pulizie, e disse loro di ricordarsi che il calo di forma e di convinzione non doveva cancellare il talento che avevano dimostrato di avere. Poco alla volta, con concetti tattici volti al 4-2-3-1 (con saltuaria difesa a cinque), uso intenso delle fasce e dei cross, difesa alta, tiro da fuori e calci piazzati, quel primo Coventry di Lampard arrivò alla semifinale playoff del maggio 2025, conclusa con un’enorme delusione: persa l’andata in casa, 1-0, allo Stadium of Light il City segnò al 76’ con Mason-Clark salvo subire il pareggio di Dan Ballard al secondo minuto di recupero del secondo tempo supplementare ed essere dunque eliminato.

Lampard consola Jack Rudoni dopo l'eliminazione - ©Getty
TRAVOLGENTI
Ecco perché l’esperienza di Lampard è stata utile, al Coventry City, squadra che nel 2000-01 aveva, da giocatore, contribuito a far retrocedere, segnando assieme a Paolo Di Canio e Joe Cole i gol di un 3-1 esterno del West Ham. La capacità di ricaricare un gruppo che poteva perdersi e, come ha confermato anche il capitano della promozione, Grimes, far capire che la maniera migliore di rifarsi era iniziare il 2025-26 alla grande, con determinazione: così lo scorso anno il City si è trovato ad avere a fine novembre 12 punti sulla terza, così è riuscito ad assorbire anche il calo di inizio 2026 che l’aveva portato momentaneamente a rischio di perdere la promozione diretta, e pazienza se Lampard ha dovuto recitare una parte, come da lui stesso ammesso, la parte di chi era sicuro che le cose sarebbero andate bene, ispirandosi in questo a uno degli allenatori che più lo hanno influenzato, Carlo Ancelotti. Anche questa capacità di trasmettere solo emozioni positive è nata dall’esperienza acquisita, abbinandosi al lavoro sul campo: sempre con Edwards, Jones e John Dempster, che era già nello staff di Robins, sessioni preparate con video, analisi e statistiche ma anche, da parte di Lampard, sessioni specifiche con difensori, centrocampisti e attaccanti, tra cui Jack Rudoni, 16 gol nelle ultime due stagioni e giocatore che per capacità di inserimento dalla trequarti più di tutti ha approfittato degli insegnamenti di Lampard, che mostra la sua energia anche in partita e nel saluto finale allo spicchio di stadio che ospita i tifosi più rumorosi, il triplice giro di braccio a pugno chiuso concluso dal pugno alzato, roba che normalmente si vede più in altri Paesi.
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NOT THE ENEMY
Ecco perché, al netto del risultato all’Emirates Stadium, la stagione si presenta grandiosa, per il Coventry City e per Lampard. Alla prima in casa, sabato 29 contro lo Hull City, ci sarà un ambiente straordinario, caricato dall’inno ‘We’ll live and die in these towns’ della band locale The Enemy, e pazienza se 5.000 tifosi entreranno senza pagare. O meglio, avranno già pagato: sono quelli che nel 2023 accettarono la proposta di King di sottoscrivere un pacchetto ‘Premier League’ che prevedeva, per chi lo avesse sottoscritto con un esborso iniziale di sole 80 sterline in più, l’ingresso gratis alla prima stagione nella massima serie.
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