Mischie, apartheid e film Sudafrica-nuova Zelanda e la feroce rivalità tra giganti


(Liewig/ Getty Images)
La finale La sfida più famosa tra Sudafrica e Nuova Zelanda è la finale del Mondiale del 1995. 
Fu la partita della svolta, la rivalità tornò a essere solo sportiva. La vittoria degli Springboks (15-12), con la consegna della coppa da parte dell’allora presidente Nelson Mandela, unificò il Paese

Il test tra le due potenze del rugby, una storia infinita

21 Aug 2026 - Corriere della Sera
di Domenico Calcagno
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Da una parte ha appena inventato il Nations Championship, il torneo tra le migliori 12 squadre del mondo, dall’altra torna alla formula del tour con 4 test, ripescata dai libri di storia. In sostanza il rugby va avanti, ma passando sempre la palla indietro, e per Sudafrica-Nuova Zelanda, la rivalità più feroce tra le nazioni più forti, i test non sono mai abbastanza. Si comincia domani a Johannesburg, sul prato di Ellis Park dove, 31 anni fa, la stella degli All Blacks era Jonah Lomu e il motivatore dei Bokke Nelson Mandela. Quella partita ispirò libri e film e battezzò la Nazione arcobaleno di Madiba. E fu un punto di svolta: la possibilità per le due superpotenze del rugby di ricominciare a battersi senza doversi nascondere, scatenare sommosse e provocare boicottaggi olimpici.

Perché tra sudafricani e neozelandesi non è sempre stata una semplice questione di mischie, mete e up and under, e tutto iniziò il 7 settembre 1921, quando gli Springboks affrontarono a Napier i New Zealand Maori. Vinsero 9-8 e il giornalista Charles Blackett raccontò del «disgusto degli Springboks costretti a giocare contro una squadra di non bianchi».

Poteva essere la fine della rivalità, ma la voglia di sfidarsi era troppa. Il rugby — si racconta — è stato inventato perché gli All Blacks potessero giocare contro gli Springboks. Tecnicamente, tutte le altre partite possono essere considerate amichevoli. E allora i tour andarono avanti. I neozelandesi nel ’28 non portarono in Sudafrica il fenomenale Nepia, maori 20enne, «per proteggerlo», ma nel ’56 per battere gli Springboks sul piano fisico schierarono anche un pugile, Kevin Skinner. Poi le cose si complicarono e dal 1960 fu quasi più una questione politica che rugbistica. A Sharpeville la polizia aveva sparato sulla folla uccidendo o ferendo più di 300 dimostranti, e in Nuova Zelanda diventò forte il movimento Halt All Racist Tour.

Nel 1967 Hendrick Verwoerd, l’architetto dell’apartheid, fu costretto ad annullare il viaggio dei neozelandesi in Sudafrica.

Quattro anni dopo gli All Blacks sbarcarono a Città del Capo e schierarono 4 maori: Sid Going, Bryan Williams, Buff Milner e Blair Furlong. Un problema che fu risolto assegnando 4 titoli di «bianco onorario». Ma le cose potevano solo peggiorare. Nel ’76 ci fu il massacro di Soweto, mille studenti uccisi o feriti mentre dimostravano contro il governo che aveva imposto l’afrikaans come prima lingua del Paese (oggi il Sudafrica ne ha 11). Gli All Blacks si presentarono con 6 bianchi onorari, persero 3-1 e quelle partite provocarono il primo boicottaggio olimpico. Il CIO ammise la Nuova Zelanda ai Giochi di Montreal e 22 Paesi africani non si presentarono.

L’ultimo tour ufficiale nell’81, in Nuova Zelanda. Manifestazioni, proteste, cariche di polizia in ogni città che ospitava gli Springboks, che avevano convocato il primo giocatore nero, Errol Tobias. Nel terzo test a Auckland ci furono scontri violentissimi e nel secondo tempo apparve un cessna che bombardò il prato con bombe di farina.

Adesso, per fortuna, è tutto diverso: Sudafrica-Nuova Zelanda sarà solo una partita. La migliore che il rugby possa offrire.

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